Il telescopio spaziale PLATO dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha completato una campagna di test pre-lancio, in condizioni che simulano l’ambiente dello spazio.
I test si sono svolti all’interno del Large Space Simulator (LSS) presso il centro ESTEC nei Paesi Bassi, la più grande camera criogenica a vuoto d’Europa, una struttura che permette di ricreare vuoto e temperature estreme simili a quelle incontrate in orbita.
PLATO, acronimo di PLAnetary Transits and Oscillations of stars, è progettato per cercare pianeti simili alla Terra attorno a stelle simili al Sole. Per farlo, utilizza 26 unità telescopiche molto sensibili, in grado di rilevare variazioni minime nella luce delle stelle quando un pianeta passa davanti al loro disco. I dati raccolti durante i test saranno analizzati nei prossimi mesi. Se non emergeranno problemi, il lancio sarà confermato per gennaio 2027, con un Ariane 6.
Come si sono svolti i test
Per eseguire i test, il satellite è stato inserito in una camera chiusa da cui è stata rimossa quasi tutta l’aria, fino a ottenere un vuoto un miliardo di volte più rarefatto di quello terrestre. Allo stesso tempo, azoto liquido fatto scorrere nelle pareti ha abbassato la temperatura, mentre un sistema di riscaldatori ha simulato l’effetto del Sole sui pannelli e sullo scudo termico. Questo tipo di verifica serve a controllare che tutti i sistemi funzionino nelle stesse condizioni che si troveranno nello spazio.
Durante i test, gli ingegneri hanno simulato diverse condizioni di funzionamento. In una prima fase, il lato del satellite che sarà esposto al Sole ha raggiunto circa 150 °C, mentre tutti i sistemi erano attivi. Nello stesso momento, le unità telescopiche, protette dallo scudo solare, sono state mantenute tra -70 e -90 °C.
Successivamente, l’intero satellite è stato raffreddato. In questo caso sono entrati in funzione i sistemi di riscaldamento interni, necessari per evitare che gli strumenti scendessero sotto i limiti operativi. Queste verifiche servono a controllare che il satellite possa lavorare sia in condizioni normali sia in situazioni più difficili.
Importante era mantenere il controllo della temperatura dei 26 telescopi. La loro messa a fuoco dipende infatti da variazioni termiche molto piccole. Per questo motivo, i test hanno verificato la capacità del satellite di mantenere condizioni stabili e controllate nel tempo.

I 26 telescopi e il contributo italiano
I 26 telescopi di PLATO, delle camere ultraprecise, sono lo strumento principale della missione. Devono misurare variazioni di luminosità inferiori a 80 parti per milione, un livello di precisione necessario per individuare pianeti di dimensioni simili alla Terra. Anche piccoli errori potrebbero rendere impossibile rilevare questi segnali.
Queste componenti sono state sviluppate da un consorzio europeo di istituti di ricerca, proveniente da Italia, Svizzera e Svezia e coordinato da Roberto Ragazzoni all’Osservatorio Astronomico di Padova e oggi presidente dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Lo sviluppo dell’unità ottica del telescopio è finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dalla Swiss Space Office e dall’Agenzia Spaziale Svedese. Il progetto delle 26 fotocamere è opera dell’INAF e la realizzazione è di Leonardo.
Con la fine dei test nel Large Space Simulator, il lavoro continua con l’analisi dei dati raccolti. Queste informazioni serviranno a migliorare i modelli che descrivono il comportamento del satellite e delle sue telecamere. Se tutto procederà come previsto, PLATO sarà pronto per il lancio all’inizio del 2027.











