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La storia delle prime fotografie di Plutone, 94 anni fa

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 23, 2024
in Approfondimento, Astronomia e astrofisica, News, Scienza, Sistema solare
Porzione della lastra fotografica del gennaio 1930 in cui il giovane Clyde Tombaugh aveva immortalato per la prima volta, ancora inconsapevolmente, Plutone. Credits: New Mexico State University Library, Archives and Special Collections; National Geographic

Porzione della lastra fotografica del gennaio 1930 in cui il giovane Clyde Tombaugh aveva immortalato per la prima volta, ancora inconsapevolmente, Plutone. Credits: New Mexico State University Library, Archives and Special Collections; National Geographic

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Il 23 gennaio 1930, 94 anni fa oggi, utilizzando un telescopio da 33 centimetri di diametro, il giovane 23enne Clyde Tombaugh scattava per la prima volta una lastra fotografica contenente un oggetto ancora sconosciuto del Sistema Solare. Si trattava di un piccolo corpo in movimento, che Tombaugh scoprì solo il 18 febbraio confrontando quella lastra con una del 29 gennaio. Ulteriori osservazioni confermarono che quell’oggetto era un corpo planetario, notizia che fu telegrafata il 13 marzo 1930.

Il nome di questo corpo, Plutone, deriva dal dio romano degli inferi. Fu scelto all’unanimità dall’Osservatorio Lowell, sede della scoperta, dall’American Astronomical Society e dalla Royal Astronomical Society, e fu reso pubblico l’1 maggio 1930.

La scoperta di Plutone arrivò dopo quasi un secolo di ricerche del Pianeta X, un ipotetico pianeta oltre l’orbita di Nettuno, in grado di perturbare le orbite dei due giganti ghiacciati del Sistema Solare, Urano e Nettuno. Si capì quasi fin da subito che non era questo il Pianeta X. Anzi, nel 2006 Plutone perse anche il titolo di pianeta, e venne declassato a pianeta nano.

C’è o non c’è un pianeta oltre Nettuno?

Dopo la scoperta del pianeta Nettuno nel 1846, ci furono molte speculazioni sulla possibile esistenza di un altro pianeta oltre la sua orbita. Diverse osservazioni di Urano e Nettuno, infatti, avevano portato gli astronomi a ipotizzare che l’orbita di Urano fosse disturbata da un altro corpo planetario, posto oltre l’orbita di Nettuno.

La ricerca iniziò a metà del XIX secolo e continuò all’inizio del XX con Percival Lowell, un ricco uomo d’affari di Boston che iniziò un vasto progetto alla ricerca di un possibile nono pianeta, che definì Pianeta X. Lowell aveva infatti avanzato e promosso l’ipotesi che questo pianeta potesse spiegare le apparenti discrepanze nelle orbite dei pianeti giganti, in particolare degli ultimi due. Per portare avanti la ricerca, nel 1894 fondò a Flagstaff, in Arizona, l’Osservatorio Lowell, tutt’ora attivo e tra i più antichi degli Stati Uniti.

Percival Lowell osserva con il telescopio rifrattore da 24 pollici installato nell'estate del 1896 presso l'Osservatorio Lowell, da lui fondato a Flagstaff, in Arizona. Credits: Wikimedia Commons
Percival Lowell osserva con il telescopio rifrattore da 24 pollici installato nell’estate del 1896 presso l’Osservatorio Lowell, da lui fondato a Flagstaff, in Arizona. Credits: Wikimedia Commons

Lowell condusse e finanziò per anni la ricerca del Pianeta X, fino alla sua morte nel 1916. A quel punto la vedova di Lowell, Constance, si impegnò in una battaglia legale con l’Osservatorio sull’eredità di Lowell che fermò la ricerca del Pianeta X per diversi anni. Nel 1925, l’osservatorio ottenne dischi di vetro per un nuovo telescopio a largo campo da 33 cm (13 pollici) per continuare la ricerca.

Le osservazioni di Clyde Tombaugh

Nel 1929 l’allora direttore dell’Osservatorio Lowell, l’astronomo americano Vesto Melvin Slipher, affidò il compito di localizzare il pianeta a Clyde Tombaugh. Tombaugh era un ragazzo di campagna di 23 anni del Kansas, appena arrivato all’Osservatorio di Lowell dopo che Slipher era rimasto colpito da un campione dei suoi disegni astronomici.

Il compito di Tombaugh era quello di fotografare sistematicamente sezioni del cielo notturno in coppie di immagini. Ciascuna immagine di una coppia veniva scattata a due settimane di distanza. Successivamente, entrambe le immagini venivano posizionate in una macchina detta blink comparator, che scambiando rapidamente le immagini creava un’illusione temporale del movimento di qualsiasi corpo planetario in esse contenuto.

Per ridurre le possibilità che un oggetto che si muove più velocemente, e quindi più vicino, venisse confuso con il possibile nuovo pianeta, Tombaugh fotografava ciascuna regione vicino al suo punto di opposizione, a 180 gradi dal Sole. Qui, infatti, l’apparente movimento retrogrado per gli oggetti oltre l’orbita terrestre è al suo massimo. Inoltre, scattava una terza immagine come controllo per eliminare eventuali falsi risultati, causati da difetti in una singola lastra.

All’inizio del 1930 la ricerca di Tombaugh, che aveva scelto di fotografare l’intero zodiaco celeste invece di concentrarsi solo sulle regioni suggerite da Lowell, aveva raggiunto la costellazione dei Gemelli.

La scoperta di Plutone

Il 18 febbraio 1930, dopo aver cercato per quasi un anno ed esaminato quasi 2 milioni di stelle, Tombaugh scoprì un oggetto in movimento su lastre fotografiche scattate il 23 gennaio e il 29 gennaio di quell’anno. Una fotografia di qualità inferiore scattata il 21 gennaio confermò il movimento. Dopo la conferma, Tombaugh entrò nell’ufficio di Slipher e dichiarò: “Dottor Slipher, ho trovato il suo Pianeta X.” Il candidato si trovava a soli 6 gradi da una delle due posizioni suggerite da Lowell per il Pianeta X.

All’insaputa di Lowell, le sue ricerche avevano già catturato due deboli immagini di Plutone il 19 marzo e il 7 aprile 1915, ma non furono riconosciute per quello che erano.

Lastre fotografiche ottenute il 23 e 29 gennaio 1930 da Clyde Tombaugh presso l'Osservatorio Lowell. La freccia bianca indica la posizione, in ciascuna lastra, di un oggetto in rapido movimento, che successivamente fu confermato essere un corpo planetario e denominato Plutone. Credits: The Planetary Society
Lastre fotografiche ottenute il 23 e 29 gennaio 1930 da Clyde Tombaugh presso l’Osservatorio Lowell. La freccia bianca indica la posizione, in ciascuna lastra, di un oggetto in rapido movimento, che successivamente fu confermato essere un corpo planetario e denominato Plutone. Credits: The Planetary Society

Dopo che aver ottenuto ulteriori lastre di conferma, la notizia della scoperta fu telegrafata all’Osservatorio dell’Harvard College il 13 marzo 1930. Il nome Plutone era destinato in parte a onorare Percival Lowell, poiché le sue iniziali costituivano le prime due lettere della parola.

Con disappunto e sorpresa degli scienziati, Plutone non mostrava alcun disco visibile. Appariva come un punto, non diverso da una stella. Inoltre, era 6 volte più fioco di quanto Lowell avesse previsto, il che significava che era molto piccolo o molto buio. E aveva un’orbita molto ellittica, molto più di quella di qualsiasi altro pianeta.

Plutone non è il Pianeta X, e non è un pianeta

Quasi immediatamente, proprio per le sue caratteristiche, alcuni astronomi misero in dubbio lo status di Plutone come pianeta. Nel 1978, si determinò definitivamente che Plutone era troppo piccolo perché la sua gravità potesse influenzare i pianeti giganti: Plutone non era il Pianeta X. Seguì una breve ricerca di un decimo pianeta.

La ricerca fu in gran parte abbandonata all’inizio degli anni ’90, quando uno studio sulle misurazioni effettuate dalla sonda spaziale Voyager 2 scoprì che le irregolarità osservate nell’orbita di Urano erano dovute a una leggera sovrastima della massa di Nettuno.

Dopo il 1992, la scoperta di numerosi piccoli oggetti ghiacciati con orbite simili o addirittura più ampie di quella di Plutone portò ad un dibattito sulla questione se Plutone dovesse rimanere un pianeta, o se questo e altri corpi simili dovessero essere classificati separatamente.

Sebbene alcuni dei membri più grandi di questo gruppo siano stati inizialmente descritti come pianeti, nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha riclassificato Plutone e i suoi vicini più grandi come pianeti nani, lasciando Nettuno il pianeta più lontano conosciuto nel Sistema Solare.

A questa pagina una lista di National Geographic delle foto di Plutone da quella prima lastra di Tombaugh alle immagini inviate a terra dalla missione New Horizons della NASA nel 2015.

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Tags: astronomiaPianeta XPlutoneSistema solare

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