La NASA ha inviato il 17 aprile i comandi per spegnere il Low-Energy Charged Particles experiment (LECP) di Voyager 1, uno degli ultimi strumenti scientifici ancora attivi a bordo della sonda spaziale più lontana mai costruita dall’Umanità. La decisione rientra nella strategia con cui il Jet Propulsion Laboratory sta riducendo progressivamente i consumi per prolungare il più possibile la vita operativa della missione.
Il LECP era in funzione quasi senza interruzioni dal 1977, anno del lancio di Voyager 1. Lo strumento misura particelle cariche a bassa energia, tra cui ioni, elettroni e raggi cosmici provenienti sia dal Sistema Solare sia dal resto della nostra galassi.
In quasi mezzo secolo di attività ha contribuito a descrivere la struttura del mezzo interstellare, rilevando fronti di pressione e variazioni nella densità di particelle prima nel Sistema Solare e poi oltre l’eliosfera. Infatti, le due Voyager restano ancora oggi le uniche sonde abbastanza lontane dalla Terra da poter raccogliere dati diretti in questa regione dello spazio.
Un problema di energia
Come Voyager 2, anche Voyager 1 è alimentata da un generatore termoelettrico a radioisotopi, che converte in elettricità il calore prodotto dal decadimento del plutonio. Entrambe le sonde perdono circa 4 watt di potenza ogni anno, e dopo quasi 49 anni nello spazio il margine energetico è diventato molto ridotto. Per questo il JPL ha già spento negli anni strumenti e riscaldatori non essenziali, cercando però di evitare che parti critiche del veicolo, come le linee del propellente, o della comunicazione, si raffreddino troppo.
A rendere più urgente l’intervento è stato un episodio avvenuto durante una manovra di rollio pianificata il 27 febbraio, quando i livelli di potenza di Voyager 1 sono scesi in modo inatteso. Al JPL temevano che un ulteriore calo potesse attivare il sistema di protezione da sottotensione, che avrebbe spento autonomamente alcuni componenti per salvaguardare la sonda, aprendo poi una procedura di recupero lunga e rischiosa. Per questo il team ha scelto di anticipare lo spegnimento del LECP.

I team di scienziati e ingegneri che si occupano delle Voyager avevano comunque definito anni fa l’ordine in cui spegnere progressivamente parti della sonda, così da continuare a preservare la missione. Su Voyager 1, il LECP era il prossimo elemento in lista; su Voyager 2 lo stesso strumento era già stato spento il 24 marzo 2025. Oggi su Voyager 1 restano attivi il Plasma Wave Subsystem e il magnetometro.
Il Big Bang
Data la distanza di oltre 25 miliardi di chilometri dalla Terra, i comandi impiegano circa 23 ore per raggiungere Voyager 1. Lo spegnimento completo richiede poi altre tre ore e un quarto. Una piccola parte del LECP, il motore che fa ruotare il sensore, resterà però alimentata perché consuma soltanto 0,5 watt: mantenerla in funzione aumenta la possibilità di riattivare lo strumento in futuro, nel caso si riesca a recuperare abbastanza energia.
Secondo la NASA, questa scelta dovrebbe garantire a Voyager 1 circa un altro anno di margine operativo. Nel frattempo il team sta preparando una modifica più ampia, soprannominata “Big Bang”, che prevede la sostituzione in blocco di alcuni dispositivi con alternative a più basso consumo. Il test sarà eseguito prima su Voyager 2 tra maggio e giugno 2026, perché è più vicina e dispone di un margine energetico leggermente maggiore. Se funzionerà, la stessa procedura verrà tentata su Voyager 1 non prima di luglio, con la possibilità di riaccendere un giorno anche il LECP.











