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Aurore e SAR viste anche in Italia l’1 gennaio, per una tempesta geomagnetica severa

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 2, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
Fenomeni aurorali dell'1 gennaio 2025.

Fenomeni aurorali dell'1 gennaio 2025.

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Mercoledì 1 gennaio 2025, una tempesta geomagnetica di livello G4 (“severa”, secondo la classificazione utilizzata) ha interessato la Terra. Questa tempesta si è verificata a causa di un’espulsione di massa coronale (CME) dal Sole, seguita a un forte brillamento, che ha portato particelle molto cariche a perturbare il campo magnetico terrestre.

La perturbazione ne ha seguite altre minori, di livello G2 e G3, cominciate già nella giornata del 31 dicembre 2024, e previste dallo Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti.

Tutte sono dovute all’attività solare, che si è particolarmente intensificata tra il 29 e il 30 dicembre con il verificarsi di una serie di brillamenti altamente energetici sulla superficie del Sole e CME.

La conseguenza è stata che, come previsto dalla NOAA, intorno alle 18:40 italiane hanno cominciato a essere visibili intense aurore verdi nelle zone polari, e aurore rosse per lo più deboli nei cieli d’Italia, in particolare nelle aree montuose a Nord, tra Alpi e Dolomiti. In Italia si è trattato di SAR (Stable Aurora Red arc), un fenomeno comunque assimilabile a quello dell’aurora vera e propria e originato nell’alta atmosfera, a un’altezza di oltre 300-400 km, per l’eccitazione dell’ossigeno. Si tratta di archi rossi luminosi che, a differenza delle aurore polari, non sono causati direttamente dalle particelle cariche solari, ma dalla dinamica delle fasce di Van Allen.

The G4 (Severe) Geomagnetic Storm Alert threshold was reached on January 1st, 2025 at 1241 ET due to continued effects from the CME’s that left the Sun on December 29th.

Stay tuned to https://t.co/4CNTc1ISA1 for updates! pic.twitter.com/Han3mjQNqV

— NOAA Space Weather Prediction Center (@NWSSWPC) January 1, 2025

Ancora aurore a basse latitudini

Una tempesta geomagnetica è un’alterazione temporanea del campo magnetico terrestre, causata da un’improvvisa variazione nell’interazione tra il vento solare e il campo magnetico della Terra. Queste tempeste sono spesso scatenate da eventi solari come le espulsioni di massa coronale (CME) o i brillamenti solari: quando il plasma emesso dal Sole interagisce con il campo magnetico terrestre, può comprimere la magnetosfera e causare disturbi. Questi disturbi possono includere aumento dell’attività aurorale, interferenze nelle comunicazioni radio e satellitari, danni ai sistemi di navigazione elettronica e ai trasformatori elettrici.

In particolar modo, in occasione di tempeste geomagnetiche particolarmente intense, le aurore possono diventare visibili anche a basse latitudini. Solitamente questi fenomeni si verificano solo nelle regioni polari, per la geometria e le caratteristiche del campo magnetico terrestre, per il quale le particelle energetiche provenienti dal Sole si concentrano a latitudini settentrionali. Per questo è raro osservare aurore al di sotto del 50esimo parallelo, ma in queste occasioni può accadere.

Quello dell’1 gennaio è stato un evento molto simile a quello che si è verificato nel novembre 2023 e a maggio e ottobre 2024, anche se questa volta è stato meno intenso. Già il 31 dicembre, durante la tempesta geomagnetica di livello G3, erano arrivate segnalazioni di aurore e SAR visibili anche a basse latitudini.

Perché un’altra tempesta?

Le tempeste geomagnetiche intense e severe stanno diventando sempre più frequenti. Perché? Perché ci troviamo nel periodo di “massimo solare”, caratterizzato dal picco di attività del Sole nel suo ciclo di 11 anni.

La fase massima di questo ciclo è cominciata ad ottobre, come comunicato da NASA e NOAA dopo un periodo di crescente attività solare. Comporta un aumento del numero di macchie solari e di eventi energetici come brillamenti e CME, e di conseguenza, influenza direttamente le condizioni nello spazio (space weather, meteorologia spaziale) con potenziali ripercussioni sui sistemi di comunicazione, navigazione e sulle reti elettriche terrestri.

Immagini del Solar Dynamics Observatory della NASA che evidenziano l’aspetto del Sole al minimo solare (sinistra, dicembre 2019) rispetto al massimo solare (destra, maggio 2024). Credits: NASA/SDO
Immagini del Solar Dynamics Observatory della NASA che evidenziano l’aspetto del Sole al minimo solare (sinistra, dicembre 2019) rispetto al massimo solare (destra, maggio 2024). Credits: NASA/SDO

Gli scienziati prevedono che questa fase di massimo solare durerà circa un anno, prima che il Sole entri nella fase di declino. Per questo, probabilmente tutto il 2025 potrebbe vedere il Sole come protagonista in diverse occasioni.

Resta perciò di fondamentale importanza il monitoraggio dell’attività della nostra stella, per questo le agenzie spaziali mirano a migliorare le attività di ricerca e di previsione dello space weather. Se non altro, questo periodo sarà un’importante opportunità per studiare il Sole ancora più nel dettaglio, sia dalla Terra che dallo spazio (un esempio è la Parker Solar Probe della NASA, che il 24 dicembre ha raggiunto il punto più vicino al Sole).

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Tags: attività solareAurorebrillamentiCMEmassimo solareSARSoletempesta geomagneticaTempesta solare

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