Un nuovo studio dell’European Southern Observatory (ESO) lancia un nuovo allarme sull’impatto delle grandi costellazioni di satelliti sull’osservazione del cielo. Secondo i ricercatori, i piani attualmente presentati da diverse aziende e agenzie spaziali potrebbero portare in orbita oltre 1.7 milioni di nuovi satelliti, un numero incompatibile con le osservazioni astronomiche da Terra.
Lo studio, accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics, è il primo a stimare non solo gli effetti delle scie luminose lasciate dai satelliti nelle immagini dei telescopi, ma anche l’aumento della luminosità del cielo notturno provocato dalla luce riflessa da un numero così elevato di veicoli in orbita.
Secondo gli autori, per mantenere condizioni compatibili con l’astronomia moderna il numero totale di satelliti dovrebbe restare ben al di sotto delle proposte attuali, con un limite indicativo di circa 100 mila satelliti, purché sufficientemente deboli da non essere visibili a occhio nudo.
Un cielo sempre più luminoso
Negli ultimi anni il numero di satelliti in orbita terrestre è aumentato rapidamente, superando oggi le 14 mila unità, soprattutto per via della costellazione Starlink di SpaceX. Ma le proposte presentate negli ultimi mesi sono molto più ambiziose.
Tra queste c’è il progetto di SpaceX di realizzare grandi data center nello spazio, che richiederebbe fino a 1 milione di nuovi satelliti. A questi si aggiungono altre costellazioni proposte da aziende come E-Space e da operatori cinesi, portando il totale a oltre 1.7 milioni di satelliti.
Secondo le simulazioni dell’ESO, in molte ore della notte centinaia o addirittura migliaia di satelliti sarebbero contemporaneamente visibili nel cielo. Ogni volta che uno di essi attraversa il campo di vista di un telescopio lascia una traccia luminosa che può compromettere le osservazioni, cancellando parte delle informazioni contenute nell’immagine. Nel caso del Very Large Telescope dell’ESO, alcune osservazioni potrebbero perdere fino al 28% del campo inquadrato, mentre strumenti con un campo di vista molto ampio, come il Vera C. Rubin Observatory, potrebbero vedere inutilizzabili gran parte delle immagini raccolte nelle prime ore della notte.
I satelliti-specchio e il problema della luminosità diffusa
Lo studio prende in esame anche progetti ancora più estremi, come quello della startup statunitense Reflect Orbital, che intende mettere in orbita una costellazione di grandi satelliti dotati di specchi per riflettere la luce del Sole verso la Terra durante la notte.

L’azienda prevede di iniziare con un satellite dimostrativo e di arrivare a 50 mila satelliti entro il 2035. Secondo i calcoli dell’ESO, il satellite che illumina una determinata area apparirebbe fino a quattro volte più luminoso della Luna piena, mentre tutti gli altri resterebbero comunque brillanti quanto il pianeta Venere. Anche senza puntare direttamente verso un osservatorio, la loro presenza aumenterebbe sensibilmente la luminosità del cielo.
Oltre alle scie luminose, quindi, milioni di satelliti rifletterebbero continuamente la luce del Sole, creando un fondo luminoso diffuso che renderebbe più difficile osservare gli oggetti più deboli dell’Universo, come galassie lontane, esopianeti e piccoli asteroidi.
Per questo motivo l’ESO, insieme alla Royal Astronomical Society e all’Unione Astronomica Internazionale, ha presentato le proprie osservazioni alla Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti, chiamata a valutare alcune delle richieste di autorizzazione. Secondo gli autori dello studio, limitare il numero e soprattutto la luminosità dei futuri satelliti sarà fondamentale per preservare la possibilità di osservare il cielo notturno dalle grandi infrastrutture astronomiche terrestri.











