La NASA si sta preparando al lancio di LOXSAT (Liquid OXygen flight demonstration), una missione sperimentale per dimostrare una delle tecnologie considerate più importanti per il futuro dell’esplorazione spaziale: la gestione e il trasferimento di propellenti criogenici direttamente nello spazio.
Dopo anni di sviluppo, il satellite è ormai pronto al volo e partirà non prima del 17 luglio 2026 a bordo di un razzo Electron di Rocket Lab dalla penisola di Mahia, in Nuova Zelanda.
La missione nasce dalla collaborazione tra NASA ed Eta Space, che ha sviluppato il veicolo nell’ambito del programma Tipping Point dell’Agenzia, e coinvolge diversi centri della NASA impegnati nello sviluppo di tecnologie per l’esplorazione spaziale. Il payload di LOXSAT è già stato integrato con il satellite Photon di Rocket Lab.
La missione LOXSAT
L’obiettivo di LOXSAT è testare in orbita una serie di tecnologie per la gestione dell’ossigeno liquido, un propellente che deve essere mantenuto a temperature estremamente basse per restare utilizzabile in formato liquido. Conservare propellenti criogenici nello spazio è però molto complesso: anche piccole variazioni di temperatura possono causarne la graduale evaporazione, riducendo l’efficienza dei motori o direttamente il loro corretto funzionamento.
Per questo, LOXSAT proverà sistemi pensati per limitare la perdita di propellente, controllare la pressione nei serbatoi, misurare correttamente il propellente disponibile e trasferire liquidi tra serbatoi in microgravità.
Tecnologie di questo tipo potrebbero in futuro permettere la costruzione di depositi di propellente in orbita, utili per rifornire veicoli diretti verso la Luna o Marte. Oggi i razzi devono trasportare tutto il propellente necessario fin dalla partenza dalla Terra, aumentando peso e costi. Con stazioni di rifornimento in orbita, invece, i veicoli potrebbero partire più leggeri e fare rifornimento durante il viaggio.
LOXSAT resterà in orbita per circa nove mesi e durante questo periodo dimostrerà 11 diverse tecnologie legate alla gestione di fluidi criogenici. La missione è pensata come un banco di prova per verificare il funzionamento di sistemi che finora sono stati testati soprattutto a terra, o in esperimenti limitati.
Si tratta di una capacità che la NASA considera importante anche per il programma Artemis. E tecnologie simili potrebbero essere utilizzate anche per missioni umane verso Marte.











