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Due pianeti stanno nascendo attorno a una giovane stella: cosa ci insegna il sistema WISPIT 2?

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Marzo 25, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Immagine composita di diverse osservazioni del disco attorno alla stella WISPIT 2 che hanno portato alla scoperta di due esopianeti. Credits: ESO/C. Lawlor, R. F. van Capelleveen et al.

Immagine composita di diverse osservazioni del disco attorno alla stella WISPIT 2 che hanno portato alla scoperta di due esopianeti. Credits: ESO/C. Lawlor, R. F. van Capelleveen et al.

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Capire come nascono i pianeti è uno degli obiettivi principali dell’astronomia. Oggi sappiamo che si formano all’interno di dischi di gas e polveri che circondano stelle molto giovani, ma osservare questo processo mentre avviene è ancora raro. Per questo il sistema WISPIT 2 è particolarmente interessante: qui gli astronomi sono riusciti a osservare due pianeti in formazione.

Il risultato è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters il 24 marzo 2026 e rappresenta uno dei pochi casi in cui è possibile studiare direttamente la nascita di più pianeti nello stesso sistema. Finora, solo un altro sistema, PDS 70, aveva mostrato una situazione simile.

La stella WISPIT 2 è circondata da un ampio disco di materiale, dove si distinguono chiaramente anelli e zone vuote. Queste strutture non sono casuali: indicano che qualcosa sta “ripulendo” il disco lungo determinate orbite. In molti casi, si tratta proprio di pianeti in formazione.

Grazie alle osservazioni condotte con i telescopi dell’European Southern Observatory (ESO), i ricercatori hanno confermato la presenza di un secondo pianeta, chiamato WISPIT 2c, che si aggiunge al già noto WISPIT 2b. Il sistema diventa così un laboratorio naturale per studiare come si formano ed evolvono i sistemi planetari.

Come si formano i pianeti nel disco?

Il primo pianeta scoperto, WISPIT 2b, è un gigante gassoso con una massa circa 5 volte quella di Giove. Si trova molto lontano dalla sua stella, a una distanza circa 60 volte quella tra la Terra e il Sole. Il secondo pianeta, WISPIT 2c, è ancora più massiccio: circa il doppio di WISPIT 2b. A differenza del primo, però, orbita molto più vicino alla stella. Anche questo è un pianeta gassoso, simile ai giganti del Sistema Solare come Giove e Saturno.

Entrambi si trovano all’interno di zone vuote del disco, chiamate lacune. Queste lacune si formano proprio durante la nascita dei pianeti: mentre crescono, attirano a sé il materiale circostante e “ripuliscono” la loro orbita. Il materiale rimasto si dispone invece in anelli, ben visibili nelle osservazioni.

Per ottenere questi risultati sono stati usati strumenti molto avanzati. SPHERE, installato sul Very Large Telescope (VLT), ha permesso di ottenere immagini dirette del sistema. Successivamente, lo strumento GRAVITY+, montato sul VLT Interferometer (VLTI), ha confermato che il secondo oggetto osservato è davvero un pianeta.

L'osservazione di due diversi pianeti attorno alla stella WISPIT 2 e la conferma che WISPIT 2c è proprio un esopianeta, anche dal suo spettro. Credits: ESO/C. Lawlor, R. F. van Capelleveen et al.
L’osservazione di due diversi pianeti attorno alla stella WISPIT 2 e la conferma che WISPIT 2c è proprio un esopianeta, anche dal suo spettro. Credits: ESO/C. Lawlor, R. F. van Capelleveen et al.

Nel disco è presente anche un’altra lacuna, più piccola e meno evidente, che potrebbe indicare la presenza di un terzo pianeta ancora non osservato.

Un sistema che ricorda il passato del Sistema Solare

WISPIT 2 è particolarmente utile perché permette di osservare più pianeti mentre si stanno formando nello stesso sistema. Questo aiuta gli astronomi a capire non solo come nasce un singolo pianeta, ma come si costruisce un intero sistema planetario.

I pianeti osservati sono giganti gassosi, proprio come Giove e Saturno. Anche la struttura del disco, con anelli e lacune, è coerente con i modelli che descrivono le prime fasi del Sistema Solare.

La possibile presenza di un terzo pianeta, forse simile a Saturno per massa, renderebbe il sistema ancora più interessante. Riuscire a individuarlo potrebbe confermare l’idea che i sistemi planetari si formano attraverso una serie di interazioni tra pianeti e disco, che modellano progressivamente la struttura circostante.

Le future osservazioni saranno fondamentali. In particolare, l’Extremely Large Telescope (ELT), attualmente in costruzione e la cui prima luce è attesa nel 2029, potrebbe permettere di osservare direttamente questo eventuale terzo pianeta e di studiare ancora meglio il sistema.

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Tags: Esopianetigeminisistema planetarioSPHEREVLT

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