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Partita la missione Transporter-15. Nello spazio altri 8 satelliti italiani IRIDE, oltre a satelliti di ESA e D-Orbit

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Novembre 28, 2025
in Agenzie Spaziali, ASI, ESA, Esplorazione spaziale, News, Satelliti, Space economy, SpaceX
Liftoff del Falcon 9 per la missione Transporter-15 di SpaceX, il 28 novembre 2025.

Liftoff del Falcon 9 per la missione Transporter-15 di SpaceX, il 28 novembre 2025.

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Dopo una serie di rinvii, SpaceX ha portato a termine oggi, 28 novembre 2025, la missione Transporter-15, la numero 19 del programma Rideshare. Il lancio era inizialmente previsto per l’11 novembre, ma lo Shutdown federale negli Stati Uniti prima, e la tempesta geomagnetica del 12 novembre dopo, hanno costretto SpaceX a ritardare la partenza. Il 26 novembre il lancio è stato ulteriormente rimandato a circa 15 minuti dalla partenza.

Il Falcon 9 è partito dalla base militare di Vandenberg, in California, alle 19:44 italiane. Per SpaceX si è trattato del lancio numero 157 dall’inizio del 2025.

Per la seconda volta, inoltre, SpaceX è riuscita a raggiungere le 30 missioni con un primo stadio. Si tratta del B1071, che ha volato la prima volta a febbraio del 2022. Dopo la separazione dal secondo stadio, il B1071 è atterrato sulla chiatta Of Course I Still Love You. A differenza di altre missioni del programma Rideshare, quindi, non è avvenuto il rientro sulla terraferma. Probabilmente ciò è dovuto sia alla massa del carico, sia alla necessità di fornire maggiore spinta al secondo stadio, oltre che alla durata della missione. Il rilascio dell’ultimo satellite a bordo, infatti, è previsto dopo 2 ore e 43 minuti dalla partenza.

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A bordo di Transporter-15 erano presenti 140 payload, tra cui otto nuovi satelliti della costellazione italiana IRIDE, due satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), dei satelliti della NASA e due ION Satellite Carrier dell’azienda italiana D-Orbit.

La costellazione IRIDE continua a crescere

La costellazione italiana IRIDE per l’osservazione della Terra continua a crescere, con questi otto nuovi satelliti lanciati in orbita dal Falcon 9. Si chiamano Eaglet II e si uniranno ai 7 Hawk lanciati a giugno di quest’anno, sempre grazie a una missione rideshare di SpaceX.

La costellazione IRIDE è un programma spaziale italiano per l’osservazione della Terra, sviluppato con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dell’ESA e finanziato dal Governo Italiano grazie al PNRR. IRIDE sarà una “costellazione di costellazioni”, poiché comprenderà satelliti di diversa tipologia.

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Hawk ed Eaglet II sono entrambe costellazioni i cui satelliti montano sistemi ottici multispettrali. Le camere degli Eaglet II operano su tre bande spettrali ampie (blu, verde e rosso), che coprono intervalli estesi dello spettro visibile e del vicino infrarosso. La risoluzione delle immagini può arrivare a 1.96 metri per pixel. Questa configurazione consente di acquisire immagini versatili e luminose, ideali per applicazioni operative, mappature rapide e monitoraggio in condizioni variabili.

iride
Caratteristiche dei satelliti Hawk e Eaglet II di IRIDE. Credits: ASI

I satelliti Hawk adottano invece sette bande strette distribuite tra visibile e NIR, pensate per analisi più dettagliate e per una maggiore capacità di distinguere le firme spettrali della superficie terrestre.

Gli Eaglet II sono realizzati da OHB Italia e ognuno ha una massa di 25 kg, più piccoli quindi degli Hawk costruiti dall’azienda italiana Argotec. IRIDE sarà composta da altre quattro costellazioni, per osservazioni iperspettrali, ottiche e tramite tecnologia SAR.

I dati raccolti dai satelliti IRIDE saranno utilizzati in un’ampia gamma di applicazioni civili. Le immagini multispettrali contribuiranno al monitoraggio ambientale, permettendo di seguire l’evoluzione di aree boschive, coste e bacini idrici. La costellazione supporterà anche la gestione delle emergenze, come incendi o alluvioni, fornendo informazioni rapide alle autorità, e poi l’agricoltura di precisione, il controllo delle infrastrutture e la tutela del territorio.

HydroGNSS e lo studio del ciclo dell’acqua

Oltre ai satelliti di IRIDE, a bordo del Falcon 9 si trovavano anche due satelliti dell’ESA chiamati HydroGNSS. Ognuno di essi ha una massa di circa 65 kg e rappresentano la prima missione Scout del programma FutureEO. Gestito dalla Direzione dei Programmi di Osservazione della Terra dell’ESA, il programma ha come obiettivo quello di sviluppare le tecnologie per l’osservazione del nostro pianeta.

I satelliti HydroGNSS introducono un metodo innovativo per osservare il ciclo dell’acqua usando la riflettometria GNSS, una tecnica che riutilizza i segnali delle costellazioni GPS e Galileo come se fossero piccoli radar naturali. Ogni satellite confronta i segnali ricevuti direttamente dall’alto con quelli rimbalzati sulla superficie terrestre, creando mappe chiamate Delay Doppler Maps. Queste mappe vengono generate ogni secondo e associate con precisione alla posizione del satellite grazie a modelli topografici interni.

Il cuore della missione è uno strumento che registra e analizza questi segnali. È dotato di antenne che operano su due frequenze e in due polarizzazioni, oltre a sistemi progettati per ridurre il rumore e mantenere stabile la qualità dei dati, così da permettere misurazioni affidabili.

HydroGNSS
I due satelliti HydroGNSS. Credits: ESA

HydroGNSS si concentra su quattro variabili climatiche essenziali legate al ciclo dell’acqua: l’umidità del suolo, importante per previsioni meteo e agricoltura; il monitoraggio di inondazioni e zone umide; lo stato di gelo/disgelo del permafrost, utile per capire i cambiamenti nelle regioni artiche; la biomassa forestale, indicatore del carbonio immagazzinato nelle foreste. Tra gli obiettivi secondari figurano la misurazione della velocità del vento sugli oceani e l’estensione del ghiaccio marino.

Il programma Scout dell’ESA impone limiti severi: ogni missione deve passare dal kick-off al lancio in tre anni, e rientrare in un budget inferiore a 35 milioni di Euro, che copra sviluppo, commissioning in orbita e distribuzione dei dati scientifici.

Continuano le missioni di D-Orbit

L’azienda italiana D-Orbit, con Transporter-15, ha dato il via alla sua diciannovesima missione, trasportando nello spazio due diversi ION Satellite Carrier. Questi sono Orbital Transfer Vehicle in grado di trasportare sia strumentazione sia altri piccoli satelliti al loro interno, che verranno quindi rilasciati in seguito e su orbite ben precise.

Come accaduto anche con le precedenti missioni, D-Orbit ha dato due diversi nomi ai suoi ION: Stellar Stephanus e Galactic Georgius. Quest’ultimo trasporta tre piccoli satelliti e tre carichi che rimarranno a bordo dell’ION. All’interno di Stellar Stephanus, invece, si trova il terzo e ultimo satellite della costellazione AI-eXpress, chiamato AIX-1+.

La missione AIX-1+ completa il percorso iniziato a gennaio con AIX-1p e proseguito a giugno con AIX-1, portando in orbita una nuova generazione di servizi per l’osservazione della Terra. Con il lancio di AIX-1+, l’architettura del sistema si consolida: integra Intelligenza Artificiale a bordo, smart contract su blockchain e un ecosistema software capace di gestire sensori e calcolo in modo autonomo.

AIX-1p ha avviato il progetto dimostrando l’elaborazione ibrida tra bordo e cloud, ponendo le basi per gli sviluppi operativi dei satelliti successivi. AIX-1 ha introdotto l’accesso quasi in tempo reale ai dati del carico utile ottico, mostrando le potenzialità dei servizi generati direttamente in orbita. AIX-1+ estende queste capacità, garantendo maggiore velocità, affidabilità e scalabilità. Il satellite utilizza una fotocamera dedicata all’osservazione, un canale di trasmissione a bassa latenza e un framework software modulare che coordina sensori e risorse, rendendo più immediata la fruizione dei dati satellitari.

La missione è stata possibile grazie alla collaborazione di tre aziende italiane: Planetek, D-Orbit e AIKO, co-finanziate dall’ESA tramite il programma InCubed.

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Tags: AsiESAIRIDEItaliaOsservazione della TerraSpaceXTransporter-15

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