• AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Astrospace Shop
  • ADV
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
ORBIT
Shop
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
AstroSpace
Nessun risultato
Guarda tutti i risultati

Il James Webb conferma l’esistenza di una foschia su Plutone, che alimenta la fuga di metano

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Giugno 13, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
Composizione di immagini a colori migliorate di Plutone (in basso a destra) e Caronte (in alto a sinistra), scattata dalla sonda New Horizons della NASA durante il passaggio nel sistema di Plutone il 14 luglio 2015. Credits: NASA/JHUAPL/SwRI

Composizione di immagini a colori migliorate di Plutone (in basso a destra) e Caronte (in alto a sinistra), scattata dalla sonda New Horizons della NASA durante il passaggio nel sistema di Plutone il 14 luglio 2015. Credits: NASA/JHUAPL/SwRI

Condividi su FacebookTweet

Un recente studio, basato su osservazioni del James Webb Space Telescope e guidato dal team di Tanguy Bertrand dell’Observatoire de Paris, ha confermato la presenza di una foschia nell’atmosfera di Plutone. Si tratterebbe di uno strato di particelle sospese, che era stato ipotizzato nel 2017 per spiegare un’anomalia rilevata due anni prima dalla sonda New Horizons: la fuga di grandi quantità di metano e altre molecole organiche verso lo spazio, alcune delle quali finiscono per depositarsi sulla luna Caronte. Il Webb, grazie alla sua sensibilità nel medio infrarosso, ha permesso di distinguere tra emissioni provenienti da Plutone e da Caronte, confermando l’esistenza della foschia e il suo ruolo.

Plutone presenta un’atmosfera estremamente sottile, composta principalmente da azoto e piccole quantità di metano, monossido di carbonio e idrocarburi complessi. Nonostante la bassa pressione atmosferica (solo 13 microbar) la fuga di gas è intensa, favorita dalla scarsa gravità del pianeta. L’energia necessaria a “spingere” le molecole fuori dall’atmosfera è fornita dalla luce ultravioletta estrema del Sole, che a quelle distanze è ancora sufficiente a innescare processi di fotodissociazione e riscaldamento localizzato.

La foschia gioca qui un doppio ruolo: riscalda gli strati alti dell’atmosfera assorbendo radiazione UV, ma contribuisce anche al raffreddamento globale, riducendo l’energia trattenuta dal sistema atmosferico.

La dinamica della foschia: raffreddamento e fuga atmosferica

La foschia rilevata dal James Webb è composta da aerosol solidi sospesi negli strati superiori dell’atmosfera di Plutone, in particolare nella mesosfera, che si estende tra i 20 e i 40 km di altitudine. In questa regione, le temperature raggiungono un minimo di -203 °C, con un gradiente di raffreddamento di 0.2 °C per km.

Le osservazioni di New Horizons avevano già evidenziato uno squilibrio energetico, con un riscaldamento superiore al previsto. La presenza della foschia risolve questo enigma: la sua capacità di emettere radiazione termica nel medio infrarosso compensa l’eccesso di energia, ristabilendo un equilibrio nel bilancio radiativo.

Oltre al raffreddamento, la foschia gioca un ruolo essenziale nella fuga atmosferica. Le particelle assorbono la radiazione ultravioletta estrema proveniente dal Sole e trasferiscono questa energia alle molecole circostanti, in particolare al metano, che viene così espulso nell’ambiente circumplanetario. Si stima che l’atmosfera perda circa 1.3 kg di metano al secondo. Circa il 25% di questo gas viene catturato da Caronte, dove interagisce con la superficie ghiacciata per formare composti organici che colorano di rosso i poli del satellite.

I modelli mostrano che la foschia di Plutone, composta da particelle complesse come i tholin e il ghiaccio di HCN, emette radiazione infrarossa in modo significativo e contribuisce fortemente al raffreddamento dell’atmosfera, molto più dei gas presenti, specialmente alle altitudini più elevate. Credits: Bertrand et al. 2025
I modelli mostrano che la foschia di Plutone, composta da particelle complesse come i tholin e il ghiaccio di HCN, emette radiazione infrarossa in modo significativo e contribuisce fortemente al raffreddamento dell’atmosfera, molto più dei gas presenti, specialmente alle altitudini più elevate. Credits: Bertrand et al. 2025

Questo è attualmente l’unico caso conosciuto nel Sistema Solare in cui l’atmosfera di un corpo celeste si disperde in modo diretto su un altro.

Implicazioni per la climatologia di Plutone, e per l’astrochimica planetaria

Il comportamento della foschia ha implicazioni più ampie per la climatologia di Plutone. Il suo effetto combinato di riscaldamento e raffreddamento controlla la circolazione atmosferica, l’andamento termico stagionale e il ciclo di sublimazione e condensazione di metano, azoto e monossido di carbonio.

Questi gas si accumulano principalmente nel ghiacciaio Sputnik Planitia, che funge da serbatoio stagionale. Plutone, infatti, ha un’orbita molto eccentrica che comporta variazioni estreme nella quantità di radiazione solare ricevuta nel corso del suo anno, lungo circa 248 anni terrestri. Di conseguenza, l’effetto della foschia potrebbe variare sensibilmente da una stagione all’altra.

Dal punto di vista astrochimico, le analogie con Titano e con la Terra primitiva sono particolarmente rilevanti. Come su Plutone, anche su Titano la luce solare innesca reazioni fotochimiche che portano alla formazione di una densa foschia di idrocarburi. Sulla Terra, prima della comparsa dell’ossigeno libero, potrebbero essere esistiti fenomeni simili. Studiare la composizione e l’evoluzione della foschia di Plutone potrebbe quindi offrire spunti importanti non solo per la climatologia dei corpi ghiacciati del Sistema Solare esterno, ma anche per ricostruire l’evoluzione atmosferica del nostro pianeta in epoche remote.

Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, è reperibile qui.

Capitol Building

Vuoi tenerti aggiornato su tutte le ultime notizie
sullo spazio e la sua esplorazione?

Agli iscritti a ORBIT ogni settimana inviamo due newsletter: il venerdì la Astro Newsletter, che tratta le notizie di esplorazione scientifica dello spazio, astronomia e astrofisica, e il sabato la Space Newsletter, che tratta di space economy, lunar economy ed esplorazione umana dello spazio.



© 2025 Astrospace.it Tutti i diritti riservati. Questo articolo può essere riprodotto o distribuito integralmente solo con l’autorizzazione scritta di Astrospace.it o parzialmente con l’obbligo di citare la fonte.
Tags: AtmosferaCarontefoschiaJames WebbMetanoPlutoneSistema solare

Potrebbe interessarti anche questo:

Render artistico della missione Parker Solar Probe della NASA molto vicina al Sole. Credits: NASA/John Hopkins/APL

La Parker Solar Probe ha superato il 28° perielio in orbita attorno al Sole

Giugno 12, 2026
L'ammasso di galassie Abell S1063 osservato con il James Webb. Nell'immagine è presente anche GLIMPSE-17775, un oggetto che si trova dietro l'ammasso e che vediamo grazie all'effetto della lente gravitazionale. Credits: NASA, ESA, CSA, Vasily Kokorev (UT Austin)

Trovati con il James Webb gli indizi più forti finora a favore dell’esistenza delle “Black Hole Stars”

Giugno 10, 2026
Render della missione cinese Tianwen-2. Credits: CNSA

La missione cinese Tianwen-2 sta per raggiungere l’asteroide Kamoʻoalewa

Giugno 4, 2026
Tre immagini della cometa interstellare 3I/ATLAS osservata dal Webb con lo strumento MIRI: in ordine, la distribuzione di acqua, anidride carbonica e metano attorno al nucleo. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, M. Belyakov (Caltech), I. Wong (STScI)

Il James Webb ha mostrato che 3I/ATLAS contiene metano ed è molto diversa dalle comete del Sistema Solare

Giugno 4, 2026
Immagine composita che guarda verso le regioni più alte del Monte Sharp su Marte, ottenuta dal rover Curiosity della NASA nel 2015. Credits: NASA/JPL-Caltech/MSSS

I minerali del cratere Gale rivelano che il sottosuolo di Marte è rimasto caldo e umido a lungo

Maggio 29, 2026
Ammasso di Pandora visto da Webb

Il James Webb ha osservato un buco nero supermassiccio nato prima della sua galassia

Maggio 28, 2026
Attualmente in riproduzione
ANNUNCIO

I più letti

  • Render artistico della missione Parker Solar Probe della NASA molto vicina al Sole. Credits: NASA/John Hopkins/APL

    La Parker Solar Probe ha superato il 28° perielio in orbita attorno al Sole

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • The Exploration Company ha mostrato il suo nuovo motore Storm da 180 tonnellate di spinta

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Spacewear presenta SFS3, la nuova tuta pensata per la ISS e le future missioni spaziali

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0
  • Trovati con il James Webb gli indizi più forti finora a favore dell’esistenza delle “Black Hole Stars”

    0 condivisioni
    Condividi 0 Tweet 0

Segui AstroSpace.it anche in:

Telegram LinkedIn Twitter Youtube

Eventi in programma

Notice
Non ci sono eventi previsti.

Gli ultimi approfondimenti

La prima Starship V3 completamente assemblata sul pad 2 a Starbase. Credits: SpaceX

Dove, quando e perché seguire il dodicesimo volo di Starship

Maggio 22, 2026
La capsula Orion "Integrity" di Artemis II nello spazio il 7 aprile 2026. Credits: NASA

Ecco quando, dove e perché seguire il rientro sulla Terra di Artemis II

Aprile 9, 2026
Lo Space Launch System e la Luna piena al Kennedy Space Center. Credits: NASA/Sam Lott

Ecco quando, dove e soprattutto perché seguire il lancio di Artemis II

Marzo 31, 2026


News e approfondimenti di Astronautica e Aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace Srl.

info@astrospace.it 
www.astrospace.it

P.IVA: 04589880162

  • Astrospace ADV
  • AstroSpace.it
  • Collabora
  • La redazione
  • Feed RSS
  • Newsletter
  • Shop
Privacy Policy Cookie Policy

Abbonati

Entra in Astrospace Orbit per leggere gli articoli Premium di AstroSpace

ISCRIVITI ORA

©2026 Astrospace

Nessun risultato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Agenzie Spaziali
    • NASA
    • Cina
    • ESA
    • ASI
  • Esplorazione spaziale
    • Speciale Artemis 1
    • ISS
    • Luna
    • Sistema solare
    • Scienza
      • Astronomia e astrofisica
      • Fisica
  • Space economy
    • SpaceX
    • Boeing
    • Blue Origin
    • Nuove imprese
    • Rocket Lab
    • Satelliti
  • Spazio Italiano
  • Le grandi firme dello spazio
    • Paolo Ferri
Orbit
Shop

© 2026 Astrospace.it Info@astrospace.it - News e approfondimenti di astronautica e aerospazio. Astrospace.it è pubblicato da Astrospace srl P.IVA: 04589880162