Il 17 settembre, un articolo del sito americano Arstechnica ha reso pubblico che la NASA starebbe per ordinare almeno due nuove missioni con la capsula Starliner verso la ISS per continuare a finanziarne lo sviluppo. Inoltre, l’Agenzia Spaziale Americana dovrebbe proporre a Boeing un aiuto nella risoluzione degli attuali problemi tecnologici e di sicurezza della capsula.
Inoltre, la NASA fornirà a Boeing supporto finanziario per la certificazione di un nuovo razzo adatto al trasporto di Starliner, dato che attualmente sono disponibili solo alcuni razzi Atlas V, non più in produzione. Servirà quindi un altro razzo certificato al trasporto di esseri umani, che potrebbe essere il Vulcan di ULA o il New Glenn di Blue Origin.
La situazione descritta dalle fonti di Arstechnica è particolarmente dedicata, dato che finora la NASA ha già fornito a Boeing 5.1 miliardi per il programma Starliner, e almeno altri due miliardi sono già stati spesi da Boeing direttamente. Nonostante questo Boeing non è ancora in grado di raggiungere l’orbita e la Stazione Spaziale in sicurezza.
Per questo negli ultimi due anni era più volte emersa la possibilità che Boeing abbandonasse il progetto, orami non più redditizio. Durante l’estate, alla presentazione dei risultati trimestrali di Boeing era stato lasciato intendere dal CEO che entro fine anno la capsula sarebbe tornata nello spazio, verso la ISS, per una missione cargo. Una conferma che lo sviluppo sarebbe comunque continuato.
L’aiuto della NASA nello sviluppo di Starliner coinvolgerà inoltre la cerficazione di un nuovo razzo, cosa che attualmente mette la Starliner ancora più in difficoltà. L’Atlas V con cui viene lanciata la capsula di Boeing infatti, è limitato a soli altri 5 lanci e per allungare la vita operativa della capsula ne servirà un altro molto presto. La certificazione comprenderà lavori sul razzo, ma anche sulle operazioni di rifornimento e sulla rampa di lancio, che deve essere adatta al trasporto di astronauti.
L’enigma SpaceX e Blue Origin
Blue Origin attualmente lavora già ad una capsula per il trasporto di esseri umani nello spazio, un progetto in fase preliminare. L’aggiornamento del New Glenn per il lancio di Starliner potrebbe però essere preferibile, con il senno di poi. Secondo le fonti di Arstechnica infatti, la NASA avrebbe anche pensato ad aprire un nuovo Commercial Crew Program con nuove aziende e nuovi fornitori (come Blue Origin, The Exploration Company e forse la stessa Boeing) ma questo approccio è stato scartato per ora.
La scelta della NASA di continuare a supportare lo sviluppo di Starliner sembra sia dovuta principalmente alla situazione della capsula Dragon, paradossalmente. SpaceX infatti, sempre secondo il sito Arstechnica, ha già reso nota alla NASA l’intenzione di non far volare la capsula Dragon oltre il 2030, pensionandola in contemporanea alla ISS, se non prima.
La stessa Presidente di SpaceX, Gwyenne Shotwell, ha dichiarato qualche giorno fa che la NASA avrebbe dovuto affidarsi presto alla Starliner, in considerazione anche della quantità di soldi già spesi su questo programma. Il problema però non sembra essere legato solo all’accesso alla ISS, ma anche al futuro dell’orbita terrestre bassa.
Attualmente ci sono tre diverse aziende che stanno progettando delle stazioni spaziali commerciali, e tutte e tre facevano affidamento, chi più chi meno, sulla capsula Dragon per raggiungerle. Nessuna di queste stazioni spaziali sarà pronta prima del 2030. Sia Axiom Space, sia Vast hanno già firmato accordi in Europa per far volare la capsula Nyx verso le loro stazioni, anche se per ora si tratta solo di accordi di rifonrimento cargo.











