Il 23 maggio, alle 00:30 italiane, Starship è tornata a volare dopo una pausa durata poco più di sette mesi. In questo periodo, SpaceX ha dovuto prepararsi al debutto della Block 3, che ha richiesto non solo la realizzazione di prototipi migliorati, ma anche la costruzione di una nuova rampa di lancio dedicata. La nuova versione di Starship ha dimostrato i notevoli progressi compiuti dall’azienda, sebbene siano emersi alcuni problemi che SpaceX dovrà risolvere.
Soprattutto dopo l’esplosione del New Glenn di Blue Origin, accelerare lo sviluppo per evitare ulteriori ritardi sarà fondamentale non solo per il Programma Artemis, ma anche per i piani commerciali dell’azienda, che assumeranno un’importanza ancora maggiore in vista dell’imminente quotazione in borsa.
In questa nuova puntata della rubrica “I progressi di Starship” ripercorriamo quanto accaduto nell’ultimo mese e scopriamo quali saranno le prossime tappe del programma di SpaceX.
Super Heavy V3 ancora da migliorare
Nel complesso, il dodicesimo volo di Starship è stato un grande successo per SpaceX, considerando l’enorme quantità di novità introdotte rispetto ai lanci precedenti. Per la prima volta abbiamo visto in funzione i Raptor 3, la nuova versione dei motori in grado di generare 250 tonnellate di spinta ciascuno. La nuova infrastruttura di lancio ha operato come previsto per tutta la sequenza di decollo, nonostante nei giorni precedenti alcuni sensori del pad avessero segnalato anomalie che avevano portato SpaceX a interrompere due tentativi di lancio.
Durante il volo abbiamo inoltre osservato come l’ascesa di Starship fosse più rapida rispetto a quella della versione V2, a conferma della maggiore potenza dei Raptor 3. Dopo circa 1 minuto e 42 secondi dal decollo, però, uno dei 33 motori del Booster 19 si è spento prematuramente. I restanti motori sono riusciti a compensare la perdita di spinta, consentendo comunque al veicolo di raggiungere la fase di separazione dalla Ship 39.
La manovra di hot staging è avvenuta con Starship che viaggiava a oltre 5.700 km/h, mentre con la versione precedente la velocità raggiunta in questa fase era di circa 4.700 km/h.
Subito dopo questa manovra sono iniziati i problemi per il Booster 19, che avrebbe dovuto utilizzare tutti i suoi motori per eseguire la manovra di rientro verso il Golfo del Messico. Solo alcuni dei Raptor sono riusciti ad avviarsi correttamente, causando una completa perdita di assetto del Booster. Poiché l’anomalia ha coinvolto un numero elevato di motori, è possibile che la causa sia riconducibile al sistema di alimentazione e distribuzione dei propellenti comune ai Raptor.
Come richiesto dalla FAA, sono in corso indagini per comprendere cosa sia accaduto al Booster 19, con il quale SpaceX non è riuscita a eseguire un ammaraggio controllato. Questo potrebbe avere conseguenze anche sul prossimo lancio, costringendo l’azienda a tentare nuovamente un rientro in mare anziché la cattura al volo del Super Heavy.
Attualmente, infatti, a circa quindici giorni dal lancio, i principali interrogativi e gli interventi più importanti da affrontare riguardano proprio il sistema di rientro del Super Heavy.
Il controllo della Ship 39
Un problema ai motori è emerso anche con la Ship 39 quando, poco più di tre minuti dopo il decollo, si è spento un Raptor ottimizzato per il vuoto (RVac). L’evento ha portato alla decisione di non eseguire la riaccensione di un motore nello spazio, prevista poco meno di 39 minuti dopo il decollo.
Si tratta di una prova molto importante per SpaceX, necessaria prima di proseguire lo sviluppo di Starship. Da questo test dipende infatti la decisione di avviare o meno voli orbitali, ed è per questo che ci si aspetta che anche il volo 13 resti suborbitale.
Con la perdita del motore RVac, la Ship 39 ha mantenuto attivi gli altri cinque motori per circa 70 secondi in più rispetto al previsto, compensando la riduzione di spinta. Il problema al Raptor per il vuoto e la mancata riaccensione nello spazio hanno inoltre portato la Ship 39 a modificare la traiettoria di rientro per completare la missione.
Starship flip and landing burn at the end of its twelfth flight test pic.twitter.com/0iJUox3FJt
— SpaceX (@SpaceX) May 25, 2026
Durante l’ultima fase si è presentato un ulteriore problema ai motori. La manovra di rotazione della Ship 39 da orizzontale a verticale avrebbe dovuto avvenire con tre Raptor, ma uno di essi non si è acceso. Nonostante ciò, la Ship 39 ha completato la manovra e si è posizionata correttamente in verticale per l’ammaraggio, eseguendo poi una rotazione attorno al proprio asse verticale, una manovra mai osservata prima e il cui obiettivo non è ancora del tutto chiaro.
Uno degli obiettivi della missione numero 12 era osservare e studiare lo scudo termico della Starship. A questo scopo SpaceX ha sfruttato due dei 22 Starlink rilasciati nello spazio. Due di questi infatti erano dotati di telecamere per filmare la Starship nello spazio. La rotazione finale è servita proprio a esporre lo scudo termico alle diverse telecamere installate da SpaceX per monitorare il rientro.
Lavori alla rampa di lancio
Un ulteriore elemento sotto esame durante questo lancio era il Pad 2 di Starbase. Rispetto alla precedente rampa di lancio, il nuovo pad presenta componenti completamente nuovi e riprogettati. SpaceX ha cercato di ottimizzare ogni elemento per garantire una maggiore affidabilità e una migliore resistenza durante i lanci di Starship. Questo sarà fondamentale per incrementare, in futuro, la frequenza delle missioni.
Per tale ragione, a seguito del dodicesimo volo di Starship, gli operai di SpaceX hanno iniziato a ispezionare attentamente il Pad 2. Per condurre le analisi in modo più approfondito, sono state installate diverse impalcature attorno alla struttura.
Da un’osservazione esterna, il Pad 2 non sembra aver subito danni causati dall’utilizzo dei 33 Raptor 3 del Super Heavy. Tuttavia, alla fine di maggio, gli operai hanno sostituito due componenti dei bracci di Mechazilla. Si tratta delle landing rails, ovvero due binari, uno per ciascun braccio, che si sollevano per ammortizzare la cattura al volo dei veicoli. Non è chiaro se questa sostituzione sia stata necessaria a causa di danni subiti durante il decollo di Starship oppure se SpaceX abbia introdotto una versione migliorata del componente, rendendone necessaria la sostituzione.
Il Pad 2 è quindi riuscito a resistere alla potenza generata da Starship Block 3, ma alcuni elementi presenti nell’area circostante sono stati comunque coinvolti. Una parte del muretto che delimita la rampa di lancio è stata abbattuta dalla pressione generata dai motori. Le forti vibrazioni hanno inoltre causato la caduta di diverse lettere della scritta “Gateway to Mars”, collocata davanti al sito di lancio. Questi sono stati gli unici danni evidenti riscontrati in seguito a quest’ultimo volo.
Altri “pezzi di Starship” – Brevi novità e aggiornamenti
- Il 27 maggio è giunta al porto di Brownsville una nuova imbarcazione di SpaceX, che l’azienda ha deciso di chiamare You’ll Thank Me Later. Si tratta di una chiatta simile a quelle utilizzate per il recupero dei primi stadi del Falcon 9, ma dotata anche di una copertura. You’ll Thank Me Later sarà impiegata per trasportare i prototipi di Starship e Super Heavy da Starbase alla Florida. Questo avverrà almeno fino all’avvio della produzione locale presso il sito di lancio. Per questo tipo di trasporti, SpaceX utilizzerà anche la chiatta Just Read The Instructions, già impiegata per il recupero dei Falcon 9.
- Il 29 maggio la FAA ha pubblicato l’analisi di impatto ambientale relativa a un progetto di SpaceX di cui si conosce ancora poco. Si chiama Starfall e consiste in una capsula destinata alla produzione di materiali in orbita e al trasporto di carichi verso specifici punti della Terra. All’interno del documento della FAA viene indicato che la capsula, con un diametro di 3,1 metri, potrà essere lanciata sia dal Falcon 9 sia da Starship. Il 4 giugno, SpaceX ha poi pubblicato un nuovo sito web interamente dedicato alla quotazione in borsa. Nel sito SpaceX mostra un primo prototipo di trasportatore orbitale, progettato per mantenere, alimentare e trasferire fino a quattro capsule Starfall tra orbite diverse. Il sistema integra funzioni di supporto energetico e propulsivo e consente la gestione simultanea di più capsule durante le operazioni orbitali. SpaceX progetta il trasportatore per operare con Starship e per il rilascio tramite dispenser, già utilizzato durante il dodicesimo volo del sistema.

- Mentre gli operai continuano le ispezioni del Pad 2, SpaceX è già al lavoro in vista del prossimo volo di Starship. All’inizio di maggio l’azienda ha completato con successo i test di pressurizzazione dei serbatoi della Ship 40, verificandone l’integrità strutturale. Lo stesso collaudo dovrebbe essere eseguito a breve anche sul Booster 20, che si prepara a raggiungere il sito di test di Massey. Nel frattempo, SpaceX ha quasi ultimato la costruzione anche della Ship 41 e del Booster 21.
- Durante la diretta del dodicesimo volo di Starship, SpaceX ha rivelato che Chun Wang, comandante della missione Fram2 del aprile 2025, farà parte del primo equipaggio che effettuerà un flyby di Marte. La missione avrà una durata di due anni ma, prima di allora, Wang prenderà parte anche alla missione che volerà attorno alla Luna insieme a Dennis Tito e a sua moglie Akiko. Le date previste per queste missioni non sono state annunciate, poiché Starship si trova ancora nelle prime fasi del proprio sviluppo.
- Durante la stessa diretta SpaceX presenta un progetto lunare basato su una costellazione Starlink dedicata all’orbita della Luna. La rete comunica con satelliti in orbita terrestre tramite collegamenti laser ad alta capacità e bassa latenza. Il sistema mira a garantire comunicazioni lunari indipendenti dal Deep Space Network della NASA e a ridurre le interruzioni durante le fasi di occultazione. Queste interruzioni si verificano quando le missioni passano dietro la Luna, come accaduto durante Artemis II. Anche ESA e NASA sviluppano sistemi simili per creare infrastrutture di comunicazione lunare più robuste e autonome.
- SpaceX ha ufficializzato l’IPO per l’11 giugno e apre il trading dal 12 giugno. Il ticker dell’azienda sarà SPCX e il prezzo iniziale delle azioni si attesterà a 135 dollari. La società punta a raccogliere oltre 80 miliardi di dollari tramite investitori privati e istituzionali, inclusi fondi ed ETF. Questa operazione finanzierà principalmente lo sviluppo di Starship, l’evoluzione di Starlink e le applicazioni di intelligenza artificiale.









