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Nuovi indizi sull’origine del vulcanismo della luna gioviana Io, grazie a Juno

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Dicembre 14, 2024
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, Esplorazione spaziale, NASA, News, Scienza, Sistema solare
Porzione della prima immagine in assoluto sulla regione polare sud della luna gioviana Io, ottenuta con la JunoCam a bordo della sonda Juno della NASA durante il 60esimo sorvolo di Giove il 9 aprile. Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS

Porzione della prima immagine in assoluto sulla regione polare sud della luna gioviana Io, ottenuta con la JunoCam a bordo della sonda Juno della NASA durante il 60esimo sorvolo di Giove il 9 aprile. Credits: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS

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Gli scienziati della missione Juno della NASA, che sta esplorando da vicino la luna vulcanica Io durante diversi sorvoli, hanno di recente scoperto nuovi indizi sul motivo per lui Io è il corpo celeste più vulcanico del Sistema Solare.

La luna, infatti, è completamente ricoperta di vulcani: sono circa 400 quelli contati finora, e rendono l’aspetto dei Io costantemente in evoluzione.

Grazie ai dati dei recenti sorvoli di Juno, i ricercatori hanno scoperto che questi vulcani sono probabilmente alimentati ciascuno dalla propria camera di magma. Non attingerebbero, quindi, da un oceano di magma sotterraneo, un’ipotesi che da decenni era oggetto di dibattito tra gli scienziati in merito all’origine sotterranea delle caratteristiche geologiche più evidenti di Io.

Nessun oceano globale di magma per Io

Juno ha effettuato due sorvoli molto ravvicinati di Io nel dicembre 2023 e nel febbraio 2024, arrivando a circa 1500 km dalla sua superficie vulcanica. Durante questi due incontri, Juno ha acquisito dati Doppler ad alta precisione e a doppia frequenza, che sono stati utilizzati per misurare la gravità di Io tracciando il modo in cui influenzava l’accelerazione della sonda.

Ciò che la missione ha appreso sulla gravità della luna da quei sorvoli ha rivelato maggiori dettagli sugli effetti di un fenomeno chiamato flessione mareale. La presenza di Giove, molto massiccio, fa sì che Io percorra un’orbita particolarmente ellittica attorno al gigante gassoso una volta ogni 42.5 ore. Al variare della distanza, varia anche l’attrazione gravitazionale di Giove, che porta la luna a essere inesorabilmente schiacciata. Il risultato è un caso estremo di flessione mareale, ovvero di attrito delle forze mareali che genera calore interno.

Sequenza di cinque fotogrammi mostra un pennacchio gigante che erutta dal vulcano Tvashtar di Io, estendendosi per 330 km sopra la superficie della luna. È stata catturata in un periodo di otto minuti dalla missione New Horizons della NASA mentre la sonda sorvolava Giove nel 2007. Credits: NASA/Johns Hopkins APL/SwRI
Sequenza di cinque fotogrammi mostra un pennacchio gigante che erutta dal vulcano Tvashtar di Io, estendendosi per 330 km sopra la superficie della luna. È stata catturata in un periodo di otto minuti dalla missione New Horizons della NASA mentre la sonda sorvolava Giove nel 2007. Credits: NASA/Johns Hopkins APL/SwRI

“Questa flessione costante crea un’energia immensa, che letteralmente scioglie parti dell’interno di Io” ha spiegato Scott Bolton, PI di Juno. Bolton ha anche spiegato che se Io avesse un oceano di magma globale, allora la firma della sua deformazione mareale sarebbe molto più grande rispetto a quella che indica un interno per lo più solido.

L’indagine di Juno sul campo gravitazionale di Io, ovvero i dati Doppler raccolti nel corso dei due flyby, confrontata con le osservazioni delle precedenti missioni NASA sul sistema di Giove e dei telescopi terrestri, hanno mostrato che Io presenta una deformazione mareale non coerente con la presenza di un oceano di magma globale poco profondo.

E il viaggio di Juno continua

“La scoperta di Juno secondo cui le forze di marea non creano sempre oceani di magma globali fa più che spingerci a ripensare a ciò che sappiamo sull’interno di Io” ha affermato l’autore principale dello studio Ryan Park, co-investigator di Juno e supervisor del Solar System Dynamics Group presso il JPL.

La conoscenza dell’interno di Io ha infatti importanti implicazioni per la nostra comprensione di altre lune, come Encelado ed Europa, così come anche di esopianeti, in particolar modo le super-Terre. Queste nuove scoperte offrono agli scienziati l’opportunità di ripensare ciò che sanno sulla formazione e l’evoluzione dei pianeti.

E Juno ancora non ha finito di stupire, senz’altro. La sonda ha effettuato il suo 66 ° sorvolo di Giove lo scorso 24 novembre, e il suo prossimo massimo avvicinamento al gigante gassoso avverrà il prossimo 27 dicembre. In quell’occasione la sonda transiterà circa 3 500 km sopra le cime delle nubi di Giove, e allora avrà percorso 1039 miliardi di km da quando è entrata nell’orbita del gigante gassoso nel 2016.

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Tags: GioveIoJunoVulcanivulcanismo

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