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Ecco come il satellite Aeolus dell’ESA sta rientrando in atmosfera in modo controllato

Stefano Piccin di Stefano Piccin
Luglio 25, 2023
in Agenzie Spaziali, ESA, News
Un render del satellite Aeolus. Credits: ESA

Un render del satellite Aeolus. Credits: ESA

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Il 29 luglio è previsto l’arrivo a Terra del satellite dell’ESA Aeolus, o per lo meno di quello che ne rimarrà. L’Agenzia Spaziale Europea ha iniziato un rientro controllato del satellite ad inizio giugno, e si tratta di una operazione importante anche perché non era una operazione prevista.

Il rientro controllato di un oggetto dallo spazio viene effettuato per determinare con maggiore precisione possibile il punto in cui eventuali detriti arrivano sulla superficie. In questo modo si può “dirottarli” verso un impatto che solitamente avviene nell’Oceano Pacifico, riducendo il pericolo di danni a cose o persone.

Per la maggior parte dei satelliti lanciati in atmosfera terrestre bassa, il rientro è obbligatorio, ma non è quasi mai controllato, dato che oggetti di piccole dimensioni è quasi impossibile che sopravvivano all’impatto con l’atmosfera. Aeolus, con una massa di 1360 kg, potrebbe arrivare, con alcuni piccoli pezzi, alla superficie.

Una infografica dell'ESA sulle due manovre correttive del satellite Aeolus prima del rientro. Credits: ESA.
Una infografica dell’ESA sulle due manovre correttive del satellite Aeolus prima del rientro. Credits: ESA.

Per questo motivo l’ESA ha deciso di utilizzare gli ultimi kg di propellente a bordo del satellite per effettuare delle manovre correttive. La prima di questa è avvenuta il 24 luglio, e ha abbassato l’orbita fino a 280 km di quota. Una seconda manovra sarà eseguita il 28 luglio, e abbasserà la quota da 150 km a 120 km. Da lì inizierà a bruciare e a rientrare. Ad 80 km di quota sarà quasi completamente bruciato.

–> Sul canale Telegram di Astrospace.it riporteremo nei prossimi giorni i principali aggiornamenti su queste manovre.

Perché rientra il satellite Aeolus?

Aeolus è stato lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea il 22 agosto del 2018, con una vita operativa prevista di tre anni, superata di oltre 18 mesi. Il satellite è infatti ancora funzionante, ma il propellente a bordo andava esaurendosi molto in fretta. Invece di mantenerlo operativo e raccogliere dati fino all’ultimo momento, per poi lasciare un detrito in orbita in balia di un rientro incontrollato, l’ESA ha deciso di terminare le operazioni prematuramente, il 30 aprile.

Gli ultimi kg di propellente sono poi usati per le due manovre correttive previste. Stiamo parlando di una riduzione della vita scientifica di questo satellite di alcuni mesi, ma per un progetto di così grande successo come Aeolus, non è banale. La rinuncia dell’ESA è quindi una scelta dettata dalla responsabilità e attenzione che l’Agenzia impone sulla questione dei detriti in orbita.

Nonostante non rappresenti un vero e proprio rischio, la scelta di questo rientro prematura è racchiude sicuramente un esempio e un messaggio che l’ESA vuole mandare sulla gestione dei rientri dall’orbita.

Ricordiamo inoltre che Aeolus, trovandosi in orbita terrestre molto bassa, a 320 km di quota, era già soggetto all’attrito con gli strati più alti dell’atmosfera. Inoltre, la frequenza di tempeste geomagnetiche solari degli ultimi mesi, ha portato ad un aumento della densità degli strati superiori dell’atmosfera, aumentando di conseguenza l’attrito sul satellite. Esso sarebbe quindi rientrato da solo nel giro di pochi mesi.



Il satellite Aeolus

Aeolus è un progetto nato come dimostratore tecnologico all’interno del programma Earth Explorer dell’ESA. Avrebbe dovuto dimostrare la fattibilità di un nuovo sistema laser per lo studio dei venti dall’orbita terrestre bassa, chiamato Atmospheric Laser Doppler Instrument (ALADIN).

Il suo funzionamento è stato talmente soddisfacente, che Aeolus è stato “promosso” molto presto a satellite operativo. I suoi dati hanno permesso di studiare i venti a livello globale con una precisione mai raggiunta, e garantito un miglioramento sensibile di diversi modelli meteorologici.

Nel 2019, la particolare orbita (molto bassa) di questo satellite gli ha garantito un incontro ravvicinato con uno Starlink in fase di ascesa (gli Starlink sono operativi a 550 km circa). Fu uno dei primi eventi di incontro fra satelliti operativi e quelli delle megacostellazioni internet, e aprì diversi dibattiti, oltre che ricerche di soluzioni che ormai sono diventate frequenti e quasi normali.

–> Puoi approfondire qui: Traffico e Collisioni in orbita: l’accesso allo spazio è veramente a rischio?

Qui si può seguire il live blog dell’ESA sul rientro di Aeolus

 

Tags: AeolusDetritiESARientro

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