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LICIACube ha mostrato che gli effetti dell’impatto DART su Dimorphos sono più complessi del previsto

Mariasole Maglione di Mariasole Maglione
Luglio 9, 2025
in Agenzie Spaziali, ASI, Esplorazione spaziale, News, Scienza, Sistema solare
Immagini dei detriti rilasciati dall'impatto di DART su Dimorphos scattate dal cubesat italiano LICIACube. Credits: NASA DART team/LICIACube

Immagini dei detriti rilasciati dall'impatto di DART su Dimorphos scattate dal cubesat italiano LICIACube. Credits: NASA DART team/LICIACube

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Il 4 luglio 2025 è stato pubblicato sul Planetary Science Journal uno studio che analizza in dettaglio le conseguenze dell’impatto della missione DART sul piccolo asteroide Dimorphos, avvenuto nel settembre 2022. I risultati, presentati da un team guidato dall’Università del Maryland, suggeriscono che l’urto abbia generato un numero significativo di massi e detriti di grandi dimensioni, la cui espulsione potrebbe aver avuto un ruolo rilevante nel trasferimento di quantità di moto al sistema binario.

Secondo i ricercatori, infatti, i frammenti espulsi in seguito all’impatto hanno contribuito ad aumentare l’efficienza complessiva della deviazione orbitale. Avrebbero generato un momento complessivo più che triplo rispetto a quello trasferito dalla sonda DART da sola. I dati analizzati provengono dalle osservazioni effettuate dal cubesat LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids Cube) fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e costruito da Argotec, rilasciato poco prima dell’impatto. Mostrano la presenza di numerosi massi di dimensioni variabili, proiettati nello spazio con velocità differenti.

Lo studio sottolinea che questi fenomeni secondari, finora poco considerati nei modelli, potrebbero avere un impatto significativo sulla progettazione di future missioni di difesa planetaria. In particolare, la distribuzione, la massa e la velocità dei frammenti espulsi potrebbero introdurre effetti dinamici aggiuntivi, da valutare con attenzione nei casi in cui la precisione della traiettoria post-impatto è un fattore critico.

Le conseguenze dell’impatto

Le analisi condotte sulle immagini del cubesat italiano LICIACube, rilasciato poco prima dell’impatto della sonda DART, hanno permesso agli astronomi di tracciare con precisione 104 massi espulsi da Dimorphos. I frammenti, con raggi compresi tra 0.2 e 3.6 metri, sono stati osservati in fuga dalla superficie a velocità fino a 52 m/s (circa 187 km/h). Utilizzando queste immagini, il team ha ricostruito in tre dimensioni la posizione e la velocità dei blocchi, rivelando una distribuzione spaziale tutt’altro che casuale.

I massi erano concentrati in due gruppi distinti, con regioni intermedie quasi prive di detriti. Il cluster principale, che comprende circa il 70% degli oggetti rilevati, è stato espulso verso sud, con angoli poco inclinati rispetto alla superficie. Questo suggerisce che l’origine dei frammenti sia riconducibile a specifici massi presenti in loco, verosimilmente colpiti dai pannelli solari della sonda DART poco prima dell’impatto principale.

Sequenza di immagini scattate da LICIACube durante il flyby: prima del massimo avvicinamento la sonda si trovava all’interno del cono di espulsione, dove si osservano filamenti davanti a Didymos; dopo il sorvolo, la vista cambia fino a mostrare il cono completo attorno a Dimorphos. Credits: Farnham et al. 2025
Sequenza di immagini scattate da LICIACube durante il flyby: prima del massimo avvicinamento la sonda si trovava all’interno del cono di espulsione, dove si osservano filamenti davanti a Didymos; dopo il sorvolo, la vista cambia fino a mostrare il cono completo attorno a Dimorphos. Credits: Farnham et al. 2025

Jessica Sunshine, coautrice dello studio, suggerisce che i pannelli abbiano urtato due grandi massi soprannominati Atabaque e Bodhran. Il gruppo meridionale di frammenti sembrerebbe infatti derivare da Atabaque, un blocco con raggio di 3.3 metri.

I ricercatori evidenziano che la natura caotica e filamentosa dell’espulsione osservata è molto diversa da quella della missione Deep Impact della NASA, che colpì un corpo composto da particelle fini e omogenee. Il comportamento dell’espulsione, dunque, dipende fortemente dalla morfologia e composizione della superficie impattata.

Infine, lo studio suggerisce che l’espulsione dei massi abbia generato un momento principalmente perpendicolare alla traiettoria della sonda, con la possibilità di aver inclinato il piano orbitale di Dimorphos fino a un grado. Questi dati saranno fondamentali per la missione Hera dell’ESA, che raggiungerà il sistema nel 2026.

Il ruolo di LICIACube

Il ruolo di LICIACube nella missione DART si è rivelato fondamentale per ottenere una visione ravvicinata e indipendente delle conseguenze dell’impatto, fornendo dati che sarebbero stati impossibili da rilevare dalla Terra. Il piccolo CubeSat italiano ha permesso di documentare in tempo reale la nube di detriti e la dinamica dell’espulsione. Ha così contribuito in modo significativo alla comprensione dell’interazione tra la sonda e la superficie dell’asteroide Dimorphos.

Secondo Tony Farnham, primo autore dello studio, queste osservazioni multiple hanno fornito prospettive complementari essenziali per verificare i modelli teorici. Farnham sottolinea che Hera, la missione dell’ESA in arrivo nel 2026, svolgerà un ruolo simile, offrendo nuove misurazioni dirette per confrontare le previsioni basate sui dati DART.

Jessica Sunshine, coautrice dello studio, evidenzia che ogni dettaglio osservato da LICIACube diventa cruciale quando si tratta di pianificare una futura missione di deviazione. Anche piccole variazioni nella distribuzione dei detriti possono influire significativamente sull’effetto complessivo. “È come in una partita di biliardo cosmico”, ha commentato, “se non consideriamo tutte le variabili, potremmo mancare il bersaglio…”.

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Tags: AsteroideDARTDetritiDifesa planetariaDimorphosLICIACube

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