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Nuovi bagliori nella corona potrebbero aiutare a prevedere i brillamenti solari

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Gennaio 20, 2023
in Agenzie Spaziali, Astronomia e astrofisica, NASA, News, Scienza, Sistema solare
Brillamento solare. Credits: NASA/SDO

Brillamento solare. Credits: NASA/SDO

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  • Grazie ai dati del Solar Dynamics Observatory della NASA, i ricercatori hanno individuato una regione attiva del Sole che potrebbe essere in procinto di produrre un brillamento solare.
  • I cambiamenti di luminosità e gli improvvisi lampi che emergono dal campione di immagini SDO/AIA stanno suggerendo importanti informazioni sull’attività solare.
  • Il database ideato dai ricercatori della NorthWest Research Associates è una risorsa unica e disponibile al pubblico che sarà molto utile per studi di eliofisica futuri.

Utilizzando il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, un team di ricerca della NorthWest Research Associates (NWRA) ha identificato nuovi bagliori negli strati superiori dell’atmosfera solare, la corona. Questi deboli lampi potrebbero aiutare a identificare quali regioni del Sole hanno maggiori probabilità di produrre energia e, di conseguenza, di rilasciare un brillamento solare.

I brillamenti solari sono esplosioni molto energetiche di luce e particelle cariche. Sono particolarmente potenti e dannosi per la strumentazione satellitare, le telecomunicazioni e gli astronauti in orbita. Per questo qualsiasi informazione utile a migliorare le previsioni di brillamenti e tempeste metereologiche spaziali è di grande importanza.

Il campione di immagini SDO sfruttato dai ricercatori NWRA proviene dal database Solar Dynamics Observatory/Atmospheric Imaging Assembly (AIA). Questo tipo di dati è solitamente utilizzato per monitorare i parametri che descrivono la corona e le emissioni energetiche dalla cromosfera, e capire quando una regione potrebbe essere in procinto di produrre un brillamento solare.

Un database unico per lo studio del Sole

A partire dalle immagini SDO/AIA, i ricercatori NWRA hanno selezionato i dati riguardanti le regioni attive del Sole. Si tratta di zone spesso contrassegnate da gruppi di macchie solari o da forti regioni magnetiche, più scure e fredde rispetto all’ambiente circostante. Queste regioni lasciano presagire una futura eruzione energetica.

Con questa selezione è emerso un vero e proprio database di immagini delle regioni attive del Sole, una risorsa disponibile al pubblico che combina scatti in luce UV e lontano UV. Guidato da Karin Dissauer e progettato da Eric L. Wagner, il nuovo database del team NWRA rende più facile per gli scienziati utilizzare i dati dell’Atmospheric Imaging Assembly (AIA) su SDO per grandi studi statistici.

ANNUNCIO

Dal database SDO/AIA i ricercatori hanno individuato una regione solare attiva, NOAA AR 2109, in cui alcuni bagliori fanno sospettare un possibile brillamento futuro. Di seguito, due immagini della regione che mostrano la luce ultravioletta prodotta dal gas coronale caldo di milioni di gradi (in alto) il giorno prima che la regione rilasciasse un’esplosione (a sinistra) e il giorno prima di una mancata esplosione (a destra). I cambiamenti di luminosità (in basso) in questi due momenti mostrano modelli diversi, con macchie di intensa variazione (aree bianche e nere) prima del bagliore (in basso a sinistra) e prevalentemente grigie, che indicano una bassa variabilità, prima del periodo di quiete (in basso a destra).

Regione solare attiva
Immagini della regione solare attiva (NOAA AR 2109) scattate da SDO/AIA. Credits: NASA/SDO/AIA/Dissauer et al. 2022

Da piccoli lampi a brillamenti intensi

Il team ha studiato il nuovo campione utilizzando metodi statistici sviluppati dal membro del team Graham Barnes. L’analisi ha rivelato piccoli lampi nella corona che precedevano ogni forte bagliore. Queste e altre intuizioni stanno aiutando gli scienziati a comprendere più a fondo la fisica in queste regioni magneticamente attive. L’obiettivo è sviluppare nuovi strumenti per prevedere i brillamenti solari.

KD Leka, a guida del team e professore presso l’Università di Nagoya in Giappone, ha affermato: “I nostri risultati potrebbero fornirci un nuovo indicatore per distinguere quali regioni attive probabilmente si infiammeranno presto e quali rimarranno silenziose per un certo periodo di tempo”.

La ricerca, pubblicata in uno studio su The Astrophysical Journal, è reperibile qui.

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Tags: brillamenticorona solareSDOSole

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