Il 22 aprile, a Bruxelles, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Europea per la Difesa (EDA) hanno firmato un accordo per avviare uno studio congiunto sull’osservazione della Terra a fini di sicurezza e difesa. A siglare l’intesa sono stati il Direttore Generale dell’ESA, Josef Aschbacher, e il Vice Capo dell’EDA, Anders Sjöborg.
Lo studio durerà al massimo 18 mesi e sarà finanziato in parti uguali dalle due organizzazioni. Il lavoro riguarderà le attuali e future esigenze europee in materia di osservazione satellitare: quali tecnologie mancano, quali vanno sviluppate con priorità, quali investimenti sono necessari nel prossimo decennio. L’orizzonte temporale dell’analisi arriva al 2040 e oltre.
L’accordo si inserisce in un quadro di cooperazione già avviato nel 2011 con un Accordo Amministrativo tra ESA e EDA, e si collega all’iniziativa European Resilience from Space (ERS) dell’ESA. Il nuovo Implementing Arrangement era stato approvato dal Consiglio ESA a marzo 2026, in seguito al mandato affidato all’Agenzia dagli Stati membri durante il Consiglio Ministeriale di Brema di novembre 2025.
A cosa servirà questo studio
I satelliti di osservazione della Terra consentono di monitorare vaste porzioni del pianeta in modo continuativo. Sono strumenti che non richiedono una presenza fisica sul territorio e non conoscono frontiere. Così il CEO dell’EDA André Denk ha sottolineato il valore strategico dell’osservazione satellitare.
L’Europa non dispone ancora di una capacità autonoma e integrata in questo settore adeguata alle sfide attuali. Lo studio ESA-EDA servirà a fare il punto: mappare i gap tecnologici esistenti, definire le priorità di ricerca e sviluppo, tracciare una roadmap che consenta al continente di rafforzare la propria autonomia in questo ambito.
“L’osservazione della Terra è una capacità fondamentale per la sicurezza e la difesa” ha affermato Simonetta Cheli, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell’ESA, presente alla firma dell’accordo.
Poiché ESA ed EDA hanno finora sviluppato competenze in parte sovrapposte, l’accordo punta anche a costruire una visione condivisa che eviti duplicazioni e ottimizzi le risorse disponibili.











