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La missione Hera ha osservato i suoi primi asteroidi, mentre è in viaggio verso Didymos

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Agosto 6, 2025
in Agenzie Spaziali, ESA, Esplorazione spaziale, News, Scienza, Sistema solare
A sinistra, un render della sonda Hera. A destra, uno stacking di diverse riprese dell'asteroide (1126) Otero ottenute l'11 maggio 2025 quando la sonda si trovava a 2.8 milioni di km di distanza. Credits: ESA/Science Office, composizione Astrospace.it

A sinistra, un render della sonda Hera. A destra, uno stacking di diverse riprese dell'asteroide (1126) Otero ottenute l'11 maggio 2025 quando la sonda si trovava a 2.8 milioni di km di distanza. Credits: ESA/Science Office, composizione Astrospace.it

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La sonda Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), attualmente in viaggio verso il sistema binario di asteroidi Didymos–Dimorphos, ha di recente eseguito le prime osservazioni di due oggetti: l’asteroide (1126) Otero e (18805) Kellyday. Anche se distanti e deboli, queste immagini rappresentano un’importante prova operativa della Asteroid Framing Camera (AFC), il sensore ottico che guiderà la sonda nel suo avvicinamento a Didymos nel 2026.

Il 7 ottobre 2024 Hera è partita dalla Terra, dopodiché a marzo 2025 ha sfruttato un sorvolo gravitazionale di Marte per correggere la traiettoria verso la Fascia Principale degli asteroidi. L’11 maggio 2025, a circa 3 milioni di km da Otero, Hera l’ha immortalato con la AFC: l’asteroide è apparso come un puntino di luce in movimento, appena distinguibile tra le stelle. L’osservazione ha dato l’opportunità di mettere alla prova sia le capacità ottiche, sia la reattività operativa della missione.

Tra maggio e luglio 2025 Hera ha orientato la AFC anche su Kellyday, un oggetto circa 40 volte più debole di Otero. Nonostante la luminosità molto bassa, la camera è riuscita a rilevarlo, confermando la sensibilità del sistema. Questi test anticipati servono a simulare le condizioni di primo avvicinamento a Didymos, dove l’obiettivo sarà anch’esso visibile inizialmente solo come un punto debole tra le stelle.

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Test operativo della camera AFC

Durante la fase di crociera, Hera ha sfruttato una finestra temporale libera da altre attività per procedere con osservazioni non pianificate di asteroidi. Dopo un’analisi attenta delle orbite note, è stato selezionato Otero come primo bersaglio, grazie alla sua luminosità e traiettoria ben documentata.

Le operazioni hanno richiesto appena un paio di settimane: i team di Flight Dynamics e Flight Control di ESOC hanno predisposto le manovre, attivando sequenze di puntamento e ripresa sul target. L’osservazione di Otero è durata tre ore, con scatti ogni sei minuti. Allineando i campi stellari in post‑processing è stato possibile realizzare un timelapse del movimento relativo.

Hera’s team @esaoperations used the spacecraft to observe two asteroids at short notice.

This is a hot topic, as scientists discuss the possibility of using existing spacecraft to observe high-priority, deep-space objects like 2024 YR4 or 3I/ATLAS.

Asteroid (1126) Otero 👇 pic.twitter.com/6Ryv2dT9Nv

— ESA’s Hera mission (@ESA_Hera) August 6, 2025

Questo test ha confermato che Hera può riprogrammarsi durante la crociera per osservare nuovi target, dimostrando una flessibilità operativa significativa per missioni nello spazio profondo.

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Implicazioni per la difesa planetaria

Pur non avendo scopi scientifici primari, le osservazioni di Otero e Kellyday hanno valore strategico: mostrano che una sonda in viaggio può essere utilizzata per osservazioni di emergenza su asteroidi potenzialmente pericolosi.

In casi reali, come la scoperta dell’oggetto near Earth 2024 YR4, operazioni simili potrebbero fornire dati qualitativi utili sul momento dell’orbita, contribuendo a valutazioni sull’impatto con la Terra. In un altro caso, l’oggetto interstellare 3I/ATLAS in avvicinamento al Sistema Solare avrebbe potuto essere osservato da una missione opportunamente posizionata, offrendo ancor più informazioni agli astronomi.

Test della fotocamera AFC di Hera con una ripresa dell'asteroide Kellyday, ottenuta il 19 luglio 2025 mentre la sonda era a circa 6 milioni di km di distanza. Credits: ESA
Test della fotocamera AFC di Hera con una ripresa dell’asteroide Kellyday, ottenuta il 19 luglio 2025 mentre la sonda era a circa 6 milioni di km di distanza. Credits: ESA

L’ultimo test con Kellyday, circa 40 volte più debole di Otero, ha spinto Hera ai suoi limiti ottici e di elaborazione dei dati, fornendo comunque un segnale visibile. Ciò aumenta la fiducia nella capacità della AFC di rilevare Didymos quando inizierà ad apparire come punto luminoso debole, garantendo che l’asteroide resti centrato nel campo visivo durante le manovre di avvicinamento.

Questi risultati, quindi, non solo preparano Hera alla fase critica del rendezvous con Didymos–Dimorphos a fine 2026, ma suggeriscono anche un modello operativo replicabile per osservazioni rapide in missioni future di difesa planetaria.

Potrebbe interessarti –> Tutti i dettagli sulla missione europea Hera, verso il sistema binario di asteroidi Didymos

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Tags: asteroidiDifesa planetariaESAHERASistema solare

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