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Ancora costi imprevisti per SLS. La nuova rampa ML-2 costerà quasi il triplo del previsto

Stefano Piccin di Stefano Piccin
Giugno 10, 2022
in Agenzie Spaziali, Esplorazione spaziale, Luna, NASA, News
Le gigantesche porte del VAB lasciano uscire per la prima volta il razzo SLS ad aprile 2022. La rampa che sorregge l'SLS è la ML1. Credits. NASA HQ PHOTO

Le gigantesche porte del VAB lasciano uscire per la prima volta il razzo SLS ad aprile 2022. La rampa che sorregge l'SLS è la ML1. Credits. NASA HQ PHOTO

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Lo sviluppo del Programma lunare Artemis richiede l’unione di più strutture, mezzi e tecnologie. Per lanciare gli astronauti verso la Luna la NASA userà il lanciatore SLS, che fino ad Artemis 3 sarà nella sua versione base, quella che a oggi (10 giugno) si trova sulla rampa di lancio 39B in attesa di eseguire il secondo test WDR. A partire da Artemis IV ci sarà però bisogno di una versione potenziata di questo vettore, chiamata SLS Block 1B. Esso si differenzia  per l’uso di un diverso secondo stadio, chiamato EUS (Exploration Upper Stage).

L’EUS permetterà di alzare il carico che il razzo sarà in grado di portare sulla Luna dalle 27 tonnellate della versione attuale alle 43 tonnellate della versione 1B. Un incremento non indifferente. Per lanciare questa nuova versione c’è però bisogno di una nuova rampa di lancio, chiamata Mobile Launcher 2 o ML2. La sua costruzione è stata affidata dalla NASA all’azienda americana Bechtel National Inc. nel 2019. Secondo un nuovo report dell’Office of Inspector General della NASA però, questo progetto non procede come previsto. Anzi, va molto male.

In un report pubblicato il 9 giugno, l’OIG ha dichiarato che secondo le sue analisi la ML2 richiederà 27 mesi di lavoro e 447 milioni di dollari più di quanto dichiarato da Bechel. Viene stimato che sarà pronta solamente alla fine del 2027, il che porta la missione Artemis IV a essere prevista non prima della fine del 2028.

La costruzione della ML2

Il primo contratto affidato dalla NASA alla Bechel prevedeva una spesa di 383 milioni di dollari, e una consegna della rampa di lancio per la fine del 2023. Attualmente però, l’azienda prevede d’iniziare la sua costruzione solamente a inizio 2023, e stima i costi totali in 577 milioni di dollari. Secondo l’OIG l’affidabilità di questi valori è solamente al 3.9%.

Confronto fra la ML-1 e la ML-2 dell'SLS. Credits: Office of Inspector General.
Confronto fra la ML-1 e la ML-2 dell’SLS. Credits: Office of Inspector General.

L’ufficio dell’OIG ha stimato invece, che per raggiungere un’affidabilità del 70%, che è il valore solitamente chiesto dalla NASA per approvare determinati finanziamenti, siano necessari un totale di 1.5 miliardi di dollari e la fine del 2027 come stima per la conclusione dei lavori. Attualmente la NASA prevede la missione Artemis IV per il 2026 o 2027, ma questi ritardi alla ML2 la renderebbero ovviamente impossibile.

I motivi del ritardo e dei costi

Secondo il report dell’Office of Inspector General, il motivo principale di questi ritardi e costi è da imputare a Bechtel e alle loro prestazioni. L’azienda, oltre a non lavorare come previsto, aveva sottostimato la difficoltà del progetto quando ha presentato la sua proposta nel 2019. Oltre a questo, l’impatto di Covid-19 sull’azienda è stato piuttosto grave.

L’OIG però, afferma che parte della “colpa” è anche della NASA. La ML-2 è diversa dal precedente modello per la presenza del secondo stadio EUS. I continui ritardi della NASA nella progettazione di questo secondo stadio, ritardano di conseguenza Bechtel. L’azienda infatti non ha ancora a disposizione tutte le caratteristiche tecniche necessarie.

La rampa di lancio infatti servirà sia per gestire e spostare l’SLS, ma anche per tutti i dispositivi per il carico del propellente e per la passerella di accesso degli astronauti.

Bechtel ha risposto con un breve comunicato il 09 giugno, criticando pesantemente il rapporto dell’OIG. Ha scritto che non è conosciuto nel dettaglio tutto quello che l’azienda sta facendo per lavorare alla ML-2, ma nel complesso non sono stati forniti indizi pratici o dati alternativi a quelli dell’OIG.

La soluzione?

Sempre nel rapporto dell’OIG, viene spiegato come uno dei passi più importanti per provare a ridurre i costi sia quello del passaggio a contratti a prezzo fisso. L’incremento dei costi dei progetti della NASA negli ultimi anni ha dimostrato come i contratti della NASA non prevedessero adeguatamente queste eventualità. Se un’azienda appaltatrice affronta infatti spese non previste, può incrementare il finanziamento necessario per completare il progetto. È appunto questo il caso di Bechel o dell’intero SLS, i cui costi continuano ad aumentare e sono a carico della NASA.

Con i contratti a prezzo fisso invece, la NASA presenta delle specifiche da soddisfare e un finanziamento ben preciso e limitato che intende fornire. Se l’azienda non è in grado di terminare i lavori con quel budget, saranno a carico suo le ulteriori spese. La NASA ha già sperimentato i contratti a prezzo fisso per grandi progetti, come la costruzione delle capsule Dragon e Starliner. Un altro esempio è la recente assegnazione ad Axiom Space e Collins Aerospace del contratto per la costruzione delle tute spaziali di nuova generazione.

Storicamente i contratti a prezzo variabile sono stati usati per progetti di grandi dimensioni, e di prodotti innovativi, per dividere il rischio di costi eccessivi fra venditore e appaltatore. Quelli a prezzo fisso invece, richiedono un rischio maggiore all’azienda che vende, che deve anche avere ben chiaro i costi e i tempi di sviluppo prima di presentare la sua proposta.

Per quanto riguarda la ML2, un’altra soluzione della NASA è stata quella di sollevare la Bechtel dalla produzione dei cavi di alimentazione dell’SLS, affidandoli ad altre società, con contratti a prezzo fisso.

Il report completo dell’OIG si può leggere qui. 

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Tags: ArtemisLunaMLSLS

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