L’astronauta francese dell’Agenzia Spaziale Europea Sophie Adenot è tornata sulla Terra l’8 ottobre 2026, dopo aver trascorso quasi otto mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La sua prima missione nello spazio, chiamata εpsilon, si è conclusa con l’ammaraggio della capsula Dragon Freedom di SpaceX nell’Oceano Pacifico, al largo della California.
Sophie Adenot era partita il 13 febbraio 2026 con la missione Crew-12 di SpaceX, insieme agli astronauti NASA Jessica Meir e Jack Hathaway e al cosmonauta russo Andrei Fedyaev. In totale ha trascorso 237 giorni nello spazio, stabilendo il nuovo record europeo di permanenza in orbita durante una singola missione, prima detenuto dall’astronauta italiano Luca Parmitano.
Durante la sua permanenza sulla ISS, Adenot ha partecipato a numerosi esperimenti scientifici europei, dedicati soprattutto alla ricerca sulla salute umana, alla biologia, alla fisica e allo sviluppo di nuove tecnologie per l’esplorazione spaziale. Ha anche effettuato tre attività extraveicolari nell’arco di appena due settimane, trascorrendo complessivamente quasi 20 ore all’esterno della Stazione.
Il 10 ottobre è rientrata in Europa, a Colonia, in Germania, dove ha iniziato il programma di riabilitazione per riabituare il proprio corpo alla gravità terrestre, dopo tanti mesi trascorsi in microgravità. Il 13 ottobre, durante una conferenza stampa organizzata dall’ESA, ci ha raccontato la sua esperienza in orbita, le attività svolte durante la missione e le sensazioni provate nei primi giorni dopo il ritorno sulla Terra.
Il ritorno sulla Terra dopo 237 giorni nello spazio
Sophie Adenot ha raccontato la sua esperienza a bordo della ISS, e rispondendo ad alcune domande dei giornalisti, ci ha parlato del ritorno sulla Terra. Il rientro atmosferico a bordo della capsula Dragon è stato particolarmente intenso, ha spiegato: attraverso il finestrino ha osservato i bagliori arancioni del plasma, mentre l’accelerazione raggiungeva i 4.6 G. Dopo otto mesi in microgravità, la pressione sul corpo era tale da rendere difficile persino respirare.
Adenot ha raccontato di essersi concentrata esclusivamente sulla respirazione durante quella fase, prima di affrontare l’ammaraggio e il movimento delle onde, che hanno messo ancora più alla prova il suo sistema vestibolare.

Anche le prime 24 ore sulla Terra sono state complicate, soprattutto per la riduzione del volume sanguigno e le difficoltà di equilibrio. La riabilitazione, però, sta procedendo più rapidamente del previsto. Particolarmente interessanti sono i primi risultati degli esami medici: dopo 237 giorni nello spazio, Adenot non avrebbe perso né massa muscolare né densità ossea, registrando addirittura un aumento in alcune parti del corpo.
L’astronauta ha spiegato di aver seguito un programma molto rigoroso, basato su alimentazione, sonno e allenamenti quotidiani sempre alla stessa ora, spesso con carichi superiori a quelli previsti dai protocolli. I risultati dovranno ancora essere confermati, ma potrebbero fornire indicazioni importanti anche per contrastare l’osteoporosi e la perdita di massa muscolare legata all’invecchiamento.
Dalla ricerca scientifica alle sfide dell’esplorazione spaziale
A una nostra domanda riguardante gli esperimenti che ha eseguito a bordo, Sophie Adenot ha risposto sottolineando soprattutto l’importanza della ricerca medica condotta sulla Stazione Spaziale Internazionale. Durante la missione εpsilon ha partecipato a numerosi esperimenti, dalla ricerca fondamentale alle dimostrazioni tecnologiche, ma sono soprattutto gli studi sulla salute umana ad averla colpita.
Ha citato in particolare gli esperimenti dedicati al cancro e alle malattie croniche, che potrebbero contribuire a comprenderne meglio i meccanismi e sviluppare nuovi trattamenti sulla Terra.

Adenot ha ricordato anche le tre attività extraveicolari effettuate durante la missione, caratterizzate da diverse difficoltà tecniche. In una di queste, mentre cercava di raggiungere un’antenna all’esterno della ISS, ha dovuto cambiare più volte percorso, fino a trovarsi con la Terra davanti a sé, senza alcuna struttura della Stazione nel campo visivo. Un momento particolarmente forte dal punto di vista emotivo, ha affermato, prima di tornare a concentrarsi sul lavoro.
Guardando alle future missioni di esplorazione, Adenot ha espresso qualche perplessità sulla possibilità di raggiungere Marte con le tecnologie attuali. Dopo aver sperimentato personalmente gli effetti del ritorno alla gravità, ha spiegato che un viaggio di diversi mesi seguito da un atterraggio su Marte potrebbe lasciare parte dell’equipaggio temporaneamente incapace di svolgere le operazioni necessarie.
Secondo l’astronauta serviranno quindi importanti innovazioni tecnologiche, come sistemi di propulsione più rapidi o soluzioni per creare gravità artificiale durante il viaggio. Adenot ha infine raccontato di aver lasciato la ISS con emozione e nostalgia, ma anche con il desiderio di tornare un giorno nello spazio.











