L3Harris Technologies ha completato il progetto definitivo del Next Generation RTG (Next Gen RTG), un generatore RTG di nuova generazione destinato ad alimentare le future missioni NASA nello spazio profondo. Il sistema ha superato la Critical Design Review (CDR) il 2 aprile 2026, una fase che certifica la maturità del progetto e permette di avviare il percorso verso la produzione dei primi modelli.
Gli RTG, acronimo di Radioisotope Thermoelectric Generator, trasformano il calore prodotto dal decadimento del plutonio-238 in energia elettrica. È una tecnologia utilizzata dalla NASA da oltre sessant’anni, indispensabile per le missioni dirette nelle regioni più lontane del Sistema Solare, dove la luce del Sole non è sufficiente per alimentare pannelli solari tradizionali.
Secondo L3Harris, i primi RTG di nuova generazione potrebbero essere pronti all’inizio degli anni 2030. Uno degli utilizzi previsti riguarda la possibile missione NASA verso Urano, la Uranus Orbiter & Probe, considerata una delle priorità scientifiche per il prossimo decennio. La sonda utilizzerebbe due Next Gen RTG non solo per generare elettricità, ma anche per mantenere operative le componenti interne in un ambiente dove le temperature raggiungono valori estremamente bassi.
I nuovi RTG
I nuovi generatori derivano direttamente dagli RTG utilizzati in missioni storiche come Cassini e New Horizons. Presentano, però, una progettazione ottimizzata specificamente per il vuoto dello spazio profondo. A differenza degli MMRTG impiegati oggi dai rover Curiosity e Perseverance su Marte, il Next Gen RTG è progettato per operare esclusivamente nello spazio, cosa che migliora l’efficienza nella dissipazione del calore e nella produzione di energia.
Ogni unità sarà in grado di produrre circa 250 watt all’inizio della missione, mantenendo una massa simile ai sistemi attualmente in uso. Un miglioramento importante per missioni di lunga durata, dove peso disponibile ed energia rappresentano due delle principali limitazioni progettuali.
L’importanza degli RTG è legata soprattutto alla loro affidabilità nel tempo. A differenza dei pannelli solari, che perdono efficacia all’aumentare della distanza dal Sole, questi generatori possono fornire energia continua per decenni. Le sonde Voyager 1 e Voyager 2, lanciate nel 1977 e oggi nello spazio interstellare, continuano ancora a funzionare grazie a questa tecnologia.
La disponibilità dei Next Gen RTG ora in sviluppo potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di missioni verso il Sistema Solare esterno. Oltre all’orbiter di Urano, la NASA starebbe valutando missioni dirette verso Nettuno, Tritone e nuovi oggetti della Fascia di Kuiper, regioni difficilmente raggiungibili con sistemi di alimentazione tradizionali.
Lo sviluppo dovrebbe concludersi nel 2027 con una Production Readiness Review, necessaria per certificare che il sistema possa entrare in produzione.









