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Continuano le operazioni di recupero in mare della Ship 40 del tredicesimo volo di Starship

Andrea D'Urso di Andrea D'Urso
Agosto 8, 2026
in News, Space economy, SpaceX
La Ship 40 in mare.

La Ship 40 in mare.

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Oltre a quella di Christopher Nolan, il settore spaziale sta osservando un’altra “Odissea”: il viaggio verso l’Australia della Ship 40. Dal 25 luglio, infatti, dopo essere sopravvissuta all’ammaraggio durante il tredicesimo volo di test, la Ship 40 ha continuato a galleggiare nell’Oceano Indiano, portando così SpaceX a decidere di tentarne il recupero. L’azienda si è trovata impreparata a una situazione di questo tipo, e ha dovuto improvvisare alcune soluzioni di fortuna per trasportare la Ship 40 verso la terraferma.

Questo emerge dalle ultime foto pubblicate il 7 agosto, nelle quali si può vedere come il team di SpaceX abbia utilizzato dei parabordi tipo Yokohama per cercare di stabilizzare la Starship e favorirne il galleggiamento. Ciò significa che SpaceX non disponeva di strutture apposite per mantenere a galla la Starship e trainarla con facilità.

Lo stesso Elon Musk, commentando le immagini, ha dichiarato che le operazioni di recupero non stanno procedendo bene. Non ha però fornito ulteriori dettagli che specifichino quali siano le problematiche emerse.

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Il 4 agosto, grazie ad alcune immagini satellitari ottenute dalla CNN, era stato possibile confermare che le operazioni di traino della Ship 40 erano iniziate. La Starship viene trainata dalla sezione dei motori e non dal nose cone.

The SpaceX Recovery team is still working to recover Flight 13’s Starship from the Indian Ocean. They’ve been overcoming challenging conditions and increasingly rough seas as they attempt to guide the 52m long spacecraft to port pic.twitter.com/ECT5FyCvr7

— SpaceX (@SpaceX) August 7, 2026

Le operazioni di recupero

Subito dopo il soft splashdown del 25 luglio, la nave di supporto multiuso Go Australius ha raggiunto l’area dell’Oceano Indiano dove galleggiava la Starship. L’imbarcazione ha mantenuto il contatto visivo con la Ship 40 e l’ha seguita durante la sua lenta deriva verso ovest, causata da vento e correnti. Per diversi giorni la nave è rimasta l’unico mezzo presente sul posto.

Il 28 luglio Elon Musk ha annunciato pubblicamente l’invio di altre navi per tentare il recupero della Ship 40. Tre giorni dopo, il 31 luglio, il rimorchiatore d’altura Normand Ranger e la nave di supporto Skimmer Tide hanno lasciato il porto australiano di Dampier. Fino al 2 agosto, vento e correnti hanno continuato a spingere il gruppo verso ovest.

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All’alba locale del 2 agosto, la Normand Ranger e la Skimmer Tide hanno raggiunto la Starship. Da quel momento gli equipaggi hanno iniziato a lavorare insieme per predisporre le operazioni di traino. Durante il giorno le imbarcazioni hanno operato a stretto contatto. Durante la notte hanno aumentato leggermente la distanza e continuato a lasciarsi trasportare dalle correnti.

La sera del 2 agosto sono comparsi i primi segnali concreti di un aggancio. La deriva verso ovest si è interrotta e il gruppo ha iniziato a seguire una serie di manovre controllate. Nello frattempo, la Normand Ranger aveva impostato il transponder AIS sullo stato di “manovrabilità limitata”, un dettaglio che suggeriva l’utilizzo di un cavo corto per stabilizzare la Starship.

Nei giorni successivi la Go Australius e la Skimmer Tide hanno iniziato il viaggio di ritorno verso il porto. Dal 4 agosto la Norman Ranger sta proseguendo da sola il lento traino verso l’Australia, ma presto potrebbe essere raggiunta nuovamente dalla Go Australius che, il 7 agosto, ha lasciato ancora una volta Dampier. La Normand Ranger si trova a circa 1400 km dal porto australiano e, al momento, non è chiaro se e quando riuscirà a trasportare la Ship 40 fino alla terraferma.

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Tags: ammaraggioAustralianaveship 40SpaceX

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