Un segnale elettromagnetico osservato nell’alta atmosfera di Marte potrebbe rappresentare la prima rilevazione orbitale di un’onda Whistler, compatibile con una scarica elettrica sul Pianeta Rosso. Il dato arriva dall’analisi delle misurazioni raccolte negli ultimi dieci anni dalla missione Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) della NASA, ed è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science Advances.
Non si tratta della prima indicazione di fenomeni elettrici su Marte. Nel 2025, il rover Perseverance della NASA aveva registrato segnali elettrici e acustici durante le tempeste di polvere, interpretati come possibili scariche elettrostatiche locali. Tuttavia, in quel caso si trattava di misure effettuate al suolo. L’osservazione di MAVEN è diversa: riguarda un segnale captato in orbita e presenta caratteristiche tipiche delle onde Whistler, impulsi a bassa frequenza che, sulla Terra, sono di solito prodotti dai fulmini e si propagano lungo le linee del campo magnetico.
L’evento individuato da MAVEN è durato circa 0.4 secondi e ha mostrato una dispersione in frequenza fino a 110 Hz, ovvero una firma che è coerente con quella associata a scariche elettriche in presenza di un campo magnetico. Marte, però, non possiede un campo magnetico globale attivo, cosa che rende questo tipo di rilevazione particolarmente complesso.

Onde Whistler e il ruolo dei campi magnetici locali su Marte
Le onde Whistler sono segnali radio a bassa frequenza generati da una scarica elettrica. L’impulso prodotto si propaga attraverso la ionosfera seguendo le linee del campo magnetico. Durante il percorso, le frequenze più basse rallentano maggiormente rispetto a quelle più alte, creando una dispersione che costituisce una firma riconoscibile.
Sulla Terra il fenomeno è comune, ma su Marte l’assenza di un campo magnetico globale sembrava limitarne la possibilità. Il pianeta conserva però campi magnetici locali nella crosta, distribuiti in modo irregolare e più intensi soprattutto nell’emisfero sud. In presenza di un orientamento favorevole, queste linee di campo possono guidare la propagazione di un impulso elettromagnetico dalla bassa atmosfera fino all’orbita.
Simulazioni e test di laboratorio suggeriscono che scariche elettriche possano formarsi durante le tempeste di polvere marziane. L’attrito tra i granelli genera cariche elettriche che, se accumulate a sufficienza, possono produrre una scarica. I ricercatori hanno utilizzato modelli teorici per verificare che un segnale generato vicino alla superficie potesse effettivamente raggiungere la sonda seguendo le linee di campo locale. Anche se non è stato possibile individuare l’origine precisa dell’evento, il segnale osservato è compatibile con questo scenario.

Un evento raro
Tra oltre 108 mila misurazioni analizzate, solo una ha mostrato le caratteristiche di un’onda Whistler. Questo suggerisce che fenomeni di questo tipo, se presenti, siano rari, deboli, o comunque molto difficili da intercettare.
Perché il segnale fosse registrato, si sono dovute verificare condizioni molto specifiche: il campo magnetico locale doveva essere sufficientemente intenso e orientato quasi verticalmente; l’osservazione doveva avvenire sul lato notturno del pianeta; la struttura della ionosfera doveva consentire la propagazione dell’onda. Secondo l’analisi statistica, configurazioni magnetiche favorevoli si presentano in meno dell’1% dei casi esaminati.
Il risultato non conferma in modo definitivo l’esistenza di fulmini come quelli terrestri, ma rappresenta la prima evidenza orbitale di un segnale compatibile con una scarica elettrica marziana. Insieme alle misure effettuate in superficie da Perseverance, il dato contribuisce ad avere un quadro più completo dell’attività elettrica nell’atmosfera di Marte e dei processi che possono svilupparsi durante le tempeste di polvere.











