La missione Draco (Destructive Reentry Assessment Container Object) dell’ESA ha superato la Critical Design Review (CDR). Il progetto può ora passare alla produzione e all’integrazione dell’hardware di volo, in vista del lancio previsto nel 2027.
Draco è un satellite costruito appositamente per distruggersi durante il rientro nell’atmosfera, mentre circa 200 sensori e 4 telecamere registreranno quello che accade al suo interno. L’obiettivo è raccogliere dati diretti su come un satellite si riscalda, si frammenta e brucia durante gli ultimi minuti della propria vita.
Infatti, nonostante migliaia di satelliti e stadi di razzi siano già rientrati nell’atmosfera, questi processi sono ancora ricostruiti soprattutto attraverso simulazioni, test a terra e osservazioni dall’esterno. Riprodurre in laboratorio tutte le condizioni di un vero rientro è infatti molto difficile.
Avevamo parlato nel dettaglio di questa missione qui –> Come conoscere gli ultimi minuti di vita di un satellite? La nuova strategia dell’ESA per studiare il rientro atmosferico
Lo sviluppo della missione è guidato dalla spagnola Indra Group, che ha assunto la responsabilità del progetto dopo l’acquisizione di Deimos, a cui l’ESA aveva assegnato un contratto da 17 milioni di Euro per lo sviluppo di Draco.
Ora che la CDR è stata superata, mei prossimi mesi proseguiranno la costruzione e i test. Tra le prove previste c’è anche un lancio da un pallone aerostatico a circa 25 km di quota, per verificare stabilizzazione, apertura del paracadute e trasmissione dei dati della missione.
Come Draco osserverà la propria distruzione
La missione durerà solamente poche ore. Dopo il lancio, Draco verrà portato su una traiettoria che lo farà rientrare nell’atmosfera terrestre, da un’altezza di circa 1000 km. Durante la discesa il satellite inizierà progressivamente a riscaldarsi e a disintegrarsi, mentre sensori e telecamere raccoglieranno dati sulla temperatura, sulle forze e sulla sequenza con cui le diverse parti del veicolo si rompono.
Il problema è riuscire a salvare queste informazioni prima che anche gli strumenti vengano distrutti. I dati più importanti saranno quindi elaborati direttamente a bordo e trasferiti in una capsula di circa 40 centimetri, progettata per separarsi dal satellite durante il rientro e sopravvivere alle temperature e alle sollecitazioni incontrate nell’atmosfera. Il suo scudo termico utilizza anche sughero portoghese, già sottoposto a prove in condizioni simili a quelle del rientro.
Raggiunti gli strati più densi dell’atmosfera, intorno ai 10 km di quota, la capsula aprirà un paracadute. Durante la discesa tenterà quindi di collegarsi a un satellite per trasmettere i dati raccolti prima di raggiungere la superficie. A seconda del tempo disponibile, ESA prevede di riuscire a inviare tra circa 20 MB e 1 GB di informazioni.
Questi dati serviranno a verificare quanto siano accurati gli attuali modelli utilizzati per prevedere cosa sopravvive al rientro di un satellite. Potranno inoltre essere utilizzati per progettare veicoli che, una volta terminata la missione, si distruggano il più completamente possibile nell’atmosfera, riducendo la probabilità che frammenti raggiungano il suolo. Draco permetterà anche di studiare direttamente anche quali materiali vengono rilasciati nell’atmosfera durante un rientro, un aspetto che sta diventando sempre più importante con l’aumento del numero di satelliti in orbita.











