Un nuovo studio basato sui dati della missione Cassini della NASA suggerisce che Titano, la luna più grande di Saturno, potrebbe non avere un oceano globale d’acqua sotto la sua superficie.
I dati raccolti durante i sorvoli ravvicinati della sonda sono stati analizzati nuovamente con una tecnica più precisa. Questa analisi ha rivelato che l’interno della luna è probabilmente composto da strati di ghiaccio e fanghiglia (una miscela di acqua e ghiaccio), con solo alcune sacche isolate di acqua liquida in profondità.
Lo studio, guidato da ricercatori del Jet Propulsion Laboratory (JPL) e pubblicato sulla rivista Nature, mette in discussione un’ipotesi formulata nel 2008, secondo cui Titano nascondeva un vasto oceano interno.
Un interno ghiacciato, ma ancora attivo
Per anni si è pensato che Titano ospitasse un oceano d’acqua liquida sotto la sua crosta di ghiaccio, come altri satelliti del Sistema Solare, ad esempio Europa o Encelado. Ma questa nuova analisi dei dati di Cassini suggerisce uno scenario diverso: invece di un oceano globale, Titano potrebbe avere un interno composto da più strati di ghiaccio e ghiaccio parzialmente fuso, simile a una fanghiglia.

Quando la luna si avvicina e si allontana da Saturno lungo la sua orbita, subisce delle maree gravitazionali che la fanno leggermente deformare. Gli scienziati hanno studiato queste deformazioni analizzando i cambiamenti nella frequenza delle onde radio inviate dalla sonda. I risultati mostrano che Titano si deforma in modo troppo lento per avere un oceano liquido sotto la superficie, ma abbastanza da indicare la presenza di materiale morbido come ghiaccio vicino al punto di fusione.
Questi strati di ghiaccio, anche se solidi, possono generare calore interno attraverso l’attrito, creando così piccole zone di acqua liquida in profondità. Secondo i ricercatori, queste sacche potrebbero anche raggiungere temperature intorno ai 20 °C. Sono ambienti isolati, ma potenzialmente ricchi di sostanze organiche, trasportate dalla superficie o originate vicino al nucleo roccioso.
Dragonfly andrà a cercare conferme
Nel 2028 la NASA ha in programma di lanciare Dragonfly, una missione che prevede l’invio di un drone sulla superficie di Titano. Questo velivolo, un lander a rotore molto simile a un grande quadricottero con doppi rotori, potrà spostarsi da un luogo all’altro esplorando direttamente il terreno, studiando la chimica della superficie e cercando indizi sulla presenza di acqua liquida nel sottosuolo.

Uno degli strumenti più attesi che porterà a bordo è il sismometro, che potrà registrare eventuali scosse e vibrazioni. Se ci saranno abbastanza eventi sismici durante la missione, sarà possibile ricavare informazioni dirette sulla struttura interna della luna. Questo aiuterà a capire se esistono davvero le sacche di acqua liquida previste dal nuovo modello, e quanto sono grandi o diffuse.
Anche senza un oceano globale, infatti, Titano resta uno dei corpi più interessanti del Sistema Solare per lo studio dell’abitabilità. La sua atmosfera spessa, ricca di metano, e la presenza di ghiaccio e materiali organici in superficie, lo rendono un laboratorio naturale dove studiare i processi chimici che potrebbero portare alla formazione della vita.











