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Nuove molecole organiche individuate nei pennacchi di Encelado, grazie ai dati di Cassini

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Novembre 20, 2025
in Agenzie Spaziali, Esplorazione spaziale, NASA, News, Sistema solare
Immagini dei pennacchi sulla luna Encelado catturate nel 2009 dalla sonda Cassini. Credits: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Immagini dei pennacchi sulla luna Encelado catturate nel 2009 dalla sonda Cassini. Credits: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

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Una nuova analisi dei dati raccolti dalla missione Cassini della NASA ha rilevato tracce di composti organici finora non identificati all’interno di frammenti di ghiaccio espulsi dal sottosuolo della luna Encelado di Saturno.

Le particelle analizzate sono state raccolte dalla sonda durante un sorvolo ravvicinato a soli 21 km dalla superficie di Encelado, quando la sonda ha attraversato uno dei pennacchi di ghiaccio emessi dalla luna. L’impatto ad alta velocità con lo strumento Cosmic Dust Analyzer ha vaporizzato le particelle, permettendo di analizzarne direttamente la composizione chimica.

Tra i composti rilevati vi sono molecole organiche complesse appartenenti alle famiglie degli esteri ciclici e degli eteri, alcune delle quali caratterizzate dalla presenza di doppi legami nella struttura, e molecole con azoto e ossigeno. A differenza di precedenti analisi, queste particelle erano “fresche”: si erano formate ed erano state espulse dall’oceano sotterraneo della luna solo pochi minuti prima della raccolta. Questo dettaglio è importante, poiché assicura che la composizione osservata riflette fedelmente quella dell’ambiente oceanico interno, senza modifiche dovute all’ambiente esterno.

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Il risultato suggerisce che l’oceano salato sotto la crosta ghiacciata di Encelado offre un ambiente in cui può emergere chimica organica relativamente integra e potenzialmente attiva. Le molecole individuate non sono semplicemente un prodotto di alterazioni spaziali, ma sembrano derivare direttamente dal fluido oceanico.

Provenienza e natura dei campioni

La sonda Cassini ha attraversato un pennacchio di Encelado a una velocità relativa di circa 18 km/s, raccogliendo grani di ghiaccio che hanno impattato lo strumento Cosmic Dust Analyzer, vaporizzandosi e ionizzandosi al momento del contatto.

L’analisi spettrometrica di questi ioni ha permesso di identificare composti alchilici, ciclici, esteri ed eteri che in precedenza non erano stati rilevati nei grani più “vecchi”, che si trovano nell’anello E di Saturno, risultanti da materiale espulso da Encelado ma dopo esposizione prolungata all’ambiente spaziale.

Confronto tra lo spettro di massa di un granello di ghiaccio di Encelado e quello di una molecola di riferimento (benzil metil etere), che mostra somiglianze nei segnali chimici. Credits: Khawaja et al. 2025
Confronto tra lo spettro di massa di un granello di ghiaccio di Encelado e quello di una molecola di riferimento (benzil metil etere), che mostra somiglianze nei segnali chimici. Credits: Khawaja et al. 2025

I ricercatori, guidati da Nozair Khawaja della Freie Universität Berlin, osservano che questi grani “freschi” provengono direttamente dall’oceano, riducendo al minimo l’alterazione da radiazioni. Questo fatto consente di stabilire che la diversità organica rilevata non è esclusivamente un prodotto dell’esposizione prolungata, ma riflette una chimica organica già presente nell’oceano.

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Potrebbe interessarti –> E se le molecole organiche osservate nei pennacchi di Encelado fossero semplice conseguenza della radiazione?

Come sottolinea il co‑autore Frank Postberg, le molecole rilevate confermano che i composti complessi osservati nell’anello E sono disponibili già nell’oceano stesso, e non sono esclusivamente manufatti di alterazione spaziale.

Dal punto di vista tecnico, la capacità di analizzare frammenti della dimensione di meno di un millesimo di millimetro rappresenta un’importante evoluzione metodologica: la raccolta a distanza ravvicinata e l’impatto ad alta velocità consentono di ottenere campioni più rappresentativi dell’ambiente interno.

Implicazioni per la ricerca di ambienti abitabili

La presenza di composti organici complessi, comprendenti molecole alifatiche, eteri e esteri ciclici, con doppi legami, arricchisce il panorama dei requisiti chimici considerati necessari per la vita come la conosciamo. Su Encelado infatti sono state già identificate acqua liquida sotto la crosta ghiacciata e la presenza di energia termica sufficiente a mantenere un oceano, elementi fondamentali per l’abitabilità.

La rilevazione di molecole organiche “fresche” è una sorte di tassello aggiuntivo: indica che vi è disponibilità di “materiale di partenza” meno alterato, potenzialmente capace di evolversi in chimica più complessa. Il nuovo studio suggerisce che l’oceano stesso può essere il serbatoio attivo di tale chimica, riducendo la distanza tra condizioni potenzialmente abitabili e ambienti effettivamente favorevoli a reazioni biochimiche.

Anche se non c’è alcuna evidenza diretta di organismi viventi, questa scoperta rafforza l’importanza di Encelado come meta prioritaria per future missioni spaziali mirate a sondare oceani sotterranei in ambienti ghiacciati.

Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, è reperibile qui.

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Tags: astrobiologiaEnceladomolecole organicheNasapennacchiSistema solare

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