L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha rivelato nuovi dettagli sul programma European Resilience from Space (ERS), una delle iniziative più ambiziose finora proposte dall’Agenzia per rafforzare la sicurezza e l’autonomia strategica dell’Europa nello spazio.
Il programma è stato presentato durante la European Resilience from Space Conference a Bruxelles il 28 ottobre 2025, il progetto avrà un valore complessivo di 1.2 miliardi di Euro e sarà uno dei pilastri principali del prossimo Consiglio Ministeriale ESA, in programma il 26 e 27 novembre a Brema.
Secondo il Direttore Generale Josef Aschbacher, l’Europa si trova oggi di fronte a una fase di profondo mutamento geopolitico, caratterizzato da nuove minacce alla sicurezza e da una crescente dipendenza dalle infrastrutture spaziali.
C’è un bisogno critico di sincronizzare le iniziative europee, allineando le competenze spaziali per la difesa e la sicurezza, evitando duplicazioni e unendo le risorse per creare scala… siamo ancora troppo frammentati per garantire una vera resilienza spaziale autonoma.

ERS nasce come risposta diretta a queste sfide, mirando a costruire una rete spaziale integrata di osservazione, navigazione e comunicazione in grado di supportare applicazioni di difesa, gestione delle crisi e resilienza delle infrastrutture strategiche. L’obiettivo è dotare l’Europa di strumenti spaziali indipendenti per garantire continuità operativa anche in caso di interruzioni o minacce provenienti dall’esterno. Il programma sarà suddiviso in tre componenti principali.
1. Osservazione della Terra: 750 milioni di Euro
La parte più consistente del programma, dedicata all’osservazione della Terra, prevede la creazione di una costellazione di satelliti di imaging ottico e radar, con sensori aggiuntivi come il monitoraggio termico a infrarossi o radiofrequenza.
L’obiettivo è ottenere una frequenza di osservazione molto elevata, fino a un’immagine ogni 30 minuti, di un singolo punto del pianeta. Il fine è di monitorare eventi naturali, militari o infrastrutturali in tempo reale.
Il programma inizierà con una fase “virtuale”, basata sulla condivisione delle capacità nazionali già esistenti. Molti Paesi europei, infatti, utilizzano solo una parte della capacità dei propri satelliti. “Se un sistema è usato al 30–40% per esigenze nazionali, il resto potrebbe essere condiviso con altri Paesi” ha spiegato Aschbacher. Tuttavia, questa cooperazione non sarà sufficiente a lungo termine: per raggiungere la piena resilienza servirà una nuova costellazione europea, con i primi satelliti dimostrativi previsti entro il 2028.
2. Navigazione: 250 milioni di Euro
La seconda componente, denominata LEO PNT (Low Earth Orbit Positioning, Navigation and Timing), mira a creare una costellazione in orbita bassa per migliorare e rendere più robusto il sistema Galileo.
Il nuovo segmento LEO servirà come supporto aggiuntivo, capace di resistere meglio a interferenze, attacchi cyber e disturbi di segnale, offrendo una rete di backup critica per applicazioni civili e militari. Questa rete aumenterà la resilienza del posizionamento europeo e ridurrà la dipendenza dalle infrastrutture GPS statunitensi o da altri sistemi non europei.
3. Comunicazioni sicure: 200 milioni di Euro
Il terzo pilastro di ERS si basa sull’evoluzione del programma IRIS², la nuova costellazione europea di connettività sicura. L’ESA prevede 50 milioni di Euro per studi preliminari e 150 milioni per missioni dimostrative, all’interno di un pacchetto più ampio da 600 milioni di Euro per IRIS².
Secondo Laurent Jaffart, direttore ESA per la connettività e le comunicazioni sicure, l’obiettivo è creare una spina dorsale di comunicazione criptata che colleghi le missioni di osservazione e navigazione ERS, garantendo trasmissioni dati sicure tra i satelliti e le stazioni di terra.
Cooperazione europea per l’autonomia nello spazio (?)
ERS rappresenta un passo iniziale ma decisivo verso una nuova architettura spaziale di sicurezza europea, costruita in sinergia tra ESA e Commissione Europea. Come già accaduto per Galileo e Copernicus, ESA si occuperà della fase di sviluppo, mentre la Commissione Europea gestirà le operazioni e i servizi nel lungo termine.
Il Consiglio Ministeriale ESA di novembre arriva proprio mentre Bruxelles definisce il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2035, che includerà un fondo per la competitività nel settore difesa e spazio da 131 miliardi di Euro. Parte di queste risorse potrebbe confluire proprio nel programma ERS, consolidando così la leadership europea nella sicurezza spaziale.
Durante la presentazione, Aschbacher ha ricordato che l’indipendenza tecnologica completa non è ancora possibile: “Avere un satellite completamente ITAR-free è molto desiderabile, ma ancora lontano dalla realtà”.
Nonostante l’iniziativa ERS rappresenti un passo avanti verso un’autonomia spaziale più solida, la frammentazione istituzionale e industriale europea rimane un ostacolo strutturale. L’ESA, la Commissione europea, gli Stati membri e le aziende nazionali hanno spesso priorità divergenti e sistemi non sempre interoperabili. Il successo di ERS dipenderà anche dalla capacità dell’Europa di mettere realmente a sistema le proprie competenze, evitando duplicazioni e ritardi burocratici.










