Il 12 marzo 2025 la missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha completato con successo un sorvolo ravvicinato di Marte, avvicinandosi alle 13:51 italiane a 5000 km dalla superficie del Pianeta Rosso. Questa manovra di assist gravitazionale è stata fondamentale per incrementare la velocità della sonda e indirizzarla verso il suo obiettivo finale: il sistema di asteroidi binari Didymos-Dimorphos.
Lanciata il 7 ottobre 2024, Hera rappresenta la prima missione europea dedicata alla difesa planetaria. Il suo scopo principale è studiare gli effetti dell’impatto della missione DART (Double Asteroid Redirection Test) della NASA, che nel 2022 ha colpito Dimorphos, il satellite naturale di Didymos, modificandone l’orbita. Hera fornirà dati cruciali per comprendere la struttura e la composizione di questi corpi celesti, contribuendo allo sviluppo di strategie future per la protezione della Terra da potenziali minacce asteroidali.
Durante il flyby, Hera ha avuto l’opportunità unica di osservare da vicino Deimos, la più piccola e lontana delle due lune marziane. La sonda si è avvicinata fino a 1000 km da Deimos, catturando immagini dettagliate della superficie del satellite. Queste osservazioni sono particolarmente significative poiché l’origine di Deimos è ancora oggetto di dibattito: potrebbe trattarsi di un asteroide catturato dalla gravità marziana o del residuo di un antico impatto sul pianeta.
This is a sped up simulation of today’s Hera spacecraft flyby of Mars and its Deimos moon – closest approach to Deimos at 12:07 GMT & Mars at 12:51 GMT. The spacecraft has to rotate around to send its images back to Earth so we’ll see them tomorrow: https://t.co/oJfE0LWGzi pic.twitter.com/PAGdZol0gj
— ESA’s Hera mission (@ESA_Hera) March 12, 2025
Il flyby di Marte: dettagli e obiettivi
Il sorvolo di Marte ha rappresentato una tappa importante nel viaggio di Hera verso il sistema Didymos-Dimorphos. Sfruttando l’assistenza gravitazionale del pianeta, la sonda ha ottenuto l’accelerazione necessaria per proseguire la sua rotta verso gli asteroidi, ottimizzando il consumo di carburante.
Oltre all’aspetto dinamico, il flyby ha offerto l’opportunità di testare e calibrare gli strumenti scientifici di Hera in un ambiente reale. La sonda ha utilizzato tre diverse fotocamere:
- L’Asteroid Framing Camera, composta da due sensori monocromatici utilizzati sia per la navigazione che per l’indagine scientifica.
- L’Hyperscout H, un sensore che osserva in 25 bande spettrali nel visibile e nel vicino infrarosso.
- Il Thermal Infrared Imager, un imager a medio infrarosso fornito dall’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA), utilizzato per mappare la temperatura superficiale.
Questi strumenti hanno raccolto dati preziosi sia su Marte che su Deimos, contribuendo a una migliore comprensione delle caratteristiche geologiche e fisiche di entrambi i corpi celesti.
In particolare, durante il flyby del Pianta Rosso, Hera ha osservato le strutture geologiche Arabia Terra e Terra Sabaea, si è spostata a sud verso gli altopiani caratterizzati, ed è passata sopra al vasto bacino Hellas, tra i più grandi crateri da impatto del Sistema Solare.

Prossimi passi per Hera
Le immagini e i dati raccolti durante il flyby sono attualmente in fase di elaborazione. L’ESA ha annunciato che le prime immagini saranno condivise pubblicamente alle 12:00 italiane di domani, 13 marzo.
Il prossimo obiettivo di Hera è il sistema di asteroidi Didymos-Dimorphos, che raggiungerà per la fine del 2026. Una volta raggiunta la destinazione, la sonda inizierà una dettagliata campagna di osservazione per analizzare:
- La morfologia del cratere: studiando la struttura e le dimensioni del cratere causato dall’impatto di DART.
- La composizione superficiale: utilizzando spettrometri per determinare la composizione chimica e mineralogica degli asteroidi.
- La struttura interna: grazie ai cubesat Juventas e Milani, che saranno rilasciati da Hera per effettuare misurazioni radar e spettroscopiche, si potrà investigare l’interno di Dimorphos.
Questi dati saranno fondamentali per validare e migliorare le strategie di difesa planetaria, fornendo informazioni dettagliate sull’efficacia dell’impatto cinetico come metodo per deviare potenziali minacce asteroidali.
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