Dopo circa un anno e mezzo trascorso a vagare nello spazio, un secondo stadio di un Falcon 9 di SpaceX si è schiantato sulla superficie lunare. L’impatto è avvenuto alle 8:35 italiane del 5 agosto 2026, nei pressi del cratere Einstein, situato nella regione nord-occidentale dell’emisfero lunare sempre visibile dalla Terra.
L’evento non era stato pianificato, e in futuro si cercherà di evitare situazioni simili, sia perché modificano artificialmente la geologia lunare, sia considerati i piani di costruzione di una base permanente in superficie. Tuttavia, per gli scienziati questa è stata comunque un’occasione molto utile a raccogliere dati. Fin dalle prime esplorazioni lunari della fine degli anni ’50, infatti, diverse sonde e stadi di razzi furono fatti impattare volontariamente, e non, sulla Luna. Questo permise di ottenere informazioni sulla composizione del suolo lunare e sulla propagazione delle onde d’urto.
In questo caso, il secondo stadio del Falcon 9 stava viaggiando nello spazio come detrito e, catturato dalla gravità del nostro satellite, si è poi schiantato sulla sua superficie. Si è quindi deciso di sfruttare un evento indesiderato per studiare la Luna.

Da dove arriva questo secondo stadio?
Il viaggio verso la Luna di questo secondo stadio del Falcon 9 ha avuto inizio il 15 gennaio 2025, con il lancio di due lander: Blue Ghost di Firefly e Hakuto-R M1 di ispace. Il Falcon 9 ha dovuto fornire molta energia ai due lander per consentire loro di lasciare l’orbita terrestre e dirigersi verso la Luna, quindi lo stesso secondo stadio ha lasciato l’orbita della Terra.
Julianna Scheiman, direttrice dei programmi scientifici della NASA e del programma Dragon presso SpaceX, durante la conferenza del 3 agosto legata alla missione Crew-13, ha dichiarato che l’impatto è dovuto anche a una particolare concomitanza di eventi. Infatti, non è stata soltanto la traiettoria del lancio a spingere il vettore verso la superficie lunare, ma hanno contribuito anche l’attività solare e la combinazione di diverse forze gravitazionali.
A causa delle prestazioni richieste per portare a termine la missione, il vettore non disponeva di carburante a sufficienza per eseguire un rientro controllato in atmosfera. Questo accade solitamente nelle missioni in orbita terrestre bassa, durante le quali il secondo stadio deorbita distruggendosi completamente sopra l’Oceano Indiano. Solo di recente SpaceX ha iniziato a collaudare con successo le manovre di rientro del secondo stadio da missioni dirette verso l’orbita geostazionaria.
SpaceX ha dichiarato di essere al lavoro con la NASA per evitare che si ripetano situazioni simili. Ciò sarà sempre più importante, soprattutto con l’inizio della costruzione di infrastrutture a supporto dell’esplorazione umana della Luna.
Cos’è successo?
Il secondo stadio del Falcon 9 che si è schiantato sulla Luna è alto 12 metri, largo quasi 4, e pesa circa 4 tonnellate. Secondo le stime della NASA, dovrebbe aver impattato con la Luna a circa 8690 km/h (2.4 km/s), generando un’energia equivalente a circa 3 tonnellate di TNT e creando un cratere largo circa 20 metri. Questi dati ad oggi (6 agosto 2026, 11:30) non sono ancora stati confermati ufficialmente.
A differenza di quanto stimato inizialmente, l’impatto non è stato visibile con strumenti amatoriali ed è stato molto difficile da osservare dalla Terra. Il Very Large Telescope (VLT) dell’European Southern Observatory (ESO) è però riuscito a raccogliere gli spettri del pennacchio di materiale sollevato dall’impatto nei 5-10 minuti successivi allo schianto.
Le prime analisi hanno individuato le firme chimiche di sodio e litio: il sodio potrebbe provenire dal suolo lunare, mentre il litio potrebbe derivare dal secondo stadio del Falcon 9. Saranno comunque necessarie ulteriori analisi per confermare l’origine di questi elementi. Questo è lo studio pubblicato con le analisi preliminari.
La sonda coreana Danuri, in orbita attorno alla Luna dal dicembre 2022, è invece riuscita a ottenere immagini prima, durante e dopo l’impatto, confermandone il punto esatto nei pressi del cratere Einstein. Le osservazioni mostrano la formazione di un’ombra scura e di una struttura radiale attorno al nuovo cratere, oltre ad alcune modifiche della superficie circostante.
Secondo la Korea AeroSpace Administration (KASA), queste immagini rappresentano la prima osservazione completa, dall’orbita lunare, dell’impatto di un oggetto artificiale sulla superficie della Luna e saranno utilizzate anche per pianificare le future osservazioni del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA.
Al momento, la NASA non ha ancora fornito informazioni ufficiali su immagini della sonda LRO.











