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Scoperta attorno a una stella morta un’onda d’urto che non dovrebbe esserci

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 12, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Immagine del Very Large Telescope della stella morta RXJ0528+2838, circondata da un'onda d'urto che gli scienziati non riescono a spiegare. Credits: ESO/K. Iłkiewicz and S. Scaringi et al., sfondo: PanSTARRS

Immagine del Very Large Telescope della stella morta RXJ0528+2838, circondata da un'onda d'urto che gli scienziati non riescono a spiegare. Credits: ESO/K. Iłkiewicz and S. Scaringi et al., sfondo: PanSTARRS

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Utilizzando il Very Large Telescope (VLT) dell’European Southern Observatory (ESO), un team di astronomi ha osservato una sorprendente onda d’urto che circonda una stella morta, la nana bianca RXJ0528+2838, cosa che, secondo i modelli attuali, non dovrebbe esistere.

RXJ0528+2838 si trova a circa 730 anni luce dalla Terra e fa parte di un sistema binario, cioè è accompagnata da una seconda stella, simile al Sole. Le immagini raccolte mostrano una struttura ad arco formata da gas e polveri che si muove nello spazio, simile a un’onda d’acqua davanti alla prua di una nave. Ma il problema è che questa stella non dovrebbe poter creare una struttura del genere, almeno secondo le teorie attuali.

Di solito, queste onde d’urto si formano quando la stella morta riceve materia dalla compagna attraverso un disco di accrescimento, che poi genera dei getti di materiale. Ma in questo caso, il disco non c’è. E nonostante ciò, l’onda d’urto è lì, ben visibile e attiva da almeno 1000 anni. Gli astronomi pensano che possa essere il campo magnetico della nana bianca a generare tutto questo, ma non è ancora chiaro come funzioni davvero questo processo.

Un fenomeno raro e difficile da spiegare

L’onda d’urto intorno a RXJ0528+2838 è stata scoperta grazie alle osservazioni fatte prima con un telescopio in Spagna, poi con lo strumento MUSE, montato sul VLT. MUSE ha permesso di analizzare la luce emessa dalla nebulosa e capire che proviene proprio dal sistema della nana bianca, e non da una nube di gas vicina.

Queste onde d’urto si formano quando un oggetto si muove nel gas interstellare, il materiale che riempie lo spazio tra le stelle. Ma per crearne una così grande e visibile, di solito serve un forte flusso di materia, alimentato, come dicevamo, da un disco di materiale. Nel caso di RXJ0528+2838 però, questo disco non è presente, e questo rende il fenomeno molto difficile da spiegare.

Zoom su un'immagine del Very Large Telescope della stella morta RXJ0528+2838, circondata da un'onda d'urto che gli scienziati non riescono a spiegare. Credits: ESO/K. Iłkiewicz and S. Scaringi et al.
Zoom su un’immagine del Very Large Telescope della stella morta RXJ0528+2838, circondata da un’onda d’urto che gli scienziati non riescono a spiegare. Credits: ESO/K. Iłkiewicz and S. Scaringi et al.

Evidentemente, nel sistema c’è un passaggio di materia tra la stella compagna e la nana bianca, ma non è chiaro come questa materia venga espulsa nello spazio in modo così potente. Il fatto che il fenomeno sia attivo da secoli rende la questione ancora più strana, perché richiede una fonte di energia continua, che al momento non è ben compresa.

Una possibile spiegazione

Una spiegazione possibile è che la nana bianca abbia un forte campo magnetico, che può cambiare il comportamento del gas che riceve dalla stella compagna. Invece di formare un disco, il materiale potrebbe essere guidato direttamente sulla superficie della nana bianca lungo le linee del campo magnetico. In questo modo, parte del gas potrebbe essere espulsa nello spazio, creando l’onda d’urto.

Questa ipotesi è interessante, ma non basta da sola a spiegare tutto quello che si osserva. Il campo magnetico potrebbe abbastanza forte da generare l’efflusso, ma non abbastanza da mantenerlo attivo per oltre mille anni. Quindi, potrebbe esserci un altro meccanismo nascosto che ancora non conosciamo.

Per trovare risposte, gli astronomi vogliono osservare altri sistemi simili. In futuro, strumenti più potenti come l’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO permetteranno di studiare meglio questi oggetti. L’obiettivo è capire se questo tipo di efflusso sia un caso unico, o se esistano molte altre stelle morte con comportamenti simili, finora passati inosservati.

Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, è reperibile qui.

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Tags: nana biancaonda d'urtostellastella mortaVLT

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