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Il James Webb ha mostrato che 3I/ATLAS contiene metano ed è molto diversa dalle comete del Sistema Solare

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Giugno 4, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
Tre immagini della cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal Webb con lo strumento MIRI: in ordine, la distribuzione di acqua, anidride carbonica e metano attorno al nucleo. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI)

Tre immagini della cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal Webb con lo strumento MIRI: in ordine, la distribuzione di acqua, anidride carbonica e metano attorno al nucleo. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI)

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Il telescopio spaziale James Webb ha realizzato le prime osservazioni nel medio infrarosso di un oggetto interstellare, la cometa 3I/ATLAS. Grazie a questi dati, gli astronomi hanno potuto studiarne in dettaglio la composizione chimica, individuando per la prima volta metano in un visitatore proveniente da un altro sistema stellare.

Le osservazioni sono state effettuate con lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) in due momenti distinti, dopo il passaggio della cometa vicino al Sole. La prima sessione si è svolta tra il 15 e il 16 dicembre 2025, quando 3I/ATLAS si trovava a circa 329 milioni di km dal Sole. La seconda è invece del 27 dicembre, quando la cometa era ormai a circa 379 milioni di km dalla nostra stella. Analizzando la luce infrarossa emessa dai gas che circondano il nucleo, il team ha ottenuto il più dettagliato studio chimico mai realizzato su un oggetto interstellare.

Tra i risultati principali c’è la scoperta del metano, una molecola che non era stata osservata nelle analisi precedenti della cometa e neppure nei precedenti oggetti interstellari conosciuti. I dati suggeriscono che il ghiaccio contenente metano fosse nascosto sotto la superficie, e che sia stato raggiunto dal calore del Sole solo dopo il passaggio al perielio. Il Webb ha anche confermato che 3I/ATLAS è particolarmente ricca di anidride carbonica rispetto all’acqua, una caratteristica rara tra le comete del Sistema Solare.

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Le misure indicano quindi che 3I/ATLAS sembra essersi formata in un ambiente molto diverso da quello che ha dato origine alla maggior parte delle comete presenti nel nostro Sistema Solare.

La cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal Webb con lo strumento MIRI: in alto la distribuzione di acqua, anidride carbonica e metano attorno al nucleo, in basso lo spettro infrarosso che ha permesso di identificare i gas presenti nella chioma della cometa. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI)
La cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal Webb con lo strumento MIRI. In alto, la distribuzione di acqua, anidride carbonica e metano attorno al nucleo. In basso, lo spettro infrarosso che ha permesso di identificare i gas presenti nella chioma della cometa. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI)

Una cometa diversa da quelle del Sistema Solare

Le osservazioni di Webb hanno mostrato anche come l’attività di 3I/ATLAS sia cambiata dopo il passaggio vicino al Sole. Tra le due sessioni osservative, effettuate a distanza di circa due settimane, gli astronomi hanno registrato una diminuzione della quantità di gas emessi dalla cometa. Il calo più evidente ha riguardato il vapore acqueo, che tende a diminuire rapidamente quando un corpo ghiacciato si allontana dal Sole e riceve meno energia.

Il metano e l’anidride carbonica, invece, continuano a sublimare anche a temperature più basse. Questo comportamento aiuta gli astronomi a ricostruire la struttura interna della cometa, e a capire come sono distribuiti i diversi ghiacci al suo interno. In particolare, il fatto che il metano sia stato osservato solo dopo il perielio suggerisce che parte di questo materiale fosse nascosta sotto la superficie, protetta dagli strati più esterni del nucleo.

La combinazione tra un’elevata abbondanza di metano e una quantità insolitamente alta di anidride carbonica rende 3I/ATLAS un oggetto molto diverso dalla maggior parte delle comete studiate nel Sistema Solare. Anche se esistono alcuni casi con caratteristiche simili, nessuno rappresenta un confronto diretto. Per i ricercatori, questa composizione potrebbe riflettere le condizioni presenti nel disco protoplanetario della stella attorno a cui la cometa si è formata, miliardi di anni fa.

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Proprio per questo gli oggetti interstellari sono così importanti: trasportano informazioni su sistemi planetari lontani che non possono essere studiate in altro modo. Con le sue osservazioni nel medio infrarosso, il Webb ha dimostrato di poter analizzare nel dettaglio questi rari visitatori. Cosa che apre una nuova possibilità per confrontare la chimica delle comete del Sistema Solare con quella di oggetti che si sono formati attorno ad altre stelle.

Lo studio contenente tutti questi risultati, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, è reperibile qui.

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Tags: 3I/ATLAScometa interstellareJames Webbmedio infrarossoMIRIoggetto interstellareSistema solare

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