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Solar Orbiter ha mappato il movimento del campo magnetico al polo sud del Sole, ed è diverso dal previsto

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Novembre 7, 2025
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, ESA, Esplorazione spaziale, News, Scienza, Sistema solare
Le tracce luminose ad arco in un'immagine del polo sud solare, ottenuta combinando otto giorni di osservazioni di Solar Orbiter, mostrano le impronte lasciate dalla rete magnetica sulla cromosfera, visibili come macchie brillanti nei dati dello strumento EUI. Credits: ESA & NASA/Solar Orbiter/EUI-Team

Le tracce luminose ad arco in un'immagine del polo sud solare, ottenuta combinando otto giorni di osservazioni di Solar Orbiter, mostrano le impronte lasciate dalla rete magnetica sulla cromosfera, visibili come macchie brillanti nei dati dello strumento EUI. Credits: ESA & NASA/Solar Orbiter/EUI-Team

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Per la prima volta, grazie alla missione Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), gli scienziati hanno ottenuto una visione chiara del polo sud del Sole. I dati raccolti dal 16 al 24 marzo 2025 dagli strumenti PHI (Polarimetric and Helioseismic Imager) ed EUI (Extreme-Ultraviolet Imager) a bordo della sonda rivelano un comportamento inatteso del campo magnetico in questa regione.

Il risultato principale è che le strutture magnetiche superficiali, trascinate dai moti della plasma chiamati supergranuli, si stanno muovendo verso il polo a velocità comprese tra i 10 e i 20 m/s. Questo ritmo è molto più alto di quanto ci si aspettasse, considerati i modelli precedenti basati su osservazioni dalla Terra o da orbite prossime al piano dell’eclittica.

I supergranuli sono immense celle convettive di plasma, larghe due o tre volte la Terra, che coprono la superficie solare. La loro dinamica contribuisce a trasportare le linee di campo magnetico verso i bordi delle celle, costruendo una rete magnetica superficiale.

Lo spostamento rapido di queste strutture implica che il cosiddetto “nastro trasportatore magnetico” solare, una circolazione globale di plasma che alimenta il ciclo di 11 anni di attività del Sole, potrebbe non rallentare come previsto alle alte latitudini. Tuttavia, i dati rappresentano ancora una “fotografia” limitata nel tempo, e saranno necessarie osservazioni più estese per confermare l’andamento su scala ciclica.

La granulazione della fotosfera solare. Credits: NASA/JAXA
La granulazione della fotosfera solare. Credits: NASA/JAXA

La dinamica interna del Sole emerge dai poli

I supergranuli agiscono come indicatori visibili della circolazione magnetica solare. La loro osservazione diretta nella regione polare sud, mai così nitida prima d’ora, consente di mappare con maggiore precisione il trasporto del campo magnetico dalle basse alle alte latitudini. Si tratta di un passo importante nella comprensione della dinamica interna del Sole, che fino ad oggi era fortemente limitata dall’impossibilità di osservare i poli in modo diretto. Il polo sud è infatti sempre rimasto nascosto o appena visibile dai telescopi a Terra e dalle sonde in orbite equatoriali.

Grazie alla traiettoria inclinata di Solar Orbiter, che da marzo 2025 ha raggiunto un’inclinazione di 17 gradi rispetto al piano dell’eclittica, è ora possibile osservare l’evoluzione delle strutture magnetiche in zone prima inaccessibili. I ricercatori del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS), guidati da Lakshmi Pradeep Chitta, hanno potuto tracciare il movimento dei supergranuli e la loro interazione con le linee di campo magnetico.

Se confermati da osservazioni future, questi dati modificheranno la comprensione della circolazione meridionale del Sole e del meccanismo di rigenerazione del campo magnetico durante ogni ciclo solare.

La mappa mostra il moto verso il polo sud di punti luminosi nella rete magnetica solare, tracciati tramite immagini nell'ultravioletto estremo: le linee colorate indicano la velocità del movimento latitudinale, con valori negativi associati alla migrazione polare. Credits: Chitta et al. 2025
La mappa mostra il moto verso il polo sud di punti luminosi nella rete magnetica solare, tracciati tramite immagini nell’ultravioletto estremo: le linee colorate indicano la velocità del movimento latitudinale, con valori negativi associati alla migrazione polare. Credits: Chitta et al. 2025

Un tassello mancante del ciclo solare

L’attuale conoscenza del ciclo solare si basa su un modello in cui due grandi correnti di plasma, una per emisfero, trasportano il campo magnetico dalla superficie verso i poli e, in profondità, nuovamente verso l’equatore. Questo processo ciclico, che dura circa 11 anni, determina l’alternarsi dei periodi di massima e minima attività solare. Tuttavia, il ruolo dei poli nel meccanismo complessivo è ancora poco chiaro.

Il nuovo studio fornisce una prima evidenza diretta che i flussi di superficie non rallentano drasticamente alle alte latitudini, come si pensava, ma mantengono velocità paragonabili a quelle osservate più vicino all’equatore.

Questa scoperta suggerisce che la rigenerazione del campo magnetico solare, e quindi l’origine stessa dei cicli di macchie solari, brillamenti ed espulsioni di massa coronale, potrebbe dipendere più fortemente dalla dinamica polare di quanto ipotizzato finora.

Solar Orbiter, in orbita dal 2020, continuerà a raccogliere dati da orbite sempre più inclinate nei prossimi anni, permettendo di monitorare l’evoluzione del polo sud durante tutto il ciclo solare in corso. Con una visione sempre più tridimensionale del Sole, si potrà finalmente rispondere alle domande aperte sulla sua dinamo magnetica.

I risultati sono stati pubblicati sull’Astrophysical Journal Letters. Lo studio è reperibile qui.

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Tags: Campo magneticoESAPolo SudSolar OrbiterSole

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