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In orbita i primi due satelliti del data center orbitale di Axiom Space

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Marzo 19, 2026
in News, Space economy, SpaceX
kepler

Satelliti Kepler poco prima del rilascio in orbita.

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L’11 gennaio 2026 SpaceX ha portato a termine una missione del programma Rideshare chiamata Twilight. A bordo del Falcon 9, partito dalla base militare di Vandenberg, in California, si trovavano 40 satelliti, tra cui il telescopio spaziale Pandora della NASA. Questo satellite avrà il compito di studiare 20 esopianeti, durante il suo primo anno di operatività, per analizzarne l’atmosfera.

Il nome Twilight della missione deriva dal fatto che i satelliti sono stati rilasciati in orbita eliosincrona crepuscolare, ciò significa che orbiteranno sempre lungo la linea di confine tra giorno e notte, dove il Sole è sempre all’orizzonte. Solitamente le missione rideshare di SpaceX hanno infatti nomi diversi a seconda delle orbite di destinazione. Quelle eliosincrone, le più famose, si chiamano missioni Transporter.

Il secondo stadio del Falcon 9 di SpaceX ha anche rilasciato 10 satelliti realizzati da Kepler Communications. L’obiettivo è la creazione di una infrastruttura per elaborazione trasferimento dati nello spazio. I satelliti di Kepler possono trasportare payload di terze parti, come avvenuto proprio in questa missione.

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A bordo dei satelliti di Kepler erano infatti presenti anche i primi due nodi di Axiom, destinati a costituire il nucleo iniziale dei futuri data center in orbita dell’azienda. Axiom e Kepler collaborano a questo progetto dal 2023, con l’obiettivo di sviluppare un’infrastruttura per l’elaborazione e il trasferimento di dati direttamente nello spazio.

I satelliti della costellazione di Kepler fotografati prima dell'integrazione e lancio. Credits: Kepler Inc.
I satelliti della costellazione di Kepler fotografati prima dell’integrazione e lancio. Credits: Kepler Inc.

Primi data center in orbita

Grazie a SpaceX e tramite la collaborazione con Kepler, sono arrivati in orbita i primi due nodi dell’Orbital Data Center (ODC) di Axiom Space, chiamati ODC-1 e 2. L’obiettivo di Axiom è quello di realizzare una piattaforma di cloud computing spaziale scalabile. Questo permetterà l’elaborazione dei dati direttamente nello spazio e inviarli sulla terra ad alta velocità.

Axiom aveva annunciato questo progetto ad aprile dello scorso anno, durante il National Space Symposium di Colorado Springs. In quell’occasione, Axiom aveva dichiarato che i nodi ODC sono dotati di collegamenti in grado di trasferire dati con una velocità di  2,5 Gbps.
Il lancio dei due ODC segue l’invio sulla ISS dell’Axiom Orbital Data Center Node (AxODC) avvenuto ad agosto grazie alla missione CRS-33. Questa unità ha permesso ad Axiom non solo di aumentare le capacità di calcolo sulla Stazione Spaziale, ma anche di testarne i suoi diversi sistemi in orbita.

Kepler prevede di continuare lo sviluppo della propria rete e dei satelliti, aumentando progressivamente le prestazioni e introducendo collegamenti ottici sempre più avanzati, fino a 100 gigabit. I dieci satelliti lanciati l’11 gennaio hanno una massa di circa 300 kg ciascuno e montano terminali laser ad alta capacità compatibili con gli standard della Space Development Agency. Questa compatibilità permetterà in futuro ai satelliti di Kepler di collegarsi anche alla rete militare che la SDA sta realizzando in orbita.

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Inizia così ufficialmente la corsa ai data center nello spazio, un settore che attira sempre più aziende anche per la crescente domanda legata all’uso intensivo dell’intelligenza artificiale. A novembre, grazie a una missione rideshare di SpaceX, è arrivato in orbita Starcloud-1, un satellite prototipo per testare i sistemi dei futuri data center sviluppati da Starcloud.

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Tags: Axiom SpaceData centerLancioSpaceXStarcloudTwilight

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