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CHEOPS, anche l’ESA studierà gli esopianeti

L'ESA si prepara a lanciare il suo satellite per studiare la composizione degli esopianeti

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Febbraio 6, 2020
in Agenzie Spaziali, Approfondimento, Astronomia e astrofisica, ESA, Fisica
Cheops

Render del satellite CHEOPS

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Negli ultimi anni la ricerca astronomica si sta concentrando molto sulla ricerca e lo studio degli esopianeti, cioè pianeti che orbitano attorno ad una stella diversa dal Sole. Gli scienziati si stanno focalizzando soprattutto sulla ricerca di quei corpi celesti che si trovano nella fascia abitabile, ovvero ad una distanza dalla stella tale da consentire all’acqua di rimanere liquida.

Ad aprile del 2018, la NASA ha lanciato TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) a bordo di un Falcon 9 della SpaceX, un telescopio per la ricerca di esopianeti successore di Kepler. TESS possiede 4 telecamere ed è stato progettato per scandagliare lo spazio a 360 gradi.

Quest’anno anche l’Agenzia Spaziale Europea lancerà un telescopio per lo studio degli esopianti: CHEOPS (CHaracterising ExOPlanet Satellite). L’ESA utilizzerà un razzo Soyuz-Fregat per portare in orbita eliosincrona a 700 km di altezza il satellite. La partenza è attualmente prevista per il 17 Dicembre dallo spazioporto di Kourou in Guiana Francese.

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Come è fatto CHEOPS ?

strumenti Cheops
Strumentazione e parti principali di CHEOPS

Si tratta di un piccolo satellite alto 1,5 m con un peso di 280 kg. Il suo scopo sarà quello di studiare e analizzare gli esopianeti che sono già stati scoperti. A differenza di TESS, il satellite dell’ESA studierà gli elementi che compongono i corpi celesti che sono stati scoperti. Si potrà stabilire quindi se sono giganti gassosi, come Giove o Saturno, oppure rocciosi come Terra e Marte.

Per fare questo, CHEOPS è equipaggiato con un unico strumento: un fotometro ad alta precisione con un telescopio dotato di apertura effettiva di 300 mm. Sul lato opposto sono presenti i pannelli solari per l’alimentazione, con un’aerea totale di 2.5 m²  e alcuni radiatori per dissipare il calore. Il satellite dell’ESA rimanderà a Terra 1,2 Gbit di dati che gli scienziati potranno analizzare.

Come studierà gli esopianeti ?

transito esopianeti
Rappresentazione del metodo della fotometria di transito.

Per conoscere la composizione degli esopianeti CHEOPS punterà una stella e ne studierà la luminosità. Questa diminuirà ogni volta che un corpo celeste transiterà davanti ad essa. Studiando e analizzando lo spettro di assorbimento dell’esopianeta sarà possibile stabilirne la composizione e  le dimensioni.

Questo metodo di studio è chiamato fotometria di transito ed è lo stesso impiegato da TESS. A differenza di quest’ultimo però, CHEOPS punterà stelle già note per la presenza di esopianeti e ne analizzerà la composizione grazie allo studio degli spettri luminosi.

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Il futuro della ricerca

TESS e CHEOPS rappresentano un enorme passo avanti nelle tecnologie di ricerca e di studio degli esopianeti ma già si pensa allo step successivo. I prossimi progetti dell’ESA sono già in cantiere e si chiamano Plato e Ariel che studieranno rispettivamente i pianeti con orbite simili alla Terra e la loro composizione chimica.

Studi di questo tipo consentiranno anche di capire la storia dell’universo e comprendere al meglio come si sono formati pianeti simili al nostro intorno ad altre stelle.

incapsulamento Cheops
Il satellite CHEOPS mentre viene montata la sua copertura. Fonte: ESA
Tags: cheopsESAesopianetaKeplertess

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