Il 30 gennaio SpaceX ha consegnato alla FCC una richiesta di autorizzazioni per un progetto da un milione di satelliti in orbita terrestre bassa. Lo scopo è quello di costruire una rete di data center orbitali, per portare l’elaborazione necessaria al funzionamento dell’Intelligenza Artificale in orbita.
Ormai da diversi mesi è chiaro che questo progetto è lo scopo a medio termine di SpaceX, e per poterlo finanziare hanno deciso di quotarsi in borsa, un’operazione che ora è attesa per giugno 2026 secondo diverse informazioni e indiscrezioni. Con questa quotazione, che potrebbe puntare a 1500 miliardi di valore per SpaceX, puntano a raccogliere circa 50 miliardi di dollari di finanziamenti, che a quanto pare saranno investiti principalmente in Starship e nel progetto dei data center in orbita.
La richiesta alla FCC (Federal Communications Commission) non è un segnale dell’inizio dei lavori, ma rappresenta un passaggio importante con il quale SpaceX chiede i permessi per l’uso futuro di frequenze di comunicazione, ma soprattutto testa la reazione della FCC stessa e della società.
I satelliti della rete di data center di SpaceX (secondo quanto indicato nella comunicazione alla FCC) saranno posti in orbite fra 500 e 2000 km di quota, e funzioneranno su gusci distanziati fra loro di 50 km. L’inclinazione principale di questi satellit sarà di 30 gradi in orbite eliosincrone.
Coma lo fa SpaceX, non lo fa nessuno
Nella comunicazione ufficiale alla FCC, SpaceX scrive che: “Il lancio di un milione di satelliti che operano come data center orbitali è il primo passo verso la trasformazione in una civiltà di livello Kardashev II, in grado di sfruttare tutta la potenza del Sole, supportando al contempo applicazioni basate sull’intelligenza artificiale per miliardi di persone oggi e garantendo il futuro multiplanetario dell’umanità tra le stelle”.

Le cività di Kardashev sono state ipotizzate dallo scienziato russo Nikolaj Kardašëv negli anni ’60. Si tratta di una scala di identificazione di quanto avanzata è una civiltà, basata su quanta energia riesce a sfruttare. Quelle di livello I sfruttano tutta l’energia del proprio pianeta, quelle di tipo II tutta l’energia della propria stella e quelle di III tutta l’energia della propria galassia.
L’uso di questa scala, che è tanto comune a racconti di fantascienza più che alle teorie scientifiche, mostra come SpaceX sia una delle poche realtà al mondo ad avere una visione così di lungo periodo, ma anche così ambiziosa e spregiudicata allo stesso tempo. Una megacostellazione di un milione di satelliti genererebbe sicuramente un avanzamento senza precedenti nel settore dell’IA e delle telecomunicazioni, ma anche problemi infrastrutturari e danni ambientali enormi.
Se per ora il progetto rimane sulla carta, SpaceX ha comunque dimostrato di puntare seriamente a questi obbiettivi depositando questo documento ufficiale alla FCC. Nel frattempo, la direzione è quella di far crescere Starlink il più possibile, e soprattutto quella di rendere operativa Starship il prima possibile. Solo con entrambi i due progetti attivi e funzionanti SpaceX potrà anche solo progettare una costellazione da un milione di satelliti.











