La NASA ha pubblicato un nuovo aggiornamento sul programma Moon Base, il piano con cui vuole costruire una base lunare al Polo Sud lunare. Questa volta l’Agenzia non ha annunciato nuovi contratti o modifiche all’architettura generale, ma ha riunito in un unico aggiornamento lo stato dei principali lander commerciali e di alcune tecnologie destinate alle operazioni di superficie. L’aggiornamenti riguarda in particolare i lander del programma CLPS di Blue Origin, Firefly Aerospace, Intuitive Machines, Voyager Technologies e Northrop Grumman.
Da marzo la NASA sta comunicando i progressi della Moon Base con una frequenza ormai quasi mensile. Il programma è stato presentato il 24 marzo durante l’evento Ignition e il 26 maggio è arrivato un primo aggiornamento sulle missioni, sui rover e sui contratti, seguito il 30 giugno da una nuova conferenza dedicata alle missioni scientifiche previste dal 2028.
L’appuntamento di agosto è il primo aggiornamento senza una conferenza stampa e senza una nuova press release. La NASA ha pubblicato un articolo accompagnato soprattutto da un video, nel quale si vedono più operazioni di assemblaggio e collaudo e alcune brevi interviste ai tecnici coinvolti.
La prima fase dell’architettura, in corso fino al 2029, prevede più di venti allunaggi robotici, principalmente adibiti al trasporto cargo, mobilità, comunicazioni, produzione e distribuzione dell’energia, strumenti scientifici e sistemi capaci di operare per lunghi periodi nell’ambiente lunare. Le missioni CLPS avranno quindi anche il compito di rendere più regolare la catena logistica tra la Terra e la superficie. Nel 2026 dovrebbero partire 3 di queste missioni CLPS.
Di seguito, il video completo di aggiornamento della NASA, che oltre a riassumere le notività che riportiamo qui di seguito, presenta anche alcune interviste con rappresentanti delle diverse aziende spaziali coinvolte.
Il Blue Moon di Blue Origin
Blue Origin sta completando l’integrazione di Blue Moon MK1, il lander cargo chiamato Endurance. Il veicolo ha concluso una campagna di prove ambientali, compreso un test termo-vuoto al Johnson Space Center. In queste camere vengono riprodotti il vuoto e gli estremi termici attesi nello spazio, verificando il comportamento del veicolo e dei suoi sottosistemi prima del volo.
Struttura, propulsione e avionica risultano assemblate. I prossimi controlli riguarderanno i cablaggi attraverso cui i diversi sistemi e i payload scambieranno alimentazione e dati. Sono stati inoltre completati i test di comunicazione con il Tracking and Data Relay Satellite System e con il Deep Space Network della NASA.
Il prossimo passaggio più delicato sarà il caricamento dei propellenti criogenici, una delle ultime prove prima dell’integrazione per il lancio. Endurance dovrà dimostrare un allunaggio di precisione, svolgere misure dell’ambiente lunare e collaudare sistemi autonomi che potranno essere utilizzati nelle missioni successive della Moon Base.
Blue Ghost ed Elytra di Firefly
Blue Ghost Mission 2 sarà molto diversa dalla prima missione lunare di Firefly. Il lander verrà collocato sopra Elytra, il veicolo orbitale dell’azienda, formando un sistema alto circa 6,7 metri, quasi tre volte il veicolo usato nel 2025. La configurazione permetterà di rilasciare payload sia in orbita sia sulla superficie, una capacità utile per missioni che devono combinare telecomunicazioni, osservazioni scientifiche e trasporto cargo.
L’obiettivo è tentare il primo allunaggio statunitense sul lato nascosto della Luna. Da quella regione la Terra non è visibile direttamente, perciò le comunicazioni richiedono un collegamento attraverso un veicolo in orbita. Il lato nascosto offre inoltre un ambiente particolarmente silenzioso dal punto di vista radio, adatto a osservazioni delle cosiddette epoche oscure cosmiche, il periodo precedente alla piena accensione delle prime stelle.
La missione trasporterà tre payload NASA e studierà anche la geologia locale. Firefly riutilizzerà parte dei sottosistemi e delle procedure già provati con Blue Ghost Mission 1, compresa la sequenza autonoma di discesa, per ridurre i rischi e abbreviare lo sviluppo.
Trinity e il primo satellite lunare Altus-1 di Intuitive Machines
Intuitive Machines sta assemblando Trinity, il terzo lander Nova-C destinato alla Luna con la missione IM-3. La parte superiore del veicolo è stata allineata e i cablaggi interni sono sottoposti alle verifiche finali prima dell’installazione dei pannelli esterni del lander.
I sensori del lander hanno inoltre completato una prova termo-vuoto di lunga durata nella X-Ray Cryogenic Facility del Marshall Space Flight Center. Il test è servito a verificare che gli strumenti mantengano misure accurate lungo l’intero intervallo di temperature previsto durante la discesa verso la superficie. Restano da completare l’integrazione del motore e le prove di accensione.
La missione trasporterà anche Altus-1, il primo satellite di Intuitive Machines dedicato alla ritrasmissione dei dati in orbita lunare. Altus-1 trasporterà tre payload, mentre Trinity porterà sulla superficie cinque payload NASA, sei commerciali e uno civile.
Il sito di arrivo sarà Reiner Gamma, una regione caratterizzata da un *lunar swirl*, una formazione chiara e sinuosa associata a una forte anomalia magnetica. IM-3 sarà la prima missione a studiarne direttamente la superficie con robot e strumenti dispiegabili, cercando di chiarire il rapporto tra magnetismo locale, regolite e azione del vento solare.
Griffin-1 di Voyager Technologies (Astrobotic)
Griffin-1 è entrato nella campagna di prove presso l’Environmental Test Laboratory del Jet Propulsion Laboratory. Il lander, progettato per il trasporto di carichi di grandi dimensioni, ha completato la caratterizzazione delle proprietà di massa. Conoscere con precisione la massa totale, il baricentro e la distribuzione dei pesi è necessario per aggiornare i modelli di guida, navigazione, controllo e dinamica di volo.
Nelle prossime settimane il veicolo sarà sottoposto ad altri test che riprodurranno le sollecitazioni previste dal lancio fino all’allunaggio. Queste prove permetteranno di verificare che strutture, elettronica e collegamenti interni siano in grado di sopportare vibrazioni, variazioni termiche e condizioni operative simili a quelle della missione.
Dopo questa campagna Griffin-1 tornerà nello stabilimento di Pittsburgh per l’assemblaggio conclusivo e le operazioni di preparazione al lancio, prima della spedizione a Cape Canaveral. Secondo il programma indicato dalla NASA, il lander dovrebbe partire alla fine del 2026 e trasportare il rover FLIP di Astrolab.
Sul rover saranno installati cinque payload NASA dedicati alla mobilità di superficie, alle dimostrazioni tecnologiche e alle operazioni di lunga durata. La missione servirà quindi a verificare non soltanto la capacità di consegnare un grande carico, ma anche l’impiego di una piattaforma mobile sulla quale installare strumenti e sistemi differenti.
Il riutilizzo dell’hardware del modulo HALO del Lunar Gateway
L’ultimo aggiornamento riguarda tre dimostratori che la NASA sta sviluppando con Northrop Grumman. I payload utilizzeranno tecnologie di alimentazione e avionica nate per HALO, il modulo abitativo e logistico del Lunar Gateway.
Dopo il cambio di strategia annunciato a marzo, parte dell’hardware sviluppato per l’infrastruttura orbitale viene quindi reindirizzata verso le operazioni sulla superficie. Si tratta di uno dei primi esempi concreti di riutilizzo delle tecnologie del Gateway all’interno della nuova architettura della Moon Base da parte della NASA.
Le dimostrazioni serviranno innanzitutto a verificare sistemi definiti *survive the night*, progettati per mantenere operativi payload e apparati durante lunghi periodi senza illuminazione solare. Un altro obiettivo sarà provare un’infrastruttura energetica condivisa, attraverso la quale una singola sorgente possa alimentare più strumenti o componenti della futura base. Saranno infine collaudate alcune funzioni avioniche essenziali per il controllo e la gestione dei sistemi.
È un passaggio meno visibile rispetto allo sviluppo di un lander, ma necessario per trasformare singole missioni indipendenti in una rete di elementi capaci di scambiare energia, dati e servizi. La prima fase della Moon Base servirà proprio a verificare queste interazioni prima dell’arrivo di infrastrutture abitabili e degli equipaggi.










