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Completata la costruzione della più grande fotocamera astronomica digitale mai realizzata

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Aprile 5, 2024
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Travis Lange, vice project manager della camera LSST, e la gigantesca camera. Credits: J. Ramseyer Orrell/SLAC National Accelerator Laboratory

Travis Lange, vice project manager della camera LSST, e la gigantesca camera. Credits: J. Ramseyer Orrell/SLAC National Accelerator Laboratory

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Dopo due decenni di lavoro, scienziati e ingegneri SLAC National Accelerator Laboratory del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e collaboratori hanno completato la costruzione della fotocamera astronomica digitale più grande al mondo: la LSST camera.

Verrà montata sul Simonyi Survey Telescope dell’Osservatorio Vera C. Rubin, in Cile, e sarà utilizzata per l’indagine decennale LSST (Legacy Survey of Space and Time), raccogliendo una quantità senza precedenti di dati sul cielo notturno meridionale. Da essi, i ricercatori estrarranno nuove informazioni sull’energia oscura, la materia oscura , sulla Via Lattea, il Sistema Solare e la nostra Terra.

“Con il completamento dell’esclusiva LSST camera e la sua imminente integrazione con il resto dei sistemi dell’Osservatorio Rubin, inizieremo presto a produrre il più grande filmato di tutti i tempi” ha affermato il direttore della costruzione di Rubin, Željko Ivezić, professore all’Università di Washington.

Una camera enorme, che regalerà foto enormi

La LSST camera, da 3200 megapixel, ha all’incirca le dimensioni di una piccola automobile. Pesa 3000 kg e la sua lente anteriore è larga 1.5 metri, l’obbiettivo più grande mai realizzato per una fotocamera digitale. Un altro obbiettivo largo 90 centimetri è stato progettato per sigillare la camera a vuoto che ospita l’enorme piano focale, composto da 201 sensori CCD individuali progettati su misura.

Rendering artistico della fotocamera LSST che mostra i suoi componenti principali, tra cui obbiettivi, gruppo di sensori, utiliti trunk. Credits: C. Smith/SLAC National Accelerator Laboratory
Rendering artistico della fotocamera LSST che mostra i suoi componenti principali, tra cui obbiettivi, gruppo di sensori, utiliti trunk. Credits: C. Smith/SLAC National Accelerator Laboratory

La caratteristica più importante della fotocamera, però, è la sua capacità di catturare i dettagli su un campo visivo senza precedenti. Servirebbero centinaia di televisori ad altissima definizione per visualizzare solo una delle sue immagini a grandezza naturale.

“Sono così dettagliate che potrebbero individuare una pallina da golf da 25 km di distanza, coprendo una fascia di cielo sette volte più ampia della Luna piena” ha affermato Aaron Roodman, professore dello SLAC e vicedirettore dell’Osservatorio Rubin.

Gli obbiettivi scientifici della LSST camera

Il principale obbiettivo della LSST camera è quello di mappare le posizioni e misurare la luminosità di un vasto numero di oggetti del cielo notturno. La camera, per esempio, cercherà segni di lente gravitazionale debole, fenomeno cosmico che incontriamo quando le galassie massicce piegano leggermente la luce proveniente dalle galassie di fondo più distanti. Una lente gravitazionale debole aiuta gli astronomi a studiare la distribuzione della massa nell’Universo, e come essa sia cambiata nel tempo.

Gli scienziati vogliono anche studiare i modelli nella distribuzione delle galassie e come questi siano evoluti nel corso della storia cosmica. Anche identificando ammassi di materia oscura e individuando supernovae, che possono aiutare a migliorare la nostra comprensione sia della materia oscura che dell’energia oscura.

Avvicinandoci alla Terra, i ricercatori sperano di creare un censimento molto più approfondito dei tanti piccoli oggetti nel nostro Sistema Solare, che potrebbe portare a una nuova comprensione di come si è formato il nostro Sistema Solare e forse aiutare a identificare le minacce derivanti dagli asteroidi che diventano un po’ troppo vicino alla Terra.

Ora che la LSST camera è completa ed è stata testata allo SLAC, verrà imballata e spedita in Cile e portata su a 2737 metri s.l.m. sul Cerro Pachón, nelle Ande cilene, dove verrà successivamente issata sul Simonyi Survey Telescope entro quest’anno.

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Tags: astronomiaCamerafotocameraTelescopioVera C. Rubin

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