• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Dalla supernova del 1987 è rimasta una stella di neutroni. La conferma del James Webb

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Febbraio 24, 2024
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, ESA, NASA, News, Scienza
A sinistra: immagine della NIRCam del James Webb nel vicino infrarosso della supernova SN1987A, rilasciata nel 2023. A destra, la luce proveniente dall'argon ionizzato multiplo catturato dal NIRSpec di Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Claes Fransson (Università di Stoccolma), Mikako Matsuura (Università di Cardiff), M. Barlow (UCL), Patrick Kavanagh (Università di Maynooth), Josefin Larsson (KTH)

A sinistra: immagine della NIRCam del James Webb nel vicino infrarosso della supernova SN1987A, rilasciata nel 2023. A destra, la luce proveniente dall'argon ionizzato multiplo catturato dal NIRSpec di Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Claes Fransson (Università di Stoccolma), Mikako Matsuura (Università di Cardiff), M. Barlow (UCL), Patrick Kavanagh (Università di Maynooth), Josefin Larsson (KTH)

Condividi su FacebookTweet

Nel febbraio 1987, si osservò ad occhio nudo la supernova più vicina alla Terra in quasi 400 anni. Designata SN 1987A, era il risultato della morte di una stella massiccia nella Grande Nube di Magellano, una galassia nana distante 160mila anni luce.

Nei decenni successivi, i suoi resti furono studiati dai telescopi a tutte le lunghezze d’onda della radiazione, dai raggi X alla radio. Eppure, nonostante l’esame accurato e le ripetute analisi, rimaneva un mistero: cosa si celasse nel suo centro. La teoria prevedeva che l’esplosione avrebbe dovuto produrre una stella di neutroni o un buco nero. Tuttavia, nessun telescopio era riuscito a trovare un oggetto compatto all’interno dei resti di SN 1987A.

Ora, nuove osservazioni del James Webb Space Telescope hanno fornito la prima prova diretta di quella che probabilmente è una stella di neutroni, rivelata dagli effetti della sua emissione ad alta energia.

Cosa sapevamo finora?

Circa due ore prima della prima osservazione in luce visibile di SN 1987A, nel febbraio di 37 anni fa, tre osservatori in tutto il mondo rilevarono un’esplosione di neutrini durata solo pochi secondi. I due diversi tipi di osservazioni erano collegati allo stesso evento di supernova. E fornirono prove importanti per informare la teoria su come avviene il collasso del nucleo in questo tipo di esplosioni stellari.

Questa teoria includeva l’aspettativa che questo tipo di supernova formasse una stella di neutroni o un buco nero. Da allora, quindi, gli astronomi hanno cercato prove dell’uno o dell’altro di questi oggetti compatti al centro del materiale residuo in espansione, utilizzando diverse strutture.

Il resto a forma di anello in espansione di SN 1987A e la sua interazione con l'ambiente circostante, visti ai raggi X e alla luce visibile. Credits: X-ray: NASA/CXC/U.Colorado/S.Zhekov et al.; Optical: NASA/STScI/CfA/P.Challis
Il resto a forma di anello in espansione di SN 1987A e la sua interazione con l’ambiente circostante, visti ai raggi X e alla luce visibile. Credits: X-ray: NASA/CXC/U.Colorado/S.Zhekov et al.; Optical: NASA/STScI/CfA/P.Challis

Negli ultimi anni sono state trovate prove indirette della presenza di una stella di neutroni al centro del resto. E osservazioni di resti di supernova molto più antichi (come la Nebulosa del Granchio) confermano che le stelle di neutroni si trovano in molti resti di supernova. Tuttavia, fino ad ora non era stata osservata alcuna prova diretta dell’esistenza di una stella di neutroni in seguito alla SN 1987A.

Poi è arrivato Webb

Il James Webb ha iniziato le osservazioni scientifiche nel luglio 2022, e già il 16 luglio 2022 aveva ottenuto i primi dati alla base della ricerca su SN 1987A, uno dei primi oggetti che ha osservato.

I dati sono stati in parte ottenuti con la modalità spettrografo a media risoluzione (MRS) del MIRI (Mid InfraRed Instrument) di Webb, un tipo di strumento noto come Integral Field Unit (IFU). Le IFU sono in grado di acquisire l’immagine di un oggetto e anche uno spettro allo stesso tempo. Un’IFU forma poi uno spettro in corrispondenza di ciascun pixel, consentendo agli osservatori di vedere le differenze spettroscopiche attraverso l’oggetto.

L’analisi spettrale dei risultati su SN 1987A ha mostrato un forte segnale dovuto all’argon ionizzato, proveniente dal centro del materiale espulso che circonda il sito originale dell’esplosione.

Osservazioni successive utilizzando l’IFU di NIRSpec (Near InfraRed Spectrograph), a lunghezze d’onda più corte, hanno trovato elementi chimici ancora più fortemente ionizzati, in particolare argon cinque volte ionizzato. Si tratta di atomi di argon che hanno perso cinque dei loro 18 elettroni. Tali ioni richiedono la formazione di fotoni altamente energetici, e quei fotoni devono provenire da qualche parte, da una fonte ad alta energia.

A sinistra: immagine NIRCam della SN1987A, rilasciata nel 2023. A destra in alto: la luce dell'argon ionizzato singolarmente (Ar II) catturata dalla modalità MRS di MIRI. A destra in basso: la luce dell'argon ionizzato multiplo (Ar VI) catturata dal NIRSpec. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, C. Fransson (Università di Stoccolma), M. Matsuura (Università di Cardiff), MJ Barlow (University College London), PJ Kavanagh (Università di Maynooth), J. Larsson (KTH Royal Institute of Technology)
A sinistra: immagine NIRCam della SN1987A, rilasciata nel 2023. A destra in alto: la luce dell’argon ionizzato singolarmente (Ar II) catturata dalla modalità MRS di MIRI. A destra in basso: la luce dell’argon ionizzato multiplo (Ar VI) catturata dal NIRSpec. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, C. Fransson (Università di Stoccolma), M. Matsuura (Università di Cardiff), MJ Barlow (University College London), PJ Kavanagh (Università di Maynooth), J. Larsson (KTH Royal Institute of Technology)

Potrebbe interessarti anche –> La guida completa al James Webb Space Telescope

Una stella di neutroni nel cuore di SN 1987A

Gli scienziati che hanno guidato la ricerca hanno avanzato diverse possibilità, per spiegare la presenza dell’argon così fortemente ionizzato. Hanno così scoperto che solo pochi scenari sono probabili, e che tutti coinvolgono una stella di neutroni appena nata.

Dall’applicazione di diversi modelli di fotoionizzazione, infatti, i rapporti e le velocità delle linee spettrali possono essere spiegate dalla radiazione ionizzante di una stella di neutroni, che sta illuminando il gas nelle regioni più interne del sito originale dell’esplosione.

Questo risultato, per quanto importante, è solo l’inizio. I resti della stella in esplosione continueranno ad evolversi rapidamente nei decenni successivi, offrendo agli astronomi la rara opportunità di studiare un processo astronomico chiave in tempo reale.

Quest’anno sono previste ulteriori osservazioni, con il James Webb e telescopi terrestri. Il gruppo di ricerca spera che lo studio in corso possa fornire maggiore chiarezza su esattamente ciò che sta accadendo nel cuore del resto della supernova del 1987. E che queste osservazioni possano stimolare lo sviluppo di modelli più dettagliati per questa tipologia di esplosioni stellari.

Lo studio completo Emission lines due to ionizing radiation from a compact object in the remnant of Supernova 1987A è reperibile qui.

Tags: James WebbJames Webb Space TelescopeMIRIstella di neutronisupernova

Potrebbe interessarti anche questo:

Nel cerchio, la giovane protostella EC 53, nella nebulosa Serpente, in un'immagine nel vicino infrarosso della NIRCam del James Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, Klaus Pontoppidan (NASA-JPL), Joel Green (STScI)

Il James Webb ha rivelato dove e come si formano i cristalli nei dischi protoplanetari di stelle giovani

Gennaio 22, 2026
Immagine infrarossa della galassia NGC 4490 ripresa da JWST, con la sorgente LRN AT 2011kp evidenziata, visibile in rosso per l’emissione della polvere prodotta dalla fusione stellare. Credits: A. Reguitti, A. Adamo/NASA/ESA/CSA

Scoperto con il James Webb cosa resta dalla fusione di due stelle

Gennaio 20, 2026
Quattro delle nove galassie anomale identificate nel Cosmic Evolution Early Release Science Survey (CEERS) del James Webb. Credits: NASA, ESA, CSA, Steve Finkelstein (UT Austin)

Scoperte con il James Webb nove sorgenti galattiche anomale, quasi all’alba dell’Universo

Gennaio 8, 2026
Illustrazione artistica di una superkilonova: una stella massiccia esplode in una supernova, da cui nascono due stelle di neutroni che si fondono in una kilonova, generando onde gravitazionali e gli elementi più pesanti dell’Universo, come oro e platino. Credits: Caltech/K. Miller and R. Hurt (IPAC)

Un raro evento astronomico potrebbe essere una “superkilonova”, qualcosa di mai visto prima

Dicembre 17, 2025
Render artistico che mostra come potrebbe apparire l'esopianeta PSR J2322-2650b (a sinistra) mentre orbita attorno a una pulsar (a destra). Le forze gravitazionali della pulsar molto più pesante stanno trascinando il pianeta in una bizzarra forma di limone. Credits: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)

Il James Webb ha scoperto un esopianeta con un’atmosfera che sfida i modelli di formazione planetaria

Dicembre 19, 2025
Render artistico di come potrebbe apparire la super-Terra TOI-561 b in base alle osservazioni del James Webb e di altri osservatori. Credits: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)

Il James Webb ha trovato il più forte indizio finora di un’atmosfera attorno a un esopianeta roccioso

Dicembre 12, 2025
Attualmente in riproduzione

I più letti

  • Lo Space Launch System della missione Artemis II è arrivato al Pad 39B

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • È in corso la più intensa tempesta di radiazioni solari degli ultimi 20 anni

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Vast ha rinviato al 2027 il lancio della stazione Haven-1

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Blue Origin annuncia la sua megacostellazione satellitare: si chiamerà TeraWave

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Notice
Non ci sono eventi previsti.

Gli ultimi approfondimenti

Le prime immagini del satellite CSG-FM3 della costellazione COSMO-SkyMed. A sinistra, Roma; al centro, Vancouver; a destra, il fiume Padma in Bangladesh. Credits: ASI

Quanto sono importanti le prime immagini del quinto satellite italiano della costellazione COSMO-SkyMed?

Gennaio 23, 2026

La giornata nazionale dello spazio e il ricordo del primo satellite italiano, il San Marco 1

Dicembre 16, 2025

Il Consiglio Ministeriale ESA 2025 non è il traguardo, ma un’ottima partenza – Lo spazio secondo me, di Paolo Ferri

Dicembre 16, 2025


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2023 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2024 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162