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Risolto il mistero del satellite a bordo del primo lancio dell’anno di Rocket Lab

Stefano Piccin di Stefano Piccin
Gennaio 27, 2021
in News, Rocket Lab, Satelliti, Space economy
La partenza della missione Another One Leaves the Crust di Rocket Lab. Credits: Rocket Lab / Peter Beck.

La partenza della missione Another One Leaves the Crust di Rocket Lab. Credits: Rocket Lab / Peter Beck.

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Il 20 gennaio 2021 Rocket Lab ha lanciato con successo il primo vettore Electron dell’anno. A bordo si trovava un satellite “misterioso” del gruppo tedesco OHB. La funzione di questo satellite non è stata resa pubblica ma dopo il lancio un po’ alla volta sono emersi gli indizi necessari. Sembra che il carico fosse un piccolo satellite di 50 kg costruito da OHB su commessa di Thales Alenia Space per occupare alcune bande di frequenza in scadenza nei primi mesi del 2021.

La missione di lancio è stata chiamata “Another One Leaves the Crust” da Rocket Lab e all’inizio non si sapeva molto al riguardo. Il payload è stato subito dichiarato essere di proprietà di OHB. E’ stato detto inoltre che solo sei mesi separavano la firma del contratto dal momento del lancio, un periodo piuttosto breve. In seguito, è emerso che il satellite a bordo aveva un peso dell’ordine dei 50 kg e sarebbe stato l’unico a bordo.

Questo fatto è stato confermato ieri da Rocket Lab stessa che ha comunicato quanto la missione sia stata importante anche per provare le prestazioni dell’Electron. Il carico è stato infatti portato su un’orbita circolare di 1200 km di altitudine e 90° di inclinazione, circa 700 km maggiore di quelle dove di solito arriva l’Electron.

Un aggiornamento importante all’Electron

Per raggiungere questa particolare altitudine Rocket Lab ha aggiornato l’ultimo stadio del vettore. Innanzitutto, è stato raddoppiato il numero di serbatoi, da quattro a otto. Il motore Curie che alimenta lo stadio si è infatti dovuto accendere due diverse volte. La prima alzando il perigeo dell’orbita di 982 km per portare il satellite all’altitudine richiesta.

La base del kick stage (ultimo stadio) dell'Electron spinto dal motore Curie (al centro). Le quattro sfere sono i serbatoi, aggiornati a otto per questo lancio. Credits: Rocket Lab.
La base del kick stage (ultimo stadio) dell’Electron spinto dal motore Curie (al centro). Le quattro sfere sono i serbatoi, aggiornati a otto per questo lancio. Credits: Rocket Lab.

Una volta avvenuta la separazione il motore si è riacceso per abbassare l’orbita di 740 km. Questo è stato fatto per immettere lo stadio dell’electron in una traiettoria di rientro controllato a Terra. In questo modo non c’è il rischio che diventi un rifiuto spaziale. Peter Beck ha così commentato questa particolare manovra eseguita dall’ultimo stadio dell’Electron:

Electron Curie Fairing Another One Leaves the Crust
Il fairing della missione Another One Leaves the Crust dell’Electron.

“Stiamo assistendo sempre più a piccoli operatori satellitari alla ricerca di orbite uniche e profili di missione complessi in tempi ristretti. Il Kick Stage [di Electron ndr] offre ai nostri clienti un livello di manovrabilità in orbita impareggiabile, consentendo loro di arrivare esattamente dove hanno bisogno e di ottenere la massima funzionalità, il tutto in tempi ristretti”. La necessità di lancio di questo satellite è stata quindi un’ottima occasione per dimostrare la flessibilità di Rocket Lab e la velocità di preparazione e lancio.

Il satellite misterioso

Il satellite a bordo dell’Electron non è mai stato mostrato. Sul fairing, la cui foto è stata condivisa da Rocket Lab prima del lancio era solo presente un render del satellite con la sigla BIU GMS-T. Come accennato all’inizio, questo satellite dovrebbe servire ad occupare le frequenze in banda Ka per le quali Thales Alenia Space aveva il permesso di uso. Questo era stato richiesto alla International Telecomunication Union circa sette anni fa per il funzionamento della costellazione LeoSat.

LeoSat era un’azienda che progettava la costruzione di una rete di circa 100 satelliti in orbite di circa 1400 km per fornire connessione internet satellitare ad utenti business. Il progetto, il cui costo era stimato in circa 3 miliardi di dollari, è definitivamente fallito con la chiusura dell’azienda alla fine del 2019. Uno dei partner del progetto era proprio Thales Alenia Space. La scadenza del permesso per l’utilizzo delle frequenze era per la fine di gennaio.

Nonostante tutti gli indizi lasciano intendere che lo scopo del “satellite misterioso” fosse quello, è bene sottolineare che non è stata fornita nessuna conferma ufficiale, né da Thales Alenia Space né da Rocket Lab.

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Tags: ElectronLeoSatRocket LabThales Alenia Space

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