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L’ex CEO di Google finanzierà quattro nuovi osservatori astronomici, lo Schmidt Observatory System

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 8, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
I quattro osservatori parte dello Schmidt Observatory System. In alto: il Deep Synoptic Array e il Lazuli Space Observatory. In basso: il Large Fiber Array Spectroscopic Telescope e l'Argus Array. Credits: Schmidt Observatory System

I quattro osservatori parte dello Schmidt Observatory System. In alto: il Deep Synoptic Array e il Lazuli Space Observatory. In basso: il Large Fiber Array Spectroscopic Telescope e l'Argus Array. Credits: Schmidt Observatory System

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Eric Schmidt, ex CEO di Google e attuale CEO di Relativity Space, e la moglie Wendy Schmidt, fondatori dell’organizzazione filantropica Schmidt Sciences, hanno annunciato il 7 gennaio 2026 il finanziamento di quattro nuovi osservatori per lo studio dell’Universo.

Questi strumenti hanno l’obiettivo di completare e ampliare le capacità scientifiche esistenti entro la fine del decennio, attraverso approcci diversi: un telescopio spaziale da 3 metri di diametro chiamato Lazuli, e tre osservatori terrestri con concept innovativi nei settori dell’osservazione ottica e della radioastronomia.

L’annuncio è stato fatto durante la riunione annuale dell’American Astronomical Society a Phoenix, dove i responsabili del progetto hanno illustrato le caratteristiche principali di ciascun elemento del cosiddetto Eric and Wendy Schmidt Observatory System.

L’idea è costruire questi osservatori in tempi brevi e con costi più contenuti rispetto ai grandi progetti pubblici. Tutti i dati raccolti saranno accessibili liberamente, senza restrizioni legate a istituzioni o nazionalità. I quattro strumenti dovrebbero iniziare a operare tra il 2027 e il 2029.

Si tratta di uno dei maggiori investimenti privati mai fatti in astronomia. In genere, osservatori di queste dimensioni vengono finanziati da agenzie pubbliche come la NASA o la National Science Foundation. I costi non sono stati resi noti, ma solo il telescopio spaziale dovrebbe costare diverse centinaia di milioni di dollari. I tre osservatori a terra richiedono investimenti minori, ma comunque importanti.

Il Lazuli Space Observatory, un Hubble moderno

Di grande interesse tra i quattro progetti finanziati dai coniugi Schmidt c’è il Lazuli Space Observatory, un telescopio spaziale con uno specchio primario di circa 3 metri di diametro, maggiore di quello del telescopio Hubble (2.4 m).

Lazuli è progettato per offrire immagini e dati scientifici che si avvicinano alle prestazioni di Hubble, ma con un costo significativamente inferiore, grazie a un ciclo di progettazione più breve e a tecnologie moderne. Un punto chiave del progetto è il coronografo, uno strumento in grado di bloccare la luce delle stelle per osservare direttamente esopianeti e la loro atmosfera.

Alcune specifiche del Lazuli Space Observatory. Credits: Schmidt Observatory System
Alcune specifiche del Lazuli Space Observatory. Credits: Schmidt Observatory System

Lazuli potrà quindi studiare non solo oggetti luminosi come supernove o sistemi che producono onde gravitazionali, ma potenzialmente anche dettagli di sistemi planetari. Il telescopio sarà in grado di muoversi rapidamente nel cielo per catturare eventi transitori, come esplosioni stellari, non appena accadono.

I progettisti mirano a completare la costruzione e il lancio entro il 2028, con l’inizio delle operazioni scientifiche nel 2029. Il team di sviluppo include scienziati che hanno contribuito a progetti come il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA, e usa componenti moderni come cluster di calcolo basati su GPU per supportare il processamento dei dati.

Argus Array: osservare il cielo in tempo reale

Tra gli osservatori terrestri proposti c’è l’Argus Array, un insieme di oltre 1000 piccoli telescopi ottici che lavorano insieme per creare un campo di raccolta equivalente a uno strumento di circa 8 metri di diametro.

La peculiarità di Argus è la sua capacità di osservare continuamente l’intero cielo settentrionale, generando immagini in modo quasi continuo, con alcune regioni del cielo riprese ogni secondo. Questo approccio è molto diverso da quello di osservatori come il Vera C. Rubin Observatory, che scansiona vaste aree del cielo con ripetizioni su base giornaliera o plurioraria.

Argus potrà generare un flusso di dati enorme, fino a 7.8 petabyte per notte, il che richiede sistemi di elaborazione e archiviazione avanzati. Gli scienziati prevedono di rilevare eventi transitori come supernovae entro pochi minuti dall’esplosione, accelerando l’identificazione e lo studio di fenomeni rapidi nel cielo.

Le unità ottiche sono già in produzione, e l’obiettivo è avere l’array operativo entro il 2028. Il sito definitivo non è stato ancora annunciato. Il progetto è guidato dall’Università del North Carolina, con metà dei fondi per la costruzione garantiti da un co-finanziatore privato, il finanziere Alex Gerko.

Render artistico del Deep Synoptic Array. Credits: Schmidt Observatory System
Render artistico del Deep Synoptic Array. Credits: Schmidt Observatory System

LFAST e Deep Synoptic Array

Il Large Fiber Array Spectroscopic Telescope (LFAST) è un progetto guidato dall’Università dell’Arizona, per la spettroscopia di oggetti deboli nel cielo. Utilizza molti piccoli specchi, organizzati in sub-array collegati a spettrografi tramite fibre ottiche. Questo permette di analizzare la luce di molte regioni contemporaneamente, un metodo utile per studiare atmosfere di esopianeti o dettagli di supernove.

La configurazione è scalabile: un singolo modulo ha l’area di raccolta di un telescopio da 3 metri, mentre un insieme esteso potrebbe equivalere a telescopi da 30 metri. Il sito preferito per LFAST è il Kitt Peak, con alternative come Mount Lemmon e Mount Hopkins.

Il Deep Synoptic Array (DSA), invece, è un progetto di radioastronomia basato su 1650 antenne in una valle remota del Nevada. Questa vasta rete di ricevitori forma un fascio più completo rispetto agli array tradizionali, semplificando l’elaborazione dei dati e permettendo l’osservazione in tempo reale.

Il DSA utilizza tecnologie di ricezione che non richiedono sistemi di raffreddamento complessi, riducendo costi e complessità operativa. L’inizio delle operazioni scientifiche è previsto per il 2029.

Entrambi questi progetti, come gli altri nel sistema Schmidt, opereranno con dati aperti e accessibili alla comunità scientifica globale.

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Tags: Eric SchmidtosservatorioSchmidt Observatory SystemTelescopio spaziale

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