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Collaudati i sistemi di supporto vitale della stazione Orbital Reef di Blue Origin

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Marzo 22, 2024
in Agenzie Spaziali, News, Space economy
orbital reef

Un render della stazione spaziale Orbital Reef. Credits: NASA.

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Blue Origin ha recentemente portato a termine diversi test necessari per lo sviluppo della sua stazione spaziale chiamata Orbital Reef. L’azienda è riuscita a collaudare con successo i dispositivi per il supporto vitale, che serviranno per pulire, recuperare e immagazzinare l’aria e l’acqua. La NASA ha selezionato Blue Origin per la costruzione di una stazione spaziale a dicembre 2021, come parte del programma Commercial LEO Destinations (CLD).

Tramite questo contratto l’azienda ha ricevuto un finanziamento iniziale di 130 milioni di dollari, successivamente aumentato a 172 milioni.

Blue Origin sta realizzando l’Orbital Reef in collaborazione con Sierra Space, e la partecipazione di altre aziende come: Boeing, Redwire Space e Genesis Engineering. Questa stazione dovrebbe arrivare nello spazio entro il 2030, quindi dovrebbe essere operativa prima del pensionamento della ISS, previsto per il 2029.

I test effettuati per l’Orbital Reef hanno verificato il funzionamento dei sistemi di rilevamento di inquinanti presenti nell’aria e nell’acqua. Oltre a questi hanno effettuato anche prove inerenti l’ossidazione dei contaminanti dell’acqua, il recupero dell’acqua nelle urine e un test del serbatoio dell’acqua. Hanno anche verificato l’efficacia dei materiali utilizzati per rimuovere le impurità.

Le stazioni private in orbita terrestre bassa

Inizialmente, con il programma CLD la NASA aveva selezionato tre diversi progetti di stazioni spaziali: Orbital Reef, Starlab, con la collaborazione tra Voyager Space e Airbus, e il progetto di Northrop Grumman. Quest’ultima azienda ha poi deciso di abbandonare il progetto, unendosi alla progettazione di Starlab.

Al di fuori del programma CLD, la NASA ha finanziato anche Axiom per la realizzazione di almeno un modulo abitabile, che poi farà parte della Axiom Station. La costruzione di questa stazione sarà differente rispetto alle altre, in quanto agganceranno i primi moduli alla ISS. Una volta composta la struttura principale e dotata di sistemi per la produzione di energia, la Axiom Station si sgancerà dalla ISS per orbitare in solitaria. Il primo modulo di questa stazione è in fase di costruzione presso lo stabilimento torinese di Thales Alenia Space.

Negli Stati Uniti invece, Vast ha iniziato la costruzione della struttura primaria della sua stazione spaziale, chiamata Haven-1. Vast ha stretto accordi con SpaceX per il lancio del modulo e per poi raggiungere la stazione con la capsula Dragon. Vi è inoltre anche il progetto StarMax, la stazione spaziale proposta da Gravitics.

Oltre a queste stazioni private, attorno alla Terra si trova anche la stazione spaziale cinese e, in futuro anche quella indiana e russa. Nel prossimo decennio quindi, il mercato legato alle stazioni spaziali, dai rifornimenti ai lanci di astronauti, subirà una forte crescita. In questo approfondimento video abbiamo raccontato diversi progetti di Stazioni Spaziali e il perché è ancora importante costruire avamposti in orbita terrestre.

A beneficiare di questi nuovi progetti di stazioni spaziali potranno essere soprattutto quelle nazioni che fino a ora non hanno potuto inviare i propri astronauti nello spazio. Ciò è già stato in parte dimostrato con i servizi proposti da Axiom durante le tre diverse missioni svolte a partire dal 2022.

Un ulteriore vantaggio sarà la conseguente diminuzione del prezzo per la sperimentazione nello spazio, che permetterà anche ad aziende e privati, di raggiungere l’orbita.

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Tags: axiomBlue OriginISSOrbital ReefStazione spaziale

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