A dicembre l’Europa potrebbe decidere di dotarsi di una capacità propria per portare astronauti in orbita. Lo ha confermato il Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher nella conferenza stampa di giovedì 22 ottobre a Parigi, al termine del 350esimo Consiglio dell’Agenzia.
Il Consiglio si è riunito mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre nella sede centrale dell’ESA. È stato l’ultimo prima della Ministeriale intermedia (IMM26), che si terrà a Roma il 15 dicembre. Insieme ad Aschbacher hanno parlato Juan Carlos Cortés, presidente del Consiglio a livello di delegati, e diversi direttori dell’Agenzia.
Il volo umano europeo sul tavolo dei ministri
Rispondendo ad una domanda, Aschbacher ha spiegato che tra le decisioni preparate per Roma c’è un pacchetto completo per il volo umano europeo. Comprende un razzo europeo, una capsula europea e tutte le operazioni gestite dall’Europa: dal sistema di fuga, al lancio, al recupero degli astronauti, fino alla destinazione in orbita bassa. Sono stati gli Stati membri a chiedere all’ESA di preparare questo pacchetto. A decidere però saranno i ministri, e per ora, ha precisato Aschbacher, non sappiamo cosa verrà approvato.
La base di partenza è Europe’s Future in Space Exploration, la proposta di Aschbacher discussa in questo Consiglio. Risponde all’appello firmato dagli Stati membri il 9 settembre all’International Space Summit di Parigi, che indicava tre priorità: restare in orbita bassa dopo la Stazione Spaziale Internazionale, rafforzare la presenza europea sulla Luna e guardare verso Marte. Secondo l’ESA si tratta di un percorso scalabile e finanziariamente sostenibile, che bilancia autonomia e cooperazione internazionale. Quanto costerà, per ora, non è stato detto.
La Ministeriale intermedia era stata annunciata dopo il Consiglio di giugno. Le vere decisioni di programma e di budget arriveranno solo con la Ministeriale del 2028 (CM28). A Roma si potranno quindi avviare i primi lavori preparatori, ma solo con i fondi già stanziati.
Si è parlato anche di Unione Europea, che sta negoziando il nuovo bilancio pluriennale 2028-2034, l’EU Space Act e il regolamento dell’EUSPA, l’agenzia spaziale dell’UE. L’ESA chiede una divisione dei compiti chiara, e che le attività spaziali dell’Unione continuino a basarsi sulle competenze costruite dall’Agenzia. Insomma, l’ESA non vuole perdere peso nella governance dello spazio europeo. Infine il Consiglio ha nominato due nuovi direttori, in carica dall’1 gennaio 2027: Andrzej Banasiak alla Commercializzazione e Partnership industriali, e Nicolaus Hanowski alle Operazioni spaziali.
Ariane 6, la turbopompa e i booster
Ariane 6 non vola dal 27 agosto, quando ha portato in orbita il satellite meteorologico MTG-I2, per un problema a una turbopompa. Secondo Géraldine Naja, direttrice dei trasporti spaziali in ESA, il componente è stato testato e i risultati sono buoni: tra due anni, ha detto, sarà solo un piccolo episodio nella vita del lanciatore. Ariane 6 tornerà a volare a novembre con una missione per Amazon, e a dicembre lancerà MetOp-SG, il cui satellite è già stato spedito alla base di lancio. In totale sarebbero sei lanci nel 2026, contro gli otto previsti a inizio anno.

Per il 2027 il piano prevede almeno nove lanci, forse dieci. Sembrano pochi, ma Naja ha ricordato che nei requisiti del 2014 i lanci Ariane 62, con due booster laterali, dovevano essere più numerosi di quelli Ariane 64, che ne hanno quattro. Oggi invece si vola quasi solo con la versione 64, e quindi a parità di lanci la massa portata in orbita è già cresciuta di oltre il 40%. Il rovescio della medaglia è che servono il doppio dei booster, ed è proprio lì il collo di bottiglia della produzione. Secondo le stime dell’ESA, oltre i 13-14 lanci all’anno servirebbe una seconda rampa a Kourou, che comunque non arriverebbe prima del 2031-2032.
Il tema della cadenza va oltre Ariane 6. Aschbacher ha spiegato che le stime sulla domanda di lanci verso il 2030 indicano una probabile carenza. Per questo l’ESA sta raccogliendo dati da Arianespace, ArianeGroup, CNES, Avio e dalle aziende dell’European Launcher Challenge, e conta di presentare un’analisi tra fine anno e inizio 2027.
Space Rider, Themis e MaiaSpace
Le notizie meno positive riguardano Space Rider, il veicolo riutilizzabile senza equipaggio dell’ESA. Il 6 ottobre, in un poligono militare in Sardegna, un modello in scala reale è stato sganciato da un elicottero a circa 3 km di quota, per il test completo del sistema di discesa e atterraggio. Il primo paracadute (drogue) si è aperto regolarmente, ma durante l’apertura del parafoil, la vela che guida il veicolo fino a terra, la vela si è staccata e il modello si è schiantato al suolo. Naja ha affermato che tutti i pezzi sono stati recuperati, che è stata nominata una commissione d’indagine e che la causa non è ancora nota. Il calendario di test non dovrebbe subire grossi ritardi, ma si pronunceranno una volta terminata l’indagine.
Nel frattempo Themis, il dimostratore europeo di primo stadio riutilizzabile, ha invece completato con successo il 29 settembre un secondo test WDR (Wet Dress Rehearsal), alla base di Esrange a Kiruna. Il primo hop test dovrebbe avvenire entro giugno 2027. Difficilmente si farà prima della pausa invernale, ma la decisione arriverà entro fine novembre.

E poi c’è MaiaSpace. Isar Aerospace, RFA e PLD Space hanno firmato ad agosto i contratti dell’European Launcher Challenge, mentre quello di MaiaSpace è ancora in trattativa. Secondo Naja la firma è questione di giorni. La differenza è che MaiaSpace è l’unica delle quattro aziende ad aver chiesto un sostegno sotto forma di contratti di lancio, invece che di fondi per lo sviluppo, e questo ha reso la trattativa più complessa.
IRIS²
Su IRIS², la costellazione europea per le comunicazioni sicure, Laurent Jaffart, direttore ESA per Resilienza, Navigazione e Telecomunicazioni, ha risposto ai dubbi su due fornitori.
Il primo è Aerospacelab, azienda belga con una fabbrica nuova, che costruirà le piattaforme dei satelliti in orbita bassa. Il secondo è SES, che fa parte del consorzio che gestisce IRIS² e realizzerà i payload per l’orbita media.
Per contenere i rischi, l’ESA ha fatto revisioni preliminari di progetto con entrambe le aziende, ha verificato le loro catene di fornitura e avrà proprio personale presente in modo stabile nelle loro sedi. Secondo Jaffart nessuna delle due è davvero alle prime armi, perché Aerospacelab ha già satelliti funzionanti in orbita e SES ha investito molto in ricerca e sviluppo. In ogni caso, ha detto, l’ESA li terrà d’occhio.










