Per la seconda volta nell’ottobre 2026, SpaceX ha completato una missione Rideshare, il programma che permette a più clienti di condividere un lancio del Falcon 9. L’1 ottobre si è svolta Transporter-18, che ha portato in orbita anche diversi satelliti italiani. Il 20 ottobre invece, alle 13:04 italiane, un altro Falcon 9 è partito dallo Space Launch Complex 40, in Florida, dando inizio alla missione Bandwagon-5.
Le missioni Transporter e Bandwagon si distinguono per l’inclinazione del piano orbitale raggiunto. Le prime sono destinate principalmente alle orbite polari, mentre le seconde rilasciano i satelliti su orbite con un’inclinazione di 45° rispetto all’equatore.
Per completare Bandwagon-5, SpaceX ha riutilizzato il primo stadio B1085, che ha portato a termine la sua 19ª missione. Il lancio era inizialmente previsto per il 19 ottobre, ma SpaceX ha deciso di rinviarlo di un giorno a causa delle condizioni meteo nell’area in cui si trova la chiatta A Shortfall of Gravitas. A differenza di quanto avvenuto per Transporter-18, infatti, questa volta il recupero del booster è avvenuto nell’Oceano Atlantico.
Tra i 32 payload a bordo del Falcon 9 si trovava anche una capsula Starfall, di cui abbiamo potuto osservare per la prima volta alcune immagini. Il rilascio della capsula è avvenuto dopo circa 2 ore e 48 minuti dalla partenza, subito prima del termine della missione.
Ecco finalmente Starfall
La maggior parte dei satelliti che hanno preso parte alla missione Bandwagon-5 è dedicata all’osservazione della Terra, e contribuirà ad ampliare diverse costellazioni già esistenti. Queste missioni vengono sfruttate soprattutto da satelliti dotati di tecnologia SAR, che consente di acquisire immagini della superficie terrestre. Grazie all’impiego dei radar, infatti, non è necessario che l’area da osservare sia illuminata direttamente dal Sole, ampliando così le possibilità di acquisizione.
In cima alla pila di satelliti si trovava anche la capsula Starfall, realizzata dalla stessa SpaceX. Si tratta del secondo lancio di Starfall, dopo il primo volo dimostrativo, avvenuto a giugno di quest’anno. In quell’occasione, però, SpaceX non aveva mostrato immagini della capsula, a differenza di quanto accaduto questa volta. Abbiamo così potuto osservare per la prima volta la struttura di Starfall, caratterizzata da una colorazione bianca sia per il corpo principale sia per lo scudo termico.
Teams encapsulated 32 payloads ahead of Falcon 9’s launch of the Bandwagon-5 rideshare mission from Florida → https://t.co/2mTwEZE4mX https://t.co/RXL3aqOINc
— SpaceX (@SpaceX) October 17, 2026
La capsula è larga 3.1 metri e alta poco meno di un metro. È priva di un sistema propulsivo, quindi il secondo stadio del Falcon 9 deve inserirla su una traiettoria che le consenta di rientrare passivamente nell’atmosfera.
SpaceX non ha dichiarato quale sia lo scopo della capsula durante questa missione, ma diverse aziende hanno già firmato contratti per il suo utilizzo. Tra queste figurano Space Cargo Unlimited, per una missione prevista nel 2028, ed Exolaunch, con un lancio programmato per il 2029. Starfall può essere utilizzata per condurre esperimenti e produrre materiali in condizioni di microgravità.
Anche Varda propone una capsula per la produzione di materiali in orbita, e ha preso parte alla missione Bandwagon-5. A differenza di Starfall, però, la capsula di Varda è molto più piccola ed è composta da due parti: la capsula vera e propria, destinata a rientrare sulla Terra, e un modulo di servizio. Quest’ultimo è dotato di pannelli solari e di un sistema propulsivo che gli consente di gestire anche le operazioni di rientro.











