Si apre oggi, 9 settembre, al Grand Palais di Parigi il primo International Space Summit, voluto dal presidente francese Emmanuel Macron e in programma fino al 10 settembre. L’evento riunisce circa 2000 partecipanti e quasi 120 delegazioni straniere, tra governi, agenzie, industria, comunità scientifica e organizzazioni internazionali. L’organizzazione fa capo all’Eliseo, con l’astronauta Thomas Pesquet e Hélène Huby, fondatrice e CEO di The Exploration Company, nel ruolo di inviati speciali del presidente.
Il summit è formalmente co-presieduto dalla Germania, ma il cancelliere Friedrich Merz non sarà presente per altri impegni. Non parteciperà neanche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Tra gli interventi politici più attesi ci sono quello di Macron e, il 10 settembre, quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Il principale elemento politico emerso prima dell’apertura riguarda però gli Stati Uniti. SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud hanno annullato la propria partecipazione dopo che, secondo Reuters e Politico, l’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca aveva sconsigliato a diverse aziende americane di prendere parte all’evento.
La preoccupazione di Washington è che la presenza al summit possa essere interpretata come un sostegno a posizioni europee contestate dagli Stati Uniti. Tra i dossier più sensibili ci sono la regolazione delle attività spaziali, l’accesso alle frequenze e le politiche europee che puntano a rafforzare l’autonomia industriale e infrastrutturale del continente. Il ritiro delle aziende americane ha comportato anche la cancellazione di alcuni annunci commerciali previsti durante il vertice.
Il tema dell’autonomia europea nello spazio
Il summit non è pensato per produrre decisioni vincolanti, ma per arrivare a dichiarazioni comuni su governance, sicurezza, accesso allo spazio e gestione delle orbite. Per l’Europa, questo confronto si inserisce soprattutto nel dibattito sull’autonomia strategica.
Alla vigilia del summit, il Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher, che sarà presente, ha ricordato che l’Europa investe nello spazio circa cinque volte meno degli Stati Uniti. L’ESA sta inoltre preparando nuove proposte per rafforzare l’autonomia europea nell’esplorazione e nel trasporto spaziale, compreso il volo umano. Aschbacher interverrà nella sessione sull’esplorazione prevista nella serata del 9 settembre.
Sul tavolo resta anche il tema dei lanciatori. Francia e Germania hanno posizioni non sempre coincidenti sulla preferenza europea e sull’utilizzo di operatori statunitensi, mentre per Ariane 6 e Vega-C resta centrale l’aumento della capacità di lancio europea.
Anche senza la presenza di Meloni, l’Italia arriva al summit dopo aver concordato con la Francia, nel vertice bilaterale di giugno, un coordinamento su IRIS², lanciatori europei, frequenze, governance e politiche di procurement. Roma presiede inoltre il COPUOS delle Nazioni Unite nel biennio 2026-2027 e ospiterà a dicembre la riunione intermedia ministeriale dell’ESA.
Alla vigilia del summit è arrivato anche uno dei principali annunci industriali: The Exploration Company ha chiuso un round di Serie C da 450 milioni di dollari, circa 387 milioni di Euro. Il round, guidato da Bessemer Venture Partners, Atomico e Scaleup Europe Fund gestito da EQT, finanzierà lo sviluppo della capsula riutilizzabile Nyx, destinata anche a una futura missione verso la ISS, e del motore riutilizzabile ad alta spinta Storm.
I due giorni di Parigi saranno quindi soprattutto un confronto sulla posizione dell’Europa in un settore sempre più legato a sicurezza, infrastrutture strategiche, telecomunicazioni e accesso autonomo all’orbita.











