Il 13 ottobre, alle 12:33 italiane, un’altra capsula Dragon di SpaceX è partita alla volta della Stazione Spaziale Internazionale, questa volta senza astronauti a bordo. Si tratta infatti di una Dragon in versione cargo, impegnata nella missione CRS-35. Il lancio è avvenuto dallo Space Launch Complex 40 e la Dragon impiegherà ben 52 ore per raggiungere la ISS. L’attracco è infatti previsto per il 15 ottobre intorno alle 17:00 italiane.
Per questa missione, sia il primo stadio sia la Dragon sono riutilizzati. Il booster è infatti al suo ottavo volo, ed effettuerà un rientro alla Landing Zone 40. Per la Dragon, invece, si tratta della quarta missione di rifornimento.
Dragon separation confirmed. Autonomous docking with the @Space_Station on Wednesday, October 15 at ~11:00 a.m. ET
— SpaceX (@SpaceX) October 13, 2026
Il carico comprende oltre 2800 kg di materiali destinati agli astronauti e alle attività scientifiche in orbita. A bordo ci sono anche gli ultimi due pannelli iROSA, progettati per aumentare la produzione elettrica della Stazione. La loro installazione completerà il programma di potenziamento energetico avviato nel 2021.
Dall’inizio di ottobre, la ISS è stata interessata da un intenso traffico di capsule Dragon. L’1 ottobre ha raggiunto la stazione l’equipaggio della missione Crew-13, a bordo della Dragon Grace. L’8 ottobre, invece, è tornato sulla Terra l’equipaggio di Crew-12 a bordo della Dragon Freedom, dopo una permanenza nello spazio durata 237 giorni.
iROSA, il potenziamento energetico della ISS
I pannelli solari iROSA (International Space Station Roll-Out Solar Arrays) sono il carico più importante della missione CRS-35. La loro installazione completerà il programma di potenziamento della produzione elettrica della ISS, iniziato nel 2021. I nuovi pannelli affiancano quelli originali, entrati in servizio a partire dal dicembre 2000. Questi ultimi continuano a funzionare, ma mostrano il naturale degrado delle prestazioni dopo anni di esposizione all’ambiente spaziale.
Il programma iROSA ha già portato sulla ISS tre coppie di pannelli solari. La prima coppia è partita il 3 giugno 2021 con la missione CRS-22, la seconda il 26 novembre 2022 con CRS-26 e la terza il 6 giugno 2023 con CRS-28. Gli astronauti hanno poi installato i pannelli durante apposite attività extraveicolari.

La tecnologia Roll-Out Solar Array utilizza una struttura flessibile che si apre gradualmente, senza richiedere i tradizionali meccanismi di dispiegamento rigidi. Ogni pannello può generare oltre 20 kW di potenza elettrica. Una volta completato il programma, la stazione potrà disporre di una potenza complessiva fino a circa 215 kW durante le fasi illuminate dall’orbita.
L’incremento sosterrà le attività scientifiche e operative della ISS fino al suo ritiro, previsto nel 2030. Contribuirà anche a mantenere le capacità della stazione durante gli ultimi anni di servizio, compresa la preparazione al suo futuro deorbit controllato.
Nuovi esperimenti scientifici in microgravità
Oltre ai pannelli solari, la Dragon ha trasportato diversi esperimenti destinati a studiare fenomeni difficili da riprodurre sulla Terra. LambdaVision-1 studia la produzione di retine artificiali attraverso la deposizione di sottili strati proteici. La microgravità potrebbe favorire la formazione di strati più uniformi e stabili, con possibili applicazioni per pazienti affetti da malattie retiniche oggi incurabili.
L’esperimento Stellar Spheroids analizza invece la crescita di modelli tridimensionali di tessuto cardiaco umano. I ricercatori vogliono capire se la microgravità favorisca lo sviluppo di reti vascolari più complesse. I risultati potrebbero migliorare i modelli utilizzati per studiare le malattie e testare nuovi farmaci.
ELF-Unconventional Glass 2 esamina la formazione di vetri realizzati con elementi non convenzionali. I ricercatori osserveranno il comportamento del materiale fuso in orbita, e analizzeranno i campioni dopo il ritorno sulla Terra. Anche l’esperimento MINDS studia un tema biomedico, utilizzando organoidi cerebrali per approfondire i processi infiammatori legati alle malattie neurodegenerative.
La missione riporterà inoltre sulla Terra componenti tecnici rimossi dalla ISS, compreso un giunto del braccio robotico Canadarm2. Gli specialisti potranno esaminarli per individuare eventuali guasti e valutare possibili interventi di riparazione.











