La NASA e Relativity Space hanno annunciato una partnership per sviluppare una missione scientifica verso Marte con lancio previsto nel 2028. L’accordo prevede che la NASA fornisca gli strumenti scientifici della missione, mentre l’azienda metterà a disposizione il veicolo, il lanciatore e le operazioni necessarie per raggiungere il Pianeta Rosso.
Questa missione è uno dei primi esempi di un approccio che l’Agenzia spaziale americana guidata da Jared Isaacman intende utilizzare sempre più spesso nei prossimi anni: affidare al settore privato parte dello sviluppo e delle operazioni della missione, concentrando le proprie risorse sugli strumenti scientifici e sulla ricerca. Secondo Isaacman, questo modello potrebbe aumentare la frequenza delle missioni e ridurre tempi e costi per ottenere nuovi dati scientifici.
La missione sarà un orbiter marziano sviluppato e lanciato da Relativity Space e trasporterà Aeolus, una suite di strumenti progettata dal NASA Ames Research Center per studiare l’atmosfera di Marte. Oltre alle osservazioni scientifiche, la sonda servirà anche da nodo di comunicazione per future missioni sul pianeta.

Aeolus, successore di MAVEN
Il cuore scientifico della missione sarà Aeolus, un insieme di quattro strumenti sviluppati dalla NASA per ottenere quella che l’Agenzia ha definito la prima visione globale e quotidiana dell’atmosfera marziana. Un’evoluzione, quindi, di ciò che ha fatto la missione MAVEN per più di 11 anni, prima di essere dichiarata conclusa di recente dopo aver interrotto le comunicazioni con la Terra per motivi ancora non chiari. La suite comprenderà:
- Un sensore Doppler per misurare venti e temperature (il Doppler Wind and Temperature Sounder, DWTS‑Ozone).
- Uno strumento per osservare la struttura termica dell’atmosfera e monitorare nubi di ghiaccio e polvere (Thermal Limb Sounder, TLS).
- Un pacchetto di sensori dedicato allo studio della superficie (Surface Radiometric Sensor Package, SuRSeP).
- Una camera a grande campo per seguire l’evoluzione dei fenomeni atmosferici su scala globale (Wide‑Field Context Camera, WFCC).
L’obbiettivo è migliorare la comprensione dei processi che governano il clima marziano, ma anche fornire dati essenziali per le future missioni umane. Polvere, venti e variazioni stagionali dell’atmosfera influenzano infatti tutte le fasi di un atterraggio su Marte, dall’ingresso in atmosfera fino alla discesa e all’arrivo in superficie.
La NASA prevede di operare gli strumenti scientifici per almeno un anno marziano, pari a circa 687 giorni terrestri, sviluppando anche l’intera catena di elaborazione necessaria per trasformare le osservazioni in dati scientifici utilizzabili dalla comunità internazionale.
Un nuovo ruolo per il settore privato nell’esplorazione di Marte
Per Relativity Space questa missione rappresenta un’espansione importante delle proprie attività. L’azienda è conosciuta soprattutto per lo sviluppo del lanciatore riutilizzabile Terran R, che dovrebbe essere utilizzato proprio per il lancio della missione.
Oltre a trasportare gli strumenti della NASA, l’orbiter fungerà anche da piattaforma tecnologica per future missioni interplanetarie dell’azienda. Sarà infatti dotato di collegamenti radio e laser ad alta velocità, capacità avanzate di elaborazione dati e sistemi che potrebbero supportare operazioni autonome e applicazioni di intelligenza artificiale.
La missione rientra nel nuovo Interplanetary Sciences Program annunciato da Relativity, un’iniziativa che, stando a quanto affermato dal CEO Eric Schmidt (ex CEO di Google), punta a sviluppare missioni scientifiche commerciali in tutto il Sistema Solare. Se il progetto avrà successo, potrebbe diventare un modello per future collaborazioni in cui la NASA fornisce strumenti e competenze scientifiche mentre aziende private si occupano dello sviluppo e dell’operatività delle missioni. Collaborazioni che questa NASA guidata da Isaacman sembra cercare sempre di più.











