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In orbita i primi due satelliti della rete CELESTE LEO-PNT dell’ESA, con un razzo Electron

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Marzo 28, 2026
in Agenzie Spaziali, ESA, News, Rocket Lab, Satelliti
La partenza del razzo Electron di Rocket Lab dalla Nuova Zelanda il 28 marzo 2026, con a bordo i primi due satelliti della costellazione CELESTE LEO-PNT dell'ESA.

La partenza del razzo Electron di Rocket Lab dalla Nuova Zelanda il 28 marzo 2026, con a bordo i primi due satelliti della costellazione CELESTE LEO-PNT dell'ESA.

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Alle 10:14 italiane del 28 marzo 2026 sono partiti dalla Nuova Zelanda i primi due satelliti della costellazione CELESTE dell’ESA. Il lancio è avvenuto con un razzo Electron di Rocket Lab, per la missione “Daughter of the Stars”. I satelliti, chiamati IOD-1 e IOD-2 (In Orbit Demonstration), sono stati rilasciati correttamente in un’orbita quasi polare poco meno di un’ora dopo la partenza.

Si dei primi dimostratori del programma CELESTE LEO-PNT, un progetto con cui l’ESA vuole testare un nuovo modo di fornire servizi di navigazione satellitare dall’orbita terrestre bassa, affiancando sistemi come Galileo con satelliti più vicini alla Terra. Non è ancora una costellazione operativa, ma un primo passo concreto per verificare tecnologie che finora erano solo sulla carta.

IOD-1 e IOD-2 sono stati costruiti da GMV e Thales Alenia Space come prime contractor, che si occupano anche delle operazioni e del segmento di terra. Con questo lancio, il programma entra ora nella sua fase più importante: quella dei test in orbita.

Sei mesi di test in orbita

I due satelliti resteranno operativi per circa sei mesi, durante i quali serviranno a testare le tecnologie che verranno poi utilizzate nella costellazione CELESTE. Forniranno collegamenti in banda L, già utilizzata nei sistemi di navigazione, ma soprattutto proveranno l’uso della banda S, una novità per l’ESA in questo campo.

Un render dei primi due satelliti della costellazione CELESTE dell'ESA.
Un render dei primi due satelliti della costellazione CELESTE dell’ESA.

L’obiettivo è capire come una costellazione in orbita bassa possa supportare Galileo, rendendo i servizi di navigazione più resilienti. Satelliti su orbite diverse e segnali su più bande possono infatti aiutare a ridurre i rischi legati a interferenze, spoofing o anche a possibili attacchi ai satelliti stessi. Non a caso, CELESTE rientra nel programma ERS (European Resilience from Space), pre-approvato durante l’ultima ministeriale ESA di Brema.

Nel frattempo, Thales Alenia Space ha confermato di essere al lavoro sui prossimi quattro satelliti, previsti per il 2027. Tra le possibili applicazioni future c’è anche quella dei servizi di comunicazione Direct to Device per emergenze.

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Tags: CELESTE LEO-PNTElectronESARocket LabsatellitiThales Alenia Space

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