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Il James Webb ha trovato possibili nubi di ghiaccio d’acqua su un esopianeta simile a Giove

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Aprile 22, 2026
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Render artistico del pianeta Epsilon Indi Ab, con nubi di ghiaccio d'acqua in cima alla sua atmosfera dominata dall'ammoniaca. Credits: E. C. Matthews, MPIA / T. Müller, HdA

Render artistico del pianeta Epsilon Indi Ab, con nubi di ghiaccio d'acqua in cima alla sua atmosfera dominata dall'ammoniaca. Credits: E. C. Matthews, MPIA / T. Müller, HdA

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Un nuovo studio guidato da Elisabeth Matthews del Max Planck Institute for Astronomy ha analizzato nel dettaglio l’atmosfera di Epsilon Indi Ab, un esopianeta gigante gassoso a pochi anni luce dalla Terra. Grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb, i ricercatori hanno individuato dei segnali inattesi: la possibile presenza di nubi di ghiaccio d’acqua nella sua atmosfera.

Questo risultato è importante perché mette in evidenza i limiti dei modelli attuali utilizzati per descrivere le atmosfere degli esopianeti. Fino ad oggi, molte simulazioni trascuravano la presenza di nubi per semplificare i calcoli, ma le nuove osservazioni suggeriscono che questi elementi possano avere invece un ruolo importante anche in pianeti freddi e lontani dalla propria stella.

Epsilon Indi Ab, a 11.9 anni luce dalla Terra, è un cosiddetto “analogo di Giove”, cioè un pianeta con caratteristiche simili al gigante gassoso del nostro Sistema Solare. Studiare questi oggetti, però, è molto difficile: a differenza dei pianeti caldi e vicini alla loro stella, i gioviani freddi emettono meno radiazione e sono più difficili da osservare con le tecniche tradizionali. Per questo motivo, questo studio rappresenta un passo avanti nella caratterizzazione di pianeti che ricordano quelli del nostro sistema planetario.

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Un Giove più massiccio, e sorprendentemente complesso

Epsilon Indi Ab orbita attorno alla stella Epsilon Indi A, a una distanza circa quattro volte superiore rispetto a quella tra Giove e il Sole. Il pianeta ha una massa pari a circa 7.6 volte quella di Giove, ma un diametro simile. La sua temperatura superficiale è relativamente bassa per un esopianeta studiato con il Webb, compresa tra 200 e 300 Kelvin, rendendolo uno dei casi più simili ai pianeti freddi del Sistema Solare osservati finora.

Per studiarlo, il team ha utilizzato lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) del telescopio spaziale, che vede nel medio infrarosso, sfruttando una tecnica di imaging diretto. Un coronografo ha permesso di bloccare la luce della stella, rendendo visibile il pianeta, mentre specifici filtri hanno consentito di analizzare la composizione dell’atmosfera. Gli astronomi hanno cercato in particolare tracce di ammoniaca (NH₃), una molecola che domina gli strati superiori dell’atmosfera di Giove.

I risultati hanno però mostrato una quantità di ammoniaca inferiore alle aspettative. Questo dato ha portato i ricercatori a ipotizzare la presenza di nubi spesse ma irregolari di ghiaccio d’acqua, capaci di alterare la distribuzione delle molecole osservabili. Una scoperta inattesa, che suggerisce una struttura atmosferica più complessa rispetto a quanto previsto dai modelli teorici.

Confronto tra lo spettro osservato e due modelli atmosferici di Epsilon Indi Ab: uno con nubi di ghiaccio d’acqua e uno senza, con il primo che risulta compatibile con i dati disponibili. Credits: Matthews et al. 2026
Confronto tra lo spettro osservato e due modelli atmosferici di Epsilon Indi Ab: uno con nubi di ghiaccio d’acqua e uno senza, con il primo che risulta compatibile con i dati disponibili. Credits: Matthews et al. 2026

Verso modelli più realistici delle atmosfere esoplanetarie

La scoperta delle nubi su Epsilon Indi Ab mette in evidenza la necessità di migliorare i modelli utilizzati per interpretare i dati osservativi. Finora, molte simulazioni semplificavano le atmosfere esoplanetarie escludendo le nubi, a causa della complessità computazionale che comportano. Tuttavia, le nuove osservazioni indicano che queste strutture possono influenzare significativamente i risultati, tanto da rendere necessaria una revisione degli approcci teorici.

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Lo studio ha anche implicazioni più ampie per la ricerca sugli esopianeti. Le tecniche utilizzate per osservare Epsilon Indi Ab sono infatti un banco di prova per future indagini su pianeti ancora più simili alla Terra. Comprendere come interpretare segnali deboli e complessi è un passaggio fondamentale per arrivare, in futuro, a identificare eventuali tracce di vita su mondi lontani.

Un gran contributo in questo senso potrà arrivare dal Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA, il cui lancio è previsto per settembre 2026. Questo osservatorio sarà in grado di studiare direttamente la luce riflessa dalle nubi, fornendo informazioni complementari a quelle raccolte dal Webb.

Nel frattempo, il team di ricerca prevede di continuare le osservazioni di altri pianeti simili a Giove, ampliando il campione e migliorando la comprensione delle atmosfere dei giganti gassosi freddi.

Lo studio, pubblicato oggi su The Astrophysical Journal Letters, è reperibile qui in versione pre-print.

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Tags: esopianetaghiaccio d'acquaJames Webbnubipianeti extrasolari

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