Siamo a seguire la ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea a Brema, e il 25 novembre, la sera prima dell’inizio delle discussioni finali, il direttore dell’ESA ha tenuto una conferenza stampa con i media per rispondere ad alcune domande e raccontarci quali sono gli obbiettivi per la CM25.
Il primo obbiettivo dichiarato è quello di chiedere ai Paesi Membri dell’ESA 22.2 miliardi di Euro. Si tratta di una cifra piuttosto elevata, molto di più del 20 miliardi ottenuti alla ministeriale del 2023. Il direttore Josef Aschbacher ha dichiarato che 20 miliardi sarà una cifra che permetterà di considerare la ministeriale comunque un successo. Il budget ESA, ha dichiarato il Direttore Generale, è infatti fornito per il 20% del contributo di ogni Stato da una cifra obbligatoria, che varia in base alla dimensione e al PIL dello Stato, mentre il restante 80% è volontario, e dipende da quali e a quanti programmi il Paese vuole contribuire.
Parlando degli obbiettivi della riunione ministeriale, Aschbacher ha citato il fatto che questo incontro punta a rendere l’Europa più forte, ma ha sottolineato che questo non vuol dire indipendente. Più autonoma, ma non isolata. Per l’Europa le partnership internazionali sono sempre più importanti, e durante gli ultimi anni ne sono state concluse diverse, con il Giappone, con l’India, con gli Emirati Arabi Uniti, con la Corea del Sud e con il Canada.
Parlando dei contributi militari, Aschbacher ha affermato che ci sono effettivamente molte richieste per far lavorare l’ESA su iniziative spaziali militari, ma in passato il consiglio dell’ESA ha già deciso di contribuire solo tramite la gestione o co-gestione di asset dual use. Allo stesso modo, rispondendo a un’altra domanda, è stato specificato come parte del budget di diversi Paesi membri arrivi da enti militari, ma l’ESA non richiede di specificare se il delegato che rappresenta il Paese “ha portato quel budget” dal ministero dell’Economia o della Difesa.
Sempre in merito a questa questione, Aschbacher ha difeso anche il sistema del georitorno, cioè quel principio per cui il ritorno di investimenti dell’ESA sui vari Paesi deve essere direttamente proporzionale a quanto budget l’ESA ha ricevuto da quel Paese. Lo ha difeso come un principio cardine dell’ESA, e anche di legittimità per come è costruito il budget ESA.
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