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Curiosity ha trovato su Marte la più ampia varietà di molecole organiche mai identificata

Stefano Piccin di Stefano Piccin
Aprile 21, 2026
in Agenzie Spaziali, NASA, News
Il rover Curiosity su Marte. Credits: NASA

Il rover Curiosity su Marte. Credits: NASA

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Il rover Curiosity della NASA ha identificato in una roccia marziana la più ampia varietà di molecole organiche mai rilevata finora sul Pianeta Rosso. Nel campione, perforato nel 2020 in un sito soprannominato “Mary Anning 3” (in onore della paleontologa inglese Mary Anning), gli scienziati hanno riconosciuto 21 molecole contenenti carbonio, sette delle quali osservate per la prima volta su Marte. I risultati sono stati pubblicati il 21 aprile 2026 su Nature Communications.

Il campione proviene da Glen Torridon, una regione del Monte Sharp ricca di argille, formatasi miliardi di anni fa in un ambiente dove erano presenti laghi e corsi d’acqua. Proprio i minerali argillosi sono considerati particolarmente adatti a preservare composti organici nel tempo, anche sulla superficie marziana, esposta da miliardi di anni a radiazione e ossidazione. La nuova analisi rafforza quindi l’idea che antiche rocce marziane possano conservare tracce chimiche complesse molto più a lungo di quanto si pensasse.

Tra le molecole più interessanti c’è un eterociclo azotato, cioè una struttura ad anello di atomi di carbonio che include anche azoto. Molecole di questo tipo sono considerate precursori chimici di composti più complessi legati a RNA e DNA. Nel campione è stato individuato anche il benzotiofene, una molecola contenente carbonio e zolfo già nota in alcuni meteoriti, e ritenuta interessante per gli studi sulla chimica prebiotica nel Sistema solare primordiale.

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Dei fori fatti dal rover Curiosity su una roccia marziana nella zona Mary Anning. Credits: NASA.
Dei fori fatti dal rover Curiosity su una roccia marziana nella zona Mary Anning. Credits: NASA.

Ancora poche prove

La scoperta, però, non equivale a una prova di vita passata. Le molecole organiche possono infatti formarsi sia attraverso processi biologici sia tramite processi geologici o attraverso il contributo di materiale extraterrestre, come i meteoriti. Questi nuovi studi permessi dalle rilevazioni di Curiosity indicano che Marte possedeva una chimica compatibile con ambienti abitabili, e alcune di queste firme molecolari possono essere sopravvissute fino a oggi all’interno delle rocce.

L’analisi è stata possibile grazie a SAM (Sample Analysis at Mars), il laboratorio miniaturizzato installato a bordo di Curiosity. Per il campione Mary Anning 3 gli scienziati hanno usato una procedura di “chimica umida” con tetrametilammonio idrossido, o TMAH, un reagente capace di rompere molecole più grandi in frammenti più facilmente identificabili. Per verificare il metodo, il team lo ha testato anche sul meteorite Murchison, trovando prodotti compatibili con alcuni di quelli osservati nel campione marziano. Questo suggerisce che nel campione potessero essere presenti composti organici ancora più complessi.

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Tags: CuriosityMarsMarteVita

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