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Il James Webb ha trovato un disco che potrebbe formare lune attorno a un giovane esopianeta

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Settembre 29, 2025
in Astronomia e astrofisica, News, Scienza
Rappresentazione artistica di un disco di polvere e gas che circonda il giovane esopianeta CT Cha b, a 625 anni luce dalla Terra. I dati spettroscopici del James Webb suggeriscono che il disco contiene le materie prime per la formazione di una luna. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, G. Cugno (University of Zürich, NCCR PlanetS), S. Grant (Carnegie Institution for Science), J, Olmsted (STScI), L. Hustak (STScI)

Rappresentazione artistica di un disco di polvere e gas che circonda il giovane esopianeta CT Cha b, a 625 anni luce dalla Terra. I dati spettroscopici del James Webb suggeriscono che il disco contiene le materie prime per la formazione di una luna. Credits: NASA, ESA, CSA, STScI, G. Cugno (University of Zürich, NCCR PlanetS), S. Grant (Carnegie Institution for Science), J, Olmsted (STScI), L. Hustak (STScI)

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Il telescopio spaziale James Webb ha permesso le prime misurazioni dirette delle proprietà chimiche e fisiche di un disco di gas e polveri attorno a un giovane pianeta, dove potrebbe essere in corso la formazione di lune.

Il disco, ricco di carbonio, avvolge l’esopianeta CT Cha b, situato a circa 625 anni luce dalla Terra. Anche se non sono state rilevate lune direttamente, l’osservazione fornisce una finestra su un vero e proprio “cantiere” della formazione lunare, ancora in fase embrionale, dove indagare i processi chimici che potrebbero condurre alla nascita di satelliti naturali.

La stella attorno a cui orbita il pianeta ha solo 2 milioni di anni e continua ad accrescere materiale, tuttavia il disco individuato non è parte del disco circumstellare: i due sistemi distano circa 74 miliardi di km.

La chimica del disco

Le osservazioni sono state ottenute con lo strumento MIRI (Mid‑Infrared Instrument) del telescopio Webb, nella modalità spettrografica a media risoluzione. Un’analisi preliminare dei dati d’archivio di Webb ha mostrato la presenza di molecole nella zona in cui si trova il pianeta.

Per confermare questi segnali, i ricercatori hanno dovuto isolare la debole luce emessa dal pianeta dal forte bagliore della stella madre, utilizzando tecniche di osservazione ad alto contrasto. In questo modo è stato possibile individuare sette molecole a base di carbonio, tra cui acetilene (C₂H₂) e benzene (C₆H₆). Questa chimica ricca di carbonio contrasta nettamente con quella del disco attorno alla stella madre, dove è stata osservata acqua ma non tracce di carbonio nelle stesse condizioni. Ciò suggerisce che in appena 2 milioni di anni i dischi planetari e stellari possano divergere chimicamente in modo rapido.

La distinzione chimica tra i due dischi diventa un elemento chiave: indica che il disco intorno a CT Cha b non è semplicemente una parte del disco più grande, ma un ambiente separato che evolve in maniera autonoma. Questa diversità molecolare racchiude indizi utili sui processi che guidano la formazione di lune, e potrebbe offrire un confronto diretto con la chimica dei satelliti nel Sistema Solare primordiale.

Il grafico mostra il rapporto tra C₂H₂ e H₂O in funzione della luminosità della stella: il disco di CT Cha b ha molta più C₂H₂ rispetto all’acqua, mentre in quello di CT Cha A l’acetilene non è stato rilevato. Credits: Cugno et al. 2025
Il grafico mostra il rapporto tra C₂H₂ e H₂O in funzione della luminosità della stella: il disco di CT Cha b ha molta più C₂H₂ rispetto all’acqua, mentre in quello di CT Cha A l’acetilene non è stato rilevato. Credits: Cugno et al. 2025

Implicazioni per la formazione di lune e prospettive future

Da decenni i modelli propongono che le lune giganti come le quattro medie lune di Giove si siano formate in dischi attorno ai pianeti in formazione, dischi schiacciati e co‑planari. Le osservazioni di Webb mettono per la prima volta alla prova queste teorie: il disco attorno a CT Cha b potrebbe essere un “laboratorio” in cui condensa materiale per future lune. Le caratteristiche chimiche, specialmente la prevalenza di composti carboniosi, sollevano domande su come e con quali tempi questi oggetti terrestri o ghiacciati possano emergere.

Nei prossimi mesi il team intende estendere lo studio ad altri esopianeti con potenziali dischi, per comprendere la varietà delle proprietà fisico-chimiche nei sistemi in formazione. Queste indagini offriranno confronti empirici che mancano finora nella letteratura osservativa.

Nel frattempo, la scoperta apre la strada a osservazioni future con telescopi alle lunghezze d’onda submillimetriche, ottiche o radio, che potrebbero catturare emissioni complementari (ad esempio, osservazioni con il radiotelescopio ALMA).

Lo studio contenente i risultati, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, è reperibile qui.

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Tags: discoesolunaesopianetaEsopianetiJames Webbpianeta extrasolare

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